Quantcast

L’esg mette il dito tra banca e pmi

L’erogato alle imprese tra febbraio 2020 e luglio 2021 è cresciuto di 68 miliardi di euro: le garanzie pubbliche hanno consentito alle banche di coprirsi le spalle. Ora però, avvisa Abi, c’è un altro rischio alle porte...

17 Ottobre 2021

Redazione Web
L’esg mette il dito tra banca e pmi

Un credito addizionale pari a 68 miliardi di euro. È quello erogato dalle banche alle imprese italiane tra febbraio 2020 e luglio 2021, secondo i dati in possesso dell’Abi. «Nonostante il calo senza precedenti dell’attività economica si sia riflesso significativamente sulla redditività delle imprese, la pandemia non ha frenato l’impegno delle banche italiane a favore dell’economia, anche grazie alle misure nazionali relative alle garanzie pubbliche sui crediti e agli interventi della Bce e delle autorità bancarie» sottolinea a Economy il direttore generale dell’Abi, Giovanni Sabatini. «I dati mensili ufficiali relativi ai flussi di nuovo credito, corretti per tenere conto delle operazioni di cartolarizzazione, permettono infatti di calcolare che nel corso della pandemia lo stock di credito alle imprese non ha mai smesso di crescere, con tassi di variazione del credito che in alcuni mesi hanno addirittura superato l’8% su base annuale. Nel complesso, tra febbraio 2020 e luglio 2021, i dati ufficiali indicano che il credito addizionale erogato dalle banche alle imprese risulta pari a 68 miliardi di euro, senza considerare i rinnovi delle linee di credito giunte a scadenza dall’inizio della pandemia». Il picco si è raggiunto alla fine del 2020, ma ancora a gennaio la variazione del totale degli impieghi alle società non finanziarie era pari al 7,2%. Poi il calo progressivo, fino a raggiungere il +3,8% a giugno e il +1,7% a luglio, ultimo dato disaggregato disponibile – ad agosto, imprese e famiglie insieme erano a + 2,3%. Buone notizie vengono dalle sofferenze nette (cioè al netto delle svalutazioni e accantonamenti già effettuati dalle banche con proprie risorse): a luglio 2021 erano a 17,9 miliardi di euro, in forte riduzione rispetto ai 24,6 miliardi di luglio 2020 (-6,8 miliardi pari a -27,4%) e ai 31,9 miliardi di luglio 2019 (-14,1 miliardi pari a -44,1%).

La strada per migliorare il livello del credito bancario alle imprese resta comunque irta di ostacoli. Da tempo la stessa Abi, come nel caso dell’audizione del dg Sabatini alla commissione Finanze della Camera dello scorso mese di aprile, segnala diverse criticità, con riferimento al fatto che nel quadro regolamentare bancario sono state di recente introdotte varie misure nelle quali coesistono, da un lato, elementi che si riflettono in un incentivo a comportamenti virtuosi e alla diffusione di buone pratiche da parte delle imprese, ma anche, dall’altro, norme che introducono elementi di rigidità che rischiano di compromettere la possibilità per le banche di supportare le imprese nel processo di uscita dalla crisi.

È il caso degli orientamenti dell’Autorità bancaria europea (Eba) sulla concessione e sul monitoraggio dei prestiti del maggio 2020, che si applicano gradualmente a decorrere dallo scorso 30 giugno, che hanno secondo l’Eba l’obiettivo di assicurare che le banche adottino modelli rigorosi e prudenti per l’assunzione, la gestione e il monitoraggio del rischio di credito affinché i nuovi finanziamenti siano di elevata qualità. «Tali orientamenti prevedono, tra l’altro, che le banche, in sede di erogazione di nuovi finanziamenti, valutino l’impresa non solo sui dati di bilancio, ma anche su informazioni prospettiche (forward looking), effettuando – ove opportuno - analisi di sensitività della potenziale esposizione, rispetto a possibili shock esterni, in grado di incidere sulla stabilità economico-finanziaria dell’impresa» ha affermato Sabatini. «Si prevede poi la necessità di un monitoraggio nel continuo dei finanziamenti concessi, attraverso l’adozione di sistemi di allerta precoce (early warning) delle situazioni di insorgenza di crisi d’impresa, basati prevalentemente su dati aziendali di pianificazione finanziaria».

La pandemia non ha frenato l’impegno delle banche italiane a favore dell’economia, anche grazie alle forti garanzie pubbliche

Le linee guida Eba si inseriscono in un corpus normativo relativo al settore bancario che, negli ultimi anni, ha assunto sempre maggiore articolazione e pervasività sulla gestione. «Con riferimento sempre agli Orientamenti Eba, uno dei punti che destano maggiore attenzione è rappresentato dalla presenza di espliciti riferimenti al profilo di rischio Esg (sostenibilità ambientale e sociale) dei clienti» ha rimarcato Sabatini. «Infatti, come detto, alle banche, in sede di concessione di nuovi finanziamenti, si richiede di valutare l’impresa anche su informazioni forward looking, effettuando – ove opportuno - analisi di sensitività della potenziale esposizione, rispetto a possibili shock esterni. Tra questi rientrano i fattori Esg, in grado di incidere sulla stabilità economico - finanziaria dell’impresa».

Al di là dell’opportunità di inserire i criteri Esg all’interno del profilo di rischio, le criticità non mancano specie se si pensa al tessuto imprenditoriale italiano fatto di piccole, più che medie, imprese. «Lo sviluppo della finanza sostenibile richiede un ambiente normativo favorevole che abbia standard chiari per orientare le attività economiche delle imprese ed i flussi finanziari» ha scandito il dg di Abi. «Occorre una completa definizione della Tassonomia Europea per le attività sostenibili (Regolamento europeo 852/2020). La nuova normativa richiederà alle banche di rendicontare e di incrementare la quota parte delle proprie esposizioni verso attività e progetti allineati con la Tassonomia Europea. Nello stesso tempo occorre adottare un approccio proporzionale per l’applicazione della Tassonomia Europea per le attività sostenibili alle Pmi. In particolare, occorre predisporre una versione della Tassonomia con soglie meno stringenti in riferimento alle attività economiche svolte dalle Pmi, che in questo modo avranno la possibilità di evolvere più facilmente le loro attività in un’ottica di transizione ecologica e le banche avranno la possibilità, dato il forte ricorso ai finanziamenti bancari da parte delle Pmi, di documentare tali progressi».

Insomma il rischio è che l’introduzione di criteri Esg nella valutazione del rischio possa penalizzare le Pmi italiane, ovvero la spina dorsale del nostro sistema economico. Un rischio che va assolutamente scongiurato.

Per la Cgia le banche hanno azzerato i rischi

Il sistema bancario ha utilizzato una parte dei miliardi di garanzie messi a disposizione dallo Stato attraverso Sace e il Fondo di garanzia per abbattere i propri rischi, sostituendo le garanzie private legate ai prestiti che aveva erogato prima dell’avvento di queste novità legislative. Questo ha fatto sì che più che il credito aggiuntivo, a crescere sia stato quello sostitutivo: è quanto afferma la Cgia di Mestre. «Un modo di agire che sicuramente ha favorito le banche, che così facendo hanno azzerato i rischi di incorrere in crediti deteriorati, e in parte anche le imprese, almeno quelle che prima del mese di marzo del 2020 avevano delle linee di credito aperte con gli istituti» afferma la Cgia in un documento. «In altre parole, i quasi 200 miliardi di garanzie messi a disposizione al sistema produttivo hanno favorito il credito sostitutivo a scapito, però, di quello aggiuntivo, avvantaggiando, in particolar modo, le imprese che avevano ottenuto i prestiti prima dell’avvento della crisi. Intendiamoci, in linea di principio tutto il sistema economico ha tratto beneficio dall’applicazione dei provvedimenti, a cui si deve aggiungere anche la moratoria sui crediti a famiglie e imprese introdotta sempre dal secondo Governo Conte. Tuttavia, la cronica mancanza di liquidità in capo alle Pmi è stata solo in parte aggredita».

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Economy

Caratteri rimanenti: 400