Quantcast

FINANZIARE L'IMPRESA

La pandemia non è più di moda

Il Covid-19 ha colpito molto duro il settore del tessile, da sempre un fiore all’occhiello della produzione italiana. Ecco le imprese più affidabili secondo l’Nsa Economy Ranking

Redazione Web
La pandemia non è più di moda

Secondo gli studi di Confindustria Moda, il comparto ha perso nel corso del 2020 il 23,7% del fatturato. Non solo: l’ente prevede, nell’arco dei prossimi 3 anni,  una perdita di fatturato rispetto ai dati 2019 di circa 9 miliardi di euro e la chiusura di circa 6.500 imprese (il 15%) con la perdita di circa 70mila posti di lavoro (il 17,8%).

Davanti a questo scenario, Confindustria Moda non ha perso tempo e ha avanzato numerose proposte al Governo per preservare e rilanciare la filiera elaborando una strategia di intervento strutturale concepita su tre livelli operativi, e con investimenti complessivi per circa 8 miliardi di euro.  Sono stati pensati importanti interventi di emergenza, da attivarsi immediatamente al fine di salvaguardare le professionalità e ad agevolare i processi di ristrutturazione, consentendo sia di affrontare il delicato tema delle uscite dal lavoro che quello delle entrate di nuove professionalità richieste dal settore nei prossimi anni: inoltre, Confindustria Moda ha pianificato interventi strategici di medio periodo per circolarità, innovazione creativa, digitalizzazione e recupero di competitività settoriale, e interventi strategici di lungo periodo, eminentemente strutturali, negli ambiti della promozione, della formazione e della riqualificazione delle risorse umane.

Confindustria moda prevede nell’arco dei prossimi 3 anni,  una perdita di fatturato rispetto ai dati 2019 di circa 9 miliardi di euro

Sebbene non sia la prima volta che il settore del tessile -importantissimo non solo per il tangibile contributo che offre al Pil del Paese, ma anche per il ruolo fondamentale di “attivatore” di altri comparti produttivi e fornitore di soluzioni avanzate anche in settori come l’abbigliamento medicale e protettivo- attraversa periodi di crisi riuscendo però a riprendersi in tempi relativamente brevi e con eccellenti risultati, stavolta la crisi preoccupa non poco.Il settore, estremamente frammentato, raccoglie imprese molto diverse tra loro con fatturati di entità molto diversa, un mondo eterogeneo che va dai piccoli artigiani ultra specializzati ai grandi gruppi verticalizzati. Nella ricerca di NSsa vediamo come il distretto brianzolo, con la sua grande tradizione di imprese tessili guidi decisamente il settore, con aziende  quali Achille Valera Lissoni srl di Concorezzo con i suoi 13 milioni di fatturato, la Nastritex di Busto Arsizio con più di 8 milioni, seguite dalla Mapel Textile di Galliate Lombardo con poco più di 7. Anche il nord est e il distretto di Modena si difendono bene, con i più di 5 milioni di euro di fatturato della Mekkitess srl di Carpi e le venete Maglificio Antonella srl e Dalla Betta group srl, entrambe a più di 2 milioni di fatturato: numeri che al Centro e al Sud –se si fa eccezione per la casertana Beta srl che raggiunge quasi i  6 milioni- non vengono raggiunti da nessuna azienda, testimoniando una grande “regionalità” del settore.

In grandissima sofferenza il distretto toscano di Prato, che già alla fine del 2020 aveva lanciato l’allarme, con la chiusura di 5 aziende in 15 giorni e un crollo totale dell’export che aveva riguardato soprattutto il settore laniero. Proprio per l’export, gli studi economici promossi dalle associazioni di settore, prevedono una ripresa che non arriverà di certo prima del 2023. 

Il settore del tessile è stato, nel corso del 2020, uno dei più colpiti dalla pandemia da Covid-19 e soprattutto dalle misure di contenimento adottate dal Governo. Lo scenario è evidenziato dall’analisi realizzata dal Centro Studi di Confindustria Moda che ha confermato che la filiera del tessile-abbigliamento ha perso nel corso del 2020 il 23,7% del fatturato rispetto al 2019, cioè a valore -13,3 miliardi di fatturato. Il settore è sempre stato un fiore all’occhiello dell’economia italiana, e per Economy, ha classificato le realtà produttive del comparto il Gruppo Nsa, il primo mediatore creditizio per le imprese italiane per fatturato, vigilato dalla Banca d’Italia tramite l’Organismo agenti e mediatori. Nsa è specializzato nella erogazione di finanziamenti alle imprese, capace di garantire efficacia ed efficienza nei rapporti con il sistema bancario. Il rank attribuito alle aziende da Nsa che vedete nella tabella a fianco è frutto di ricerche
ed elaborazione di dati commissionata  da Economy all’Ufficio Studi del Gruppo
Nsa. Viene calcolato sull’analisi dei bilanci, regolarmente depositati. In particolare, l’analisi classifica le imprese per solidità patrimoniale, performance, affidabilità e redditività: i medesimi parametri utilizzati
per l’elaborazione nsaPmindex, l’indice sul merito creditizio. Il Gruppo Nsa adotta anche in questa ricerca l’algoritmo definito dal Disa, Dipartimento di Studi Aziendali dell’Università di Bologna, per l’elaborazione dell’indice nsaPmindex, indice annuale sullo stato delle Pmi italiane. E la tabella a fianco rappresenta una fotografia dello stato di salute di queste imprese, suddivise per area geografica.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Economy

Caratteri rimanenti: 400