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Al leone l’appetito vien mangiando

Nel piano 2019-2021 il Gruppo Generali aveva previsto acquisizioni per un valore fra i 3 e 4 miliardi di euro. Il ruolino di marcia è stato rispettato e nuove operazioni sono all’orizzonte in Europa, Asia e America Latina

Sergio Luciano
Al leone l’appetito vien mangiando

Il leone è un predatore: non inganni il passo felpato e l’innato mimetismo, quando vuole, colpisce. E la metafora è perfetta per il Leone per antonomasia della finanza internazionale, il gruppo Generali, che aveva messo nel piano 19-21 di effettuare acquisizioni per un valore tra i 3 e i 4 miliardi ed oggi, a qualche mese dal tempo-limite, ne ha effettivamente impegnati 3,3 per comprare varie medie realtà (2,1 miliardi) e varare l’acquisizione del controllo della Cattolica (1,2). Restano nel piano altri 8-900 milioni di “munizioni finanziarie”, a disposizione per le prossime mosse. Che, riservatissime, sono custodite nella cassaforte dell’ufficio di Massimiliano Ottochian, in Generali da poco meno di un anno come responsabile della funzione “Group M&A”, una funzione di holding a riporto diretto del vertice. Bocconiano, 24 anni all’estero tra Londra, Singapore e New York, ha partecipato a operazioni di emissione di capitale sia equity che di debito per un controvalore complessivo di oltre 100 miliardi di euro. E appena arrivato in Generali si è trovato subito sulla linea del fuoco: non solo per l’operazione Cattolica, ma anche in grecia e  in Malesia, per l’acquisizione di asset dal gruppo Axa per 262 milioni di euro.

Massimiliano Ottochian è in Generali da poco meno di un anno come responsabile della funzione “Group M&A”

Un’operazione molto apprezzata dal mercato, si direbbe…

La Malesia è un paese che conosciamo bene da molti anni attraverso alcuni partner. Avevamo una posizione di minoranza, però, e quando è arrivata l’opportunità di trasformare una minoranza in una società piccola in una maggioranza del 70% nella seconda compagnia combinata del Paese, l’abbiamo colta, diventando così il secondo operatore danni del Paese e acquisendo anche il 70% della compagnia Vita. Un’operazione molto articolata, appunto per salire in maggioranza nelle joint venture di Axa Affin e chiedere di salire al 100% di Mpi Generali.  Un’operazione pienamente in linea con gli obiettivi del nostro piano strategico che ci indica di raggiungere la leadership nei Paesi dove siamo presenti.

Ma l’Asia è grande. Dove guardate, dopo la Malesia?

In India e Cina abbiamo un buon posizionamento, con varie partecipazioni e vogliamo crescere ancora cogliendo eventuali opportunità, prioritariamente Tutta l’Asia peraltro è un mercato a forte crescita attesa nell’ambito assicurativo e quindi continuiamo a cercare opportunità per fare operazioni dove si riescano a trovare valutazioni ragionevoli. I mercati asiatici sono meno maturi non solo in termini macro-economici ma anche rispetto alle tipologie di prodotti venduti: l’esperienza di un assicuratore internazionale con 190 anni di storia può apportare benefici esportando expertise tecnico e anticipando i bisogni futuri dei clienti (sulla base di quanto visto nei mercati occidentali). Contemporaneamente, i mercati asiatici sono invece già molto più predisposti all’innovazione tecnologica permettendo a Generali di sperimentare anche soluzioni innovative, che per la natura dei Paesi asiatici avvengono già su larga scala. L’aspetto negativo è che purtroppo in Asia c’è molta competizione sulle poche operazioni disponibili e i prezzi degli asset sono spesso troppo elevati per essere interessanti. Vogliamo crescere, sì, ma senza ridurre l’attenzione per i numeri, applicando sempre il criterio della massima cura per i ritorni finanziari di ciascuna operazione. Riteniamo però che il mercato apprezzi quest’atteggiamento. Abbiamo l’impressione che il mercato apprezzi che finora Generali sia riuscita a non esagerare…

Altri mercati?

L’America Latina è un’area geografica dove abbiamo venduto molte delle partecipazioni marginali che avevamo, e siamo rimasti nei Paesi chiave, in Argentina con una presenza forte e in Brasile con una presenza storica. Rimangono aree, in particolare il Brasile, molto interessanti e le stiamo esplorando alla ricerca di opportunità, ma anche lì è difficile trovare prezzi interessanti. E poi l’impatto della pandemia è stato durissimo.

Detto ciò, il vostro continente è l’Europa!

Certo, le aree geografiche sono dove siamo più presenti sono la Continental Europe e l‘Est Europe. Il 90% del nostro business è qui. Su queste due aree abbiamo l’ambizione di continuare a incrementare il nostro posizionamento. C’è una grande possibilità di crescita dei ricavi, sia pure con un tasso di escalation inferiore a quello potenzialmente conseguibile in Asia e America Latina. Sono opportunità preziose perché ci consentirebbero di avere importanti sinergie realizzando molto valore per il gruppo. Quindi anche se si tratta di mercati più maturi, dove la crescita del settore sarà meno impetuosa, le efficienze che possiamo svilupparvi essendovi già ben presenti da tempo sono rilevanti.

Avete appena fatto un’importante acquisizione in Grecia. Perché?

Sì, su Axa Grecia, alla fine del 2020. Perché ci ha permesso di migliorare la nostra presenza sul mercato locale e sviluppare un buon rapporto di Banca Assurance con Alpha Bank. Ecco, è un tipico esempio delle operazioni in mercati più maturi che ci consente di consolidare il nostro posizionamento e di creare valore dal punto di vista operativo.

Partire da una posizione di forza ci aiuta ma dobbiamo essere molto selettivi, evitando di farci ingolosire dalla volontà di crescere

E resta il fronte italiano, con l’operazione Cattolica.

Che stiamo perfezionando secondo la tempistica dettata dalle autorizzazioni regolamentari, per cui l’offerta sarà effettiva dopo l’estate. Un’operazione strategica.

E lei a settembre compie un anno in Generali. Cosa l’ha spinta a rientrare in Italia dopo un quarto di secolo di carriere all’estero?

Sono italiano, nato a Treviso, e quando durante la pandemia del 2020 mi si è presentata l’opportunità di iniziare a lavorare per un gruppo internazionale ma di matrice e radici italiane, la cosa mi ha molto attirato. Inoltre ho considerato il contesto nel quale mi sono inserito: un gruppo che ha raggiunto una significativa disponibilità finanziaria, grazie all’ottimo lavoro fatto dal management. Dall’altro lato questo non significa automaticamente riuscire a concludere buoni affari. La valutazione degli asset sul mercato, e lo vediamo anche dai prezzi di Borsa, è piuttosto ricca in molte aree, per cui bisogna essere molti rigorosi e disciplinati. Non vogliamo trovarci a fare acquisizioni che non rispettino i parametri annunciati al mercato come ottimali in termini di creazione di valore. Al contrario, su tutte le operazioni che stiamo facendo c’è una forte possibilità di creare valore per gli azionisti. Sicuramente il fatto di essere in una posizione di forza ci aiuta ma dobbiamo essere molto selettivi, evitando il rischio di farci ingolosire per la volontà di crescere. Quindi la missione della funzione di “Group M&A” è proprio quella di assicurare che tutte le nostre acquisizioni generino per il gruppo il ritorno richiesto, e quindi ovviamente identificare le opportunità, magari anche meno appariscenti, dove l’effetto-asta non ci sia o sia minimo. Il mondo è grande.

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