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La protesta dei banchieri: «L'Eba cambia regole mentre si gioca!»

La nuova classificazione del default imposta dall'Europa arriva nel momento peggiore. E mette in difficoltà non solo le imprese, ma pure le banche... che sono imprese anch'esse. Intervista al Direttore Generale dell'Abi Giovanni Sabatini

Marina Marinetti
La protesta dei banchieri: «L'Eba cambia regole mentre si gioca!»

La crisi non è finita. Forse non è ancora iniziata davvero. E con le nuove regole imposte dall'Eba rischia di diventare drammatica: oggi se un debitore non ripaga per 90 giorni un ammontare pari all’1% del finanziamento totale (prima era il 5% in Italia) per almeno 100 euro (per i privati) o di 500 euro (per le imprese) il credito viene contabilizzato come scaduto. Un tempismo che ha del grottesco. Se poi pensiamo che in Italia lo sconfinamento è la prassi... «L’auspicio è quello di riuscire a contenere gli effetti economici della crisi, tuttavia, le nuove regole citate non vanno in questa direzione», esordisce il Direttore Generale di Abi, l'Associazione bancaria italiana, Giovanni Sabatini. «Abbiamo più volte illustrato alle istituzioni europee che l’abitudine al ritardo di pagamento e la prassi dello sconfinamento sono diffuse nel nostro Paese e non sono sempre indici di un reale deterioramento del merito creditizio del cliente. Per quanto sia comprensibile lo sforzo dell’Eba di armonizzare le norme tra i vari Paesi, è dunque essenziale che il quadro regolamentare tenga conto delle situazioni di fatto e non porti a risultati incoerenti con la realtà che viene rappresentata». 

E non si può neppure più fare la media dei saldi.  

È così. Spesso si cita solo la novità più immediatamente evidente, cioè le nuove soglie, ma in realtà gli elementi che concorrono a rendere più restrittiva la nuova disciplina sono molteplici. Sicuramente l’aver tolto la possibilità di compensare con altri conti correnti o posizioni a credito è una di queste. 

Basandovi sui numeri degli anni scorsi degli Utp (le inadempienze probabili) poi incassati, avete calcolato quante imprese e quanti privati finirebbero in default inutilmente?  

Su questo non abbiamo stime ufficiali. Tuttavia, anche a prescindere dal numero – che potrebbe essere rilevante – va sottolineato che queste famiglie e imprese vedrebbero i loro crediti classificati come deteriorati quale conseguenza automatica di un cambio nell’approccio regolamentare e non per un reale deterioramento del proprio merito di credito, andando comunque incontro a difficoltà nell’accesso al credito e nell’ottenere la liquidità di cui necessitano. E questo va considerato sotto il profilo delle conseguenze per loro, ma anche in termini di riflessi negativi sulla crescita del Paese.  

Quindi come si è mossa e come si sta muovendo l'Abi?  

Abbiamo evidenziato sin dal 2015, nell’ambito di consultazioni pubbliche, le ricadute negative e i rischi connessi alle nuove regole; ovvero dal momento in cui erano in corso, da parte dell’Eba, le attività dirette alla loro definizione. Da allora l’attenzione al tema è sempre stata massima con attività volte a ottenere modifiche delle regole e una sistematica azione di concerto con le Associazioni delle imprese e dei Consumatori ai fini di una adeguata e tempestiva diffusione dell’informazione presso i clienti. Tale collaborazione si è concretizzata, tra le altre cose, nella realizzazione da luglio 2019 di Guide esplicative come quella rivolta alle imprese su ‘Le nuove regole europee in materia di default’, oppure la ‘Guida tecnica alle nuove regole europee in materia di definizione di default per le persone fisiche’ e altri strumenti come l’infografica ‘Prestiti più attenzione a scadenze e rimborsi’. Fino ad arrivare, il 24 dicembre scorso, all’invio alle Istituzioni europee, come intero mondo italiano di rappresentanza delle imprese, di una lettera per segnalare ulteriormente e formalmente l’importanza e l’urgenza di intervenire su queste più stringenti e automatiche normative, quanto meno in direzione di una maggiore elasticità per fare fronte alla crisi in cui ci troviamo.  

Ma come è possibile essere elastici su una direttiva dell'Eba?  

Naturalmente le banche da parte loro sono obbligate a rispettare le regole, e in questo caso i margini che hanno a disposizione per venire incontro ai clienti sono molto stretti. Per questo la nostra richiesta è proprio quella che l’Eba adotti, almeno temporaneamente, un approccio più flessibile, come fatto su altre normative per aiutare le banche a far fronte all’emergenza. In questo senso, va precisato che, mentre parte della disciplina è sancita in norme primarie e quindi la modifica richiede un processo legislativo, ci sono importanti elementi che l’Eba ha il potere di modificare in tempi brevi.  

L'Eba non vuole sentire ragioni e sembra vivere su un altro pianeta.  

La pandemia ci ha insegnato che non esistono decisioni o meccanismi immutabili. Lo dimostrano gli strumenti messi a punto dall’Europa come il Recovery Fund e il Next generation Ue, inimmaginabili solo pochi anni fa. Anche gli altri Paesi misureranno l’impatto dell’applicazione delle nuove regole e riteniamo, così, si possa ampliare il dialogo finalizzato ad intervenire su queste normative che, pensate in un contesto completamente diverso da quello attuale e caratterizzate da un eccesso di automatismi, rischiano di compromettere le prospettive di recupero dell’economia italiana ed europea.  

Il problema non è solo dei cattivi pagatori. La conseguenza indiretta della direttiva potrebbe essere la chiusura degli addebiti automatici e il venir meno delle commissioni di massimo scoperto e degli interessi passivi. Ma anche la possibilità che molti privati per evitare problemi chiudano i conti correnti e tornino a pagare in contanti. Si tornerà alle cambiali? Torneremo in fila per pagare un bollettino?  

Queste ultime mi sembrano ipotesi difficilmente realistiche. Le nuove regole europee in materia di classificazione dei debitori in “default” possono determinare possibili effetti negativi sulla capacità delle banche di erogare credito aumentando le difficoltà delle imprese e dei consumatori, in particolare nell’attuale congiuntura caratterizzata dall’emergenza. Dopo un necessario periodo di assestamento, è prevedibile che il mercato si adeguerà progressivamente. In ogni caso, è utile precisare che le nuove regole europee non prevedono affatto un divieto agli sconfinamenti, che sono sempre possibili se consentiti dalla banca secondo le sue specifiche policy aziendali. Infine, segnalo che il percorso che porta alla classificazione in default del debitore origina da un mancato rimborso di un pagamento dovuto alla banca, indipendentemente dalle modalità con cui questo si realizza, per addebito diretto o con altre modalità.  

L' a.d di Mediobanca, Alberto Nagel, ha definito il calendar provisioning, cioè e nuove norme della Bce sulle coperture dei crediti deteriorati, “una bomba atomica” per i bilanci delle banche nel post-Covid. Che, ricordiamolo, sono anch'esse imprese.  

Va chiarito che il calendar provisioning di fatto si traduce in una svalutazione automatica dei crediti deteriorati con il mero passare del tempo, fino ad un completo azzeramento del valore nell’arco di pochi anni. L’Abi ha messo in guardia sugli effetti indesiderati di questo approccio fin dalla proposta di queste misure, da parte della Commissione europea e della Vigilanza Bce. Un approccio di questo tipo totalmente meccanicistico appare particolarmente dannoso in questo momento. È infatti importante riflettere sugli effetti restrittivi che tale prospettiva può implicare già oggi, sotto forma di irrigidimento delle condizioni per l’accesso al credito dei clienti e di incentivo alla rapida chiusura delle posizioni problematiche - anche attraverso la cessione del credito al di fuori del circuito del mercato bancario regolamentato - invece di incoraggiare la banca ad accompagnare il cliente in un percorso di ristrutturazione, che richiede tempo. In ogni caso, come detto prima, le norme non possono prescindere dalla realtà e quindi quanto meno un adattamento temporaneo è essenziale in quanto non si può non tenere conto dei rallentamenti nell’attività giudiziaria, e più in generale nelle procedure di recupero dei crediti, conseguenti alla crisi pandemica. 

L'economia reale si regge sul finanziamento alle imprese. Come si devono muovere, ora, le imprese per non finire nel girone dei cattivi pagatori?  

Le nuove regole europee sulla definizione di default impongono alle imprese una maggiore disciplina nella gestione del loro rapporto con il settore bancario, evitando di accumulare ritardi nel rimborso dei finanziamenti. Le banche non avranno infatti i margini di discrezionalità finora consentiti nella gestione delle situazioni di insolvenza. Il suggerimento è che le imprese prendano consapevolezza di queste nuove disposizioni e adottino i necessari presidi organizzativi per gestire correttamente i propri flussi finanziari, con il settore bancario e non solo, nell’ambito di una programmazione di medio periodo. In generale, è sempre opportuno mantenere un canale di confronto con la propria banca per individuare per tempo eventuali situazioni di difficoltà e trovare le opportune soluzioni. L’Abi, anche d’intesa con le associazioni d’impresa, lavora per diffondere quanto più possibile la conoscenza delle nuove regole. 

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