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«Lo stato lavori insieme al private capital»

Favorire la crescita dimensionale di imprese e fondi intervenendo su leva fiscale e "debito buono": la visione del viceministro dell'Economia Laura Castelli, intervenuta all'evento organizzato da Economy Group

18 Ottobre 2021

Redazione Web
«Lo stato lavori insieme al private capital»

«Quando un cittadino non sa dove mettere i propri risparmi, non comprende qual è il luogo più sicuro, non vede una crescita rispetto agli anni precedenti dei suoi risparmi, a dispetto del fatto che i mercati vadano bene, allora si manifesta un vulnus di cultura economica che certo non è positivo per il nostro Paese»: con queste parole Laura Castelli, viceministro dell’Economia, raccoglie la richiesta di un rinnovato impegno del governo a favore degli strumenti del “private capital” come protagonisti del mercato del risparmio proveniente dal parterre del convegno di Economy Group sul tema, che si è svolto recentemente a Milano, nella sede dell’Università telematica Pegaso.

I momenti in cui si riflette come comunità su quale sia la linea da seguire in politica economica sono sempre più rari

«Momenti in cui si rifletta, come comunità, su quale sia la linea da seguire in politica economica sono sempre più rari – dice Castelli - I ministeri sono spesso abituati a vivere da soli, a pensare da soli e coordinarsi da soli e non con gli altri. Voglio citare il caso della legge francese sulle assicurazioni, che prescrive alle compagie di indirizzare una parte dei propri guadagni agli investimenti nell’economia reale attraverso gli strumenti del private capitale e, spesso, nel mondo dell'economia sociale. Il sistema inizia dunque ad indirizzarsi verso investimenti che sono innovativi, che rispettano i criteri Esg e che rispondono ad un nuovo modello di programmazione. Questo in altri paesi succede perché queste categorie sono aperte anche ad altri settori, penso in particolare al terzo settore, che è più ampio rispetto a quello italiano dove purtroppo c'è un po' la sindrome di Calimero, per cui bisogna mantenerlo più piccolo possibile. Da noi, ad oggi, non è pensabile che un’impresa possa anche fare un’attività di economia sociale e così rientrare con una parte del proprio business nel mondo del terzo settore». 

«Questo lo dico perché voi conoscete benissimo i capitali che si producono in questi settori e i loro moltiplicatori, e sapete - prosegue la viceministro - che per esempio si potrebbe cominciare anche in Italia nel settore delle assicurazioni a innovare, concentrando una parte dei propri introiti su investimenti di questo tipo. Per quanto riguarda le casse previdenziali, ho visto il loro impegno in questo settore e potrei fare senza problemi i nomi di alcune aziende che nel loro percorso hanno trovato casse che le hanno finanziate, soprattutto per la crescita dimensionale perché anche qui, spesso, le casse utilizzano criteri di investimento innovativo, quindi valutano l'impatto ambientale, l’impatto sociale, usano altri criteri. Sui fondi c’è invece ancora un lavoro pesantissimo che va fatto, un lavoro nel quale credo molto. Qualcosa si sta muovendo, ma è ancora difficile mettere capitale privato per reindirizzare verso la redditività alcune aziende con una governance appropriata, l’ho visto in tanti dossier di aziende anche grandi in crisi, che avrebbero potuto riprendersi».

«Quanto alle possibili novità legislative, in questi mesi stiamo ragionando su un decreto concorrenza, e io spero che si possa inserire all'interno di esso una serie di norme di sostegno. Ma occorrono norme efficienti, che preservino la stabilità, e stringano i tempi. Per esempio quelli che in Italia occorrono per le operazioni di acquisizioni e fusioni; oppure norme di governance specifica per le aziende in fase di crescita, con l’apporto di fondi privati. Sono tutte innovazioni da mettere a punto sul piano legislativo. Ho preparato una proposta in tal senso e spero si possa arrivare ad un nuovo articolato al più presto, perché penso che il rimbalzo economico che stiamo vivendo non si può sprecare ed anzi siamo in una situazione in cui l’elastico è ancora abbastanza flessibile per cui potremmo provare ad avere un rimbalzo anche più forte».

Secondo la viceministro anche nel private capital le defiscalizzazioni funzionano se mirate a interventi sistemici

«C’è poi il tema della leva fiscale – prosegue Castelli – Il principio del ‘debito buono’ finalmente è abbastanza acquisito, mai avrei immaginato di impegnare in un anno oltre 230 miliardi di spesa pubblica. Certo, il Covid non l’avremmo mai voluto vedere, però è questo quello che abbiamo fatto. La leva fiscale, secondo me, deve servire in combinazione con una nuova e sana politica economica, io non credo molto alle defiscalizzazioni se non sono mirate a interventi più sistemici che secondo me oggi in questo settore si possono e si devono assolutamente fare: ci stiamo ragionando, stiamo predisponendo alcune misure importanti. Bisogna però ricordarsi – sottolinea Laura Castelli - che questo Paese ha cominciato molto, molto tardi rispetto ad altri a investire nei fondi di venture capital, e l'ha fatto con delle quote molto piccole rispetto ad altri Paesi ed è giunto il momento di farli crescere e di coordinarli, perché altrimenti si rischia che singolarmente i singoli istituti procedano in ordine sparso, magari con principi di politiche economiche diverse. Non voglio accusare nessuno di nulla, ma promuovere un maggior coordinamento. Il nostro Paese ha superato molte crisi grazie anche e soprattutto alle piccole e medie imprese, però è arrivato il momento di dare a tutti gli strumenti giusti per promuovere le necessarie crescite dimensionali anche attraverso strumenti fiscali più incisivi, perché spesso non si cresce perché non conviene farlo, o addirittura si chiude un’attività, o la si delocalizza all’estero. La soluzione del problema cdi ome costruire un
Paese dall’industria più solida passa, secondo me, dal ragionare sulla nuova politica economica che bisogna attuare insieme ai fondi di private e di venture capital perché, ripeto, non c'è secondo me la possibilità di spingere bene avanti il nostro settore produttivo se non si decide che tipo di Paese vogliamo vedere nei prossimi 10 anni».

«L’obiettivo strategico è favorire la crescita di un tessuto economico che crei posti di lavoro e che faccia sviluppo – riprende il viceministro - Questo è il cambio di paradigma che serve, è lo è fortemente anche nel settore del private capital, che sempre più si concentra su quali sono gli effetti reali che questi tipi di investimenti producono. Bisognerà cominciare anche a puntare fortemente sugli Esg come ulteriore modo di ridisegnare una società che è efficientissima in alcune cose, che vede prima degli altri alcune potenzialità, ma che non si coordina quando agisce. Abbiamo piccole realtà eccellenti che potrebbero diventare più grandi e noi stiamo lavorando proprio a questo: cercare di comprendere insieme al mercato dove indirizzare gli investimenti. La leva fiscale non può non esserci, perché sennò le persone non colgono esattamente quale sia la linea di politica economica. E poi ci vuole tanta buona informazione su dove mettere i soldi che si risparmiano: per la nostra generazione e più complicato capirlo e lo Stato deve riuscire ad aiutare il mercato a comunicare le sue novità. I numeri italiani del risparmio privato non sono secondari, c’è voglia di trovare una direzione nuova. La grande sfida è che lo Stato ricominci a lavorare insieme con il mercato, dopo tanti anni di un’ideologia forse un po' più chiusa, come una risorsa sulla quale puntare, perché anche il mercato è cambiato sia nella raccolta, sia nell’utilizzo delle risorse».

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