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in collaborazione con Aifi

La (buona) tempesta perfetta tra Pnrr e private equity

Innovare, rinnovare, rivoluzionare: l’opportunità che si apre per il Paese non ammette esitazioni. E i capitali privati scaldano i motori per implementare progetti sostenibili

21 Ottobre 2021

Anna Gervasoni*
La (buona) tempesta perfetta tra Pnrr e private equity

Le opportunità vanno colte nei tempi e nei modi corretti. Oggi sul tavolo abbiamo il Pnrr, che può dare un impulso straordinario al nostro Paese. Una dotazione di capitali da investire bene, entro tempistiche definite, con l‘impegno alla restituzione per quella grossa parte di risorse che non è contributo a fondo perduto. 

Abbiamo infatti sovvenzioni, prestiti per nuovi progetti e prestiti per progetti esistenti, il tutto chiaramente declinato nei sei grandi obiettivi di politica economica e sociale delineati nel nostro Piano nazionale di ripresa e resilienza, per un totale di 222 miliardi di euro, incluso il fondo nazionale complementare che porta 30 miliardi in dotazione. 

Parliamo di una occasione unica e irripetibile per azzerare i divari infrastrutturali del nostro territorio, attraverso i progetti di digitalizzazione e di creazione di infrastrutture di mobilità sostenibile, di transizione ecologica, e anche di istruzione, salute, inclusione sociale. Innovare, rinnovare, rivoluzionare: creare le condizioni di nuovi sviluppi. In questa complessa e affascinante sfida è necessario rispettare i tempi e soprattutto proporre e implementare progetti finanziariamente sostenibili considerata la necessità di restituzione dei capitali. 

I fondi di private capital dedicati alle infrastrutture hanno toccato i due miliardi di equity solo nel primo semestre

Per questo il ruolo dei privati, imprese e fondi di investimento è cruciale. Nel piano si finanziano le infrastrutture hard e soft, ivi inclusa quella della conoscenza. È un passaggio fondamentale per far sì che le imprese possano finalmente contare su un sistema evoluto, che consenta di svolgere la propria attività in condizioni di competitività. Ma per poter ottenere il massimo dal piano di ripresa e resilienza serve che le aziende e gli imprenditori, gli innovatori di sistema e gli Atenei, facciano la loro parte. Per le imprese significa innanzitutto ripensare ai processi interni organizzativi, in vista di una migliore gestione della produzione e della commercializzazione dei loro prodotti e servizi; vuol dire iniziare a lavorare fin da subito a politiche che siano inclusive per i giovani e per le donne, perni dell’economia che, se messi in grado di esprimere il loro potenziale, sicuramente apporteranno valore alla catena produttiva. Questo è investire. Un aiuto può arrivare anche dal private capital. 

Qualche giorno fa, l’Aifi, l’associazione del private equity, venture capital e private debt, ha pubblicato i dati di mercato per la prima parte dell’anno. Salta subito all’occhio come gli investimenti nel comparto dell’Ict siano cresciuti e riguardino il 28% del totale, con 72 operazioni; il settore industriale è stato oggetto di investimento per il 18% con 45 deal e quello medicale vale l’11% con 27 investimenti. Lo ribadisce anche un recente studio della Liuc – Università Cattaneo: l’innovazione, la scoperta di tecnologie, processi e prodotti è il miglior strumento per creare valore e crescere economicamente. La ricerca ha analizzato la capacità di indurre innovazione, misurata attraverso il deposito di nuovi brevetti e marchi. 

L’analisi mostra come le aziende finanziate con private equity e venture capital che brevettano sono oltre il 25% del campione, contro una media nazionale inferiore al 5%. Grande ruolo lo avranno i fondi di private capital dedicati alle infrastrutture. Sempre secondo la recente analisi Aifi rappresentano un fenomeno crescente; a livello di volumi, parliamo di circa due miliardi di equity nel solo primo semestre. E, non ultimo, il sistema della ricerca e della formazione deve correre per adeguarsi e continuare a fornire linfa al sistema.

* Professore Ordinario di Economia e Gestione delle Imprese alla Liuc di Castellanza. è anche direttore generale dell’Aifi (Associazione italiana del private  equity, venture capital e private debt)

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