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«Quotarsi in borsa è semplice sulla corsia rapida dell’Aim»

L’estensione del Bonus Ipo e i Pir alternativi faranno da booster alla piattaforma di Borsa Italiana in cui capitali e imprese, imprenditori e investitori possono incontrarsi e supportarsi l’un l’altro

Nicola Tufo*
«Quotarsi in borsa è semplice sulla corsia rapida dell’Aim»

Mario Draghi, ex Presidente della Bce, già qualche settimana fa aveva sollevato il tema quando, su un noto quotidiano, affermava che a suo avviso ci sarà un aumento dei crediti deteriorati in tutto il sistema bancario. Oggi le aziende hanno crescentemente bisogno di risorse, specialmente in Italia, che presenta un sistema industriale strutturalmente depatrimonializzato (alto rapporto debito/patrimonio), che l’avvento della pandemia ha messo ancor più in luce. Pertanto, in considerazione del fatto che anche le piccole e medie imprese continueranno a dipendere dal sistema bancario, la salute degli istituti di credito è importante in quanto se il loro capitale viene assorbito dai crediti deteriorati, quel sostegno verrà meno. Motivo per cui diviene fondamentale, ora più che mai, il concetto della pianificazione finanziaria; il “debito” continuerà a ricoprire un ruolo cardine nell’economia reale ma il ricorso all’equity sarà sempre più vitale per quelle aziende che hanno necessità di pianificare a medio lungo termine. Sempre più le nostre istituzioni si stanno sforzando di offrire delle alternative alle nostre aziende, soprattutto a quelle di più contenuta dimensione. È il caso di Borsa Italiana ad esempio, che prima con Aim Italia e poi con Aim Italia Pro ha creato una vera e propria piattaforma dove capitali e imprese, imprenditori e investitori possono incontrarsi e supportarsi l’un l’altro. Gli uni possono ottenere una remunerazione per i loro capitali in un mondo di tassi negativi e gli altri possono disporre di capitali per poter affrontare con maggiore serenità il loro percorso di crescita e consolidamento. Nei prossimi 12-24 mesi, infatti, le imprese che continueranno ad avere bisogno di risorse, non potendo più raccogliere debito dovranno quindi necessariamente andare o verso il debito non tradizionale (come obbligazioni e convertibili) o verso l’equity, generando in questo modo ottime opportunità di investimento. Grazie al recente matrimonio di Borsa Italiana Spa con la borsa francese Euronext è nata la prima piazza azionaria europea con oltre 1.800 società quotate e oltre 4.000 miliardi di capitalizzazione. L’integrazione delle due realtà finanziarie apporterà effetti positivi sul mercato azionario italiano dovuti da un lato all’ampliamento del pool di investitori istituzionali internazionali che potranno così più agevolmente investire sulle aziende di eccellenza del nostro Paese e dall’altro creerà un contesto geografico più attrattivo e diversificato, stimolando l’interesse delle aziende italiane ad operazioni di M&A verso potenziali target esteri. Ma ciò che serve e servirà, affinché gli investitori esteri traducano in fatti gli auspici ipotizzati, è una vera e propria strategia per attrarre capitali in Italia, costruendo uno spazio finanziario nuovo attorno a Milano. Oggi l’Italia, purtroppo, è un Paese esportatore netto di risparmio. Un trend che va cambiato con una più corretta e lungimirante politica fiscale. Si ricorda che il risparmio italiano, al netto dei beni immobili, ammonta a circa 4.000 miliardi di euro. Quindi, il Paese ha al suo interno “finanza” privata sufficiente per fungere da volano per lo sviluppo delle imprese nostrane: il problema, semmai, è canalizzarla al meglio. Oggi la maggior parte del risparmio italiano è gestito da operatori esteri che investono i capitali sui mercati azionari che comprendono titoli dei Paesi che conoscono meglio, con il risultato che gli italiani hanno una enorme quantità di risparmio investito in azioni di imprese estere, molte delle quali fanno anche concorrenza a quelle italiane. Il danno è duplice: i gestori esteri vivono delle commissioni di gestione degli italiani e le imprese estere si rafforzano a scapito di quelle italiane. In tale contesto, quindi, bisogna creare le condizioni affinché Borsa Italiana e Milano, attraverso delle opportune scelte economico/politiche, diventino un hub finanziario in cui imprenditori della finanza, (Sgr, Sim, banche) anche esteri, ed investitori operino quotidianamente. In questa direzione va:

1) la proroga del termine finale dell’agevolazione prevista dall’articolo 1 della legge 27 dicembre 2017 che permetterà di beneficiare del “bonus Ipo” per un ulteriore anno, estendendo di fatto il beneficio ad un numero potenziale di almeno 60 nuove quotazioni: si ricorda, infatti, che la la legge di bilancio 2021 ha approvato il credito di imposta sul 50% dei costi di consulenza sostenuti per l’Ipo fino al 31 dicembre 2021, con una misura di complessivi 30 milioni di euro, per un importo massimo di 500mila euro ad azienda. Credito di imposta per i costi di quotazione che ha favorito in maniera significativa nell’ultimo triennio l’accesso al mercato azionario di quelle Pmi che hanno deciso di finanziare, per l’appunto, progetti di crescita sia per linee interne sia esterne, utilizzando l’equity come alternativa al tradizionale canale bancario. Dalla data di introduzione del Credito di Imposta le società quotate su Aimsono sostanzialmente raddoppiate;

2) la necessità che nascano fondi più piccoli e dedicati, capaci di investire sulle Pmi. Una spinta potrebbe arrivare dai Piani individuali di risparmio alternativi. Il Pir alternativo è un “basket” con benefici fiscali simili al Pir di prima generazione (cioè l’esenzione fiscale delle plusvalenze per gli investimenti detenuti per almeno 5 anni) e a sua volta può investire in Eltif, fondi di private equity o fondi di debito privato. Tra le differenze rispetto ai Pir regolare è la possibilità di recuperare attraverso un ulteriore specifico credito d’imposta fino al 20% di un’eventuale minusvalenza.

La necessità di rendere appealing Borsa Italiana, infine, sta nella mole dell’universo investibile che il nostro Paese, per qualità e quantità, propone e proporrebbe agli investitori a totale beneficio dell’economia reale del Paese, traducendo gli investimenti i generatori di valore e moltiplicatori di ricchezza. Cito a tal proposito uno studio di Banca d’Italia, datato 12 gennaio 2021 in cui si dichiara che  “Esaminando le caratteristiche di 88 imprese italiane ammesse al mercato Aim Italia tra il 2013 e il 2019, la nota individua il profilo medio di un’impresa non finanziaria di piccole e medie dimensioni (Pmi) che decide di quotarsi in borsa. Tale profilo viene utilizzato per stimare il numero di Pmi potenzialmente più qualificate alla quotazione nella fase precedente alla diffusione del Covid-19. I risultati mostrano la presenza di quasi 2.800 Pmi non finanziarie con caratteristiche ampiamente idonee alla quotazione prima della diffusione della pandemia”.

* partner audit & capital market di Rsm Società di Revisione e Organizzazione Contabile

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