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finanziare la ripresa

I capitali si catturano anche grazie alla rete

Da quando l’equity crowdfunding ha fatto capolino nel nostro Paese, nel 2014, sono stati raccolti 222 milioni di euro, poco meno della metà dei quali nel solo 2020. Un’opportunità in più per chi è a caccia di capitali

Marco Scotti
I capitali si catturano anche grazie alla rete

Tra i motivi per ricordare il 2020 c’è anche il fintech, che lo scorso anni è cresciuto tanto da diventare “robusto” anche nel nostro Paese. Non più l’idea su cui puntare piccole somme, ma uno strumento di investimento alternativo: i nomi? Equity crowdfunding, p2p lending, credito alternativo. Solo nell’ultimo anno, da luglio 2019 a giugno 2020, in Italia le risorse che la finanza complementare ha veicolato verso le Pmi sono state di 2,67 miliardi di euro contro i 2,56 miliardi del periodo precedente, con una crescita ‘anno su anno’ pari al 4%. Di più: i finanziamenti alle imprese da parte della finanza alternativa nei primi nove mesi dell’anno sono ammontati a 1 miliardo, con un incremento di 4,5 volte rispetto al dato dello stesso periodo del 2019. Persino Cassa Depositi e Prestiti ha deciso di promovere i fintech per facilitare l’accesso al credito di Pmi e small-mid cap, investendo 20 milioni di euro nel fondo October Sme IV (promosso da October Factory S.A., la prima piattaforma di finanziamento alle Pmi in Europa continentale) che si aggungono ai quasi 115 milioni di euro messi a disposizione da diversi investitori istituzionali a livello europeo, tra cui la Banca pubblica francese per gli investimenti (Bpifrance), il Fondo Europeo per gli investimenti (Fei) e l’Istituto di Credito Ufficiale spagnolo (Ico). Sulla base del target di raccolta del fondo (250 milioni di euro), si prevede un portafoglio con un numero di operazioni complessivo superiore a 500 con una size compresa tra 30mila e 5 milioni di euro. October, peraltro, è stata la pioniera del del business lending (che a livello globale, coinvolge più di 20mila prestatori privati che insieme agli istituzionali hanno finanziato oltre mille aziende per un valore di 105 milioni di euro, distribuito su 280 aziende): da inizio 2020 a oggi le imprese italiane finanziate dall’azienda sono aumentate del 182% rispetto al 2019.

Quanto al crowdfunding, lo scorso anno ci sono state complessivamente 153 operazioni di equity crowdfunding per un controvalore (prima volta assoluta) superiore ai 100 milioni di euro. Interessante il confronto con il 2019: se il numero di deal è cresciuto in maniera significativa ma non esponenziale, passando da 139 a 153, balza all’occhio l’incremento di quasi il 50% della raccolta, da 65,5 milioni a 100,1. Da quando l’equity crowdfunding ha fatto capolino tra gli strumenti di investimento nel nostro Paese, cioè nel 2014, sono stati raccolti complessivamente 222 milioni, poco meno della metà dei quali nel solo 2020 e quasi il 75% tra 2019 e 2020. Dunque, un trend consolidato e in crescita. Va notato, inoltre, come il quarto trimestre dell’anno scorso sia quello che ha rappresentato il più importante sia dal punto di vista della raccolta che per numero di deal: 55 operazioni finanziate (un terzo del totale) e 44 milioni ricevuti, poco meno della metà del complessivo. 

La digitalizzazione sta abbattendo i confini tra i diversi strumenti di investimento, rendendo più fluida la raccolta di capitale

«Si sta sviluppando – ci racconta Giovanpaolo Arioldi, ceo della piattaforma Opstart che lo scorso anno ha ottenuto quasi 20 milioni di raccolta, di gran lunga l’operatore più grande da questo punto di vista – l’interesse nei confronti di questo strumento soprattutto da parte delle imprese, che capiscono che in questo modo possono finanziare il loro business prima di guardare alla borsa. Per quanto riguarda gli investitori, poi, va detto che è vero che i profili di rischio sono superiori a quelle in sede di Ipo, ma lo è altrettanto che si tratta di soggetti in “rampa di lancio”, che devono ancora esprimere il loro valore. Cosa che invece non succede se si comprano azioni di un’azienda quotanda». 

Airoldi è tra i protagonisti del fintech in Italia. Tra le idee di cui si è fatto promotore ce ne sono almeno due: la prima è la realizzazione di una piattaforma, CrowdArena, che è una sorta di bacheca virtuale dell’equity crowdfunding in cui – almeno, questa era l’intenzione – chiunque poteva pubblicare la propria campagna. Poi la Consob ha scelto di limitarne la disponibilità e l’accessibilità e oggi CrowdArena può ospitare solo le campagne di Opstart. Altra innovazione: Assofintech, di cui Airoldi è vicepresidente, ha permesso di estendere all’equity crowdfunding l’articolo 100 Ter del Tuf sull’intestazione delle quote. Attualmente, infatti, la transazione di titoli di equity crowdfunding è gratis attraverso l’intermediario Directa Sim. Questa procedura non è ancora molto nota, ma il confronto con Monte Titoli è costante per arrivare a una soluzione ancor più condivisa. Opstart, poi, ha deciso di non focalizzarsi solo su un tipo di finanziamento, ma di moltiplicare l’offerta tra cripto-asset, debito, lending tra privati e via dicendo, offre anche la possibilità di un private listing con Euronext. E ci sono buoni motivi per farlo: prima di tutto in termini di costi da sostenere. Lanciarsi sul settore più innovativo di Borsa Italiana può arrivare anche a mezzo milione (non per niente la quota limite per ottenere il tax credit), mentre un’operazione di private listing costa 60-70mila euro all’azienda e, dal punto di vista degli imprenditori, garantisce che non vi sia la solita “forchetta” di valori, ma si parte con delle quotazioni certe e si certifica il valore di quotazione.

Un’altra buona notizia per le Pmi innovative è che qualche paradigma della finanza inizia a scardinarsi: è il caso del debito. L’assioma, fino allo scorso anno, era che questo tipo di società per definizione debba bruciare cassa e che quindi non è prudente concedere loro aperture di credito perché si rischierebbe di non rientrare dell’investimento. «Oggi – ci racconta Fabio Mondini, fondatore di Cross Border Growth Capital – ci troviamo in uno scenario particolarissimo. Ci si è resi conto che c’erano altre asset class su cui puntare, oltre alla borsa, che garantivano rendimenti migliori. Non solo: si è iniziato a concedere debito alle start-up, tanto che ci è capitato in un recente round di finanziamento da 2,6 milioni di dividerlo in 1,6 milioni di equity e un milione di debito. Quest’ultimo, infatti, diversamente dall’equity non si diluisce, rimane costante anche al variare delle dimensioni. E il sistema finanziario lo scorso anno ha prodotto uno sforzo in questa direzione da 80 milioni di euro. Pochi, rispetto ai 4 miliardi della Francia, ma sicuramente significativi come primo passo». 

La creatura di Mondini è un advisor in coporate finance per i round di serie A, B e C, ovvero quelli che partono da un paio di milioni a salire fno a oltre 50. Ora, quello che resta da capire è che futuro attenda il mondo degli investimenti alternativi. Per Mondini «i confini tra i settori si stanno riducendo, e-health, digitalizzazione, fintech e via dicendo abbattono i silos tradizionali. Più in generale, mi aspetto che ci sia una profonda trasformazione di tutti i comparti che per decenni hanno mantenuto un modello di business costante. Perché la penetrazione della digitalizzazione ha scatenato sempre più idee. Per quanto concerne il ruolo italiano va detto che siamo in ritardo mostruoso, ma qualcosa si muove. Cdp ha fatto nel solo 2020 ciò he avrebbe dovuto fare nei cinque anni precedenti, ma l’ha fatto».

Le startup crescono a partire da un... seme

Seed Money è il primo acceleratore privato italiano ad aver completato un round di equity crowdfunding nel 2018. Oltre 180 soci di cui più di 50 investitori seriali con all’attivo oltre 10 investimenti ciascuno e che compongono il nocciolo duro del club deal di Seed. Un portafoglio di 15 startup tra accelerate e partecipate, con un tasso di rivalutazione a 12 mesi pari all’80%. Le startup accelerate hanno raggiunto, nelle rispettive campagne di raccolta in equity crowdfunding, tassi di successo dell’87% con un overfunding medio del + 267%. Il modello operativo di Seed Money si fonda su tre pilastri che nel corso degli anni hanno generato risultati tangibili: un’attività di mentoring portata avanti da un team di business angel soci, provenienti dal mondo dell’impresa e delle professioni, impegnati nel seguire le startup accelerate apportando non solo fondi ma anche competenze e relazioni; una grande attenzione ai numeri e a un corretto controllo della gestione operativa; l’uso del crowdfunding come strumento di approvvigionamento finanziario per le startup in fase early stage.

La cessione del credito

Finanza.tech, società di consulenza finanziaria guidata da Nicola Occhinegro, ha concluso la prima operazione di liquidazione dei crediti d’imposta per un valore di quasi 600mila euro. I clienti, imprese edili che avevano ottenuto le agevolazioni d’imposta grazie a specifici interventi oggetto dei bonus, in pochi click, con un processo agile e totalmente digitale, hanno ceduto i crediti che sono stati liquidati, in pochissimi giorni, direttamente da Finanza.tech. Proprio per semplicità e agilità si distingue l’approccio della società che, nata con l’intento di facilitare l’ingresso al mercato dei capitali a una platea più ampia di imprenditori, che anche in questo ambito dimostra coerenza con la propria missione. Con questo primo successo, l’azienda si afferma come un punto di riferimento per le Pmi italiane per monetizzare Superbonus, Sismabonus ed Ecobonus, ha effettuato operazioni per due milioni di euro a gennaio e punta a superare i 75 milioni entro la fine dell’anno. L’obiettivo è dunque quello di diventare protagonista nello sviluppo e nella circolazione della cosiddetta “moneta fiscale”. Occhinegro e il suo team dimostrano così il proprio impegno nel far ripartire l’economia italiana, supportando lo Stato nella concretizzazione dei suoi sforzi per rilanciare il business edile e valorizzare il patrimonio edilizio nazionale.

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