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Col pegno rotativo la garanzia invecchia in cantina

I vini da invecchiamento rappresentano un’immobilizzazione di capitale importante. Così, per sostenere il settore vitivinicolo, Intesa Sanpaolo ha pensato a una soluzione dedicata ai produttori. Ecco quale

Marco Scotti
Col pegno rotativo la garanzia invecchia in cantina

Sostenere il settore vitivinicolo in difficoltà causa Covid, offrendo liquidità a tassi ragionevoli e prendendo come garanzia le giacenze di magazzino: è il pegno rotativo, un’iniziativa già esistente che Intesa Sanpaolo ha deciso di estendere anche al mondo del vino. «Il Decreto Cura Italia – ci racconta Andrea Lecce, a capo della Direzione Sales & Marketing Privati e Aziende Retail dell’istituto di credito – ci ha permesso di mettere a punto un progetto semplice ma efficace: dal momento che per i vini Doc e Docg i vini da invecchiamento rappresentano una mobilizzazione di capitale importante, pensare di estendere la finanza agevolata a questi produttori ci è sembrato naturale. Così, invece di chiedere prestiti chirografari, senza pegno e quindi con restrizioni e tassi più elevati, si può usare come garanzia quanto si ha già in cantina». 

Per dare concretezza all’iniziativa  e velocizzare le pratiche, Intesa – cui fa riferimento il 16% dell’intero settore agroalimentare italiano – impiega 50 specialisti dell’agricoltura e dell’alimentare, in organico, che operano sul territorio delle diverse sedi regionali e che fungono da punto di raccordo tra banca e imprenditori. Spesso sono agronomi e sono il frutto dell’accordo avviato nel 2016 con il ministero dell’Ambiente e delle politiche forestali che ha consentito di erogare due miliardi di finanziamenti all’anno al mondo alimentare. L’approccio e l’interesse verso il grande mondo dell’agroalimentare e del vitivinicolo si è mostrato anche nell’istituzione di filiali “verdi”, ovvero di sedi fisiche in cui i gestori seguono in maniera esclusiva aziende del comparto.

Con la soluzione di Intesa Sanpaolo il livello di valorizzazione della cantina può arrivare fino al 70% del magazzino

Tornando al pegno rotativo, Intesa Sanpaolo si avvale della collaborazione di Federdoc, la confederazione nazionale dei consorzi volontari per la tutela delle denominazioni dei vini italiani, e di Valoritalia, società leader nelle attività di controllo sui vini Docg, Doc e Igt e organismo di controllo sul vino biologico e sull’agricoltura biologica. Le aziende produttrici di queste particolari tipologie di vino - Barolo, Barbaresco, Franciacorta, Amarone di Valpolicella, Brunello di Montalcino, Bolgheri, Chianti Classico e Nobile di Montepulciano - potranno accedere a questa iniziativa attraverso la certificazione rilasciata da Valoritalia. Anche i consorzi di tutela delle altre numerose denominazioni presenti sul territorio nazionale ed i relativi organismi di controllo potranno essere interessati dal progetto: Intesa Sanpaolo, infatti, si rivolge a tutte le circa 400 Doc e Docg che vorranno collaborare con la banca.

«Abbiamo iniziato – prosegue Lecce – a dicembre e vedremo i primi frutti già alla fine di febbraio. Ovvio che sia prematuro fare una quantificazione dei risultati, ma vista anche la crisi immaginiamo che saranno molti i soggetti interessati, di tutte le regioni italiane. In media il livello di valorizzazione della cantina può arrivare fino al 70% del magazzino, una cifra decisamente alta rispetto a quanto si potrebbe ottenere con un finanziamento chirografario».

Come fare a valutare il magazzino? Intesa ha adottato un approccio su due livelli. Il primo, il più ovvio, è quello del prezzo di mercato pubblicato nella locale Camera di Commercio. Il secondo è quello di stimare il collocamento di quella bottiglia in commercio avvalendosi della collaborazione del Consorzio di Tutela a cui quel vino fa riferimento».

Invece di chiedere costosi prestiti chirografari si può usare come garanzia quanto si ha già in botte

D’altronde, le annate non sono ovviamente tutte uguali e, oltretutto, il sistema italiano è passato dalla quantità alla qualità nell’arco di poco più di trent’anni. Secondo una comparazione della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, nel 1986 si produssero 77 milioni di ettolitri per un valore di 1,3 miliardi di euro, oggi gli ettolitri prodotti sono quasi 50 milioni, il 35% in meno, ma il valore è salito a 4,3 miliardi di euro, più del triplo. Il 2020 che ci siamo lasciati alle spalle è stato decisamente particolare: era iniziato in modo estremamente positivo, ma già nel mese di marzo c’è stato un crollo del mercato interno che ha toccato il minimo in aprile (-40,3% rispetto ad aprile 2019 per l’aggregato più ampio delle bevande). Le esportazioni di vino invece hanno tenuto fino a marzo, ma da aprile sono scivolate anch’esse in territorio negativo chiudendo il semestre a -3,4%.

Le imprese maggiormente penalizzate, ovviamente, sono quelle legate al canale Ho.re.ca. (Hotellerie-Restaurant-Café), fortemente impattato dalle limitazioni imposte per mantenere il distanziamento sociale e dal blocco degli spostamenti di piacere, turistici e di business. Le conseguenze sono state meno rilevanti per gli operatori che si appoggiano alla grande distribuzione od organizzati per le vendite online. Il canale e-commerce, cresciuto moltissimo nel 2020, ha tuttavia un peso relativamente contenuto e insufficiente a sostituire le vendite perse nei canali di vendita tradizionali.

Avere come attivo di bilancio il vino in invecchiamento ci permette di ottenere liquidità a un costo modesto

Dunque, per cercare di risalire la china dopo un anno particolarmente complicato, c’è chi ha già scelto di aderire all’offerta di Intesa Sanpaolo. È il caso dell’azienda agricola Batzella, che produce Bolgheri Doc e Bolgheri superiore Doc. Fondata nel 1999 da una coppia di economisti in pensione che hanno lavorato a Washington per il Fondo Monetario Internazionale e per la Banca Mondiale, oggi produce 55mila bottiglie. «Essendo nuovi del settore – ci racconta Franco Batzella – avevamo deciso di lanciarci in questa avventura partendo da un’eccellenza e il Bolgheri ci è sembrato la scelta più corretta. Il “problema” è che nessuno fa vino mediocre sotto questa etichetta e quindi necessita di un invecchiamento notevole, almeno il doppio di quanto dettato dal disciplinare che richiede almeno due anni. Nella nostra azienda agricola, per il Bolgheri superiore abbiamo attuato questo procedimento: due anni in legno, due in bottiglia preceduti dagli ovvi tempi di vendemmia e riposo. In pratica, passano quasi cinque anni da quando si raccoglie l’uva a quando si può vendere la bottiglia finita. Il mio bilancino prevede in stock prodotto nell’ordine del milione di euro, un capitale immobilizzato notevole per una piccola azienda».

In media, dunque, in cantine e nel magazzino ci sono circa 5-600 ettolitri di vino sfuso in invecchiamento, in parte in vasche d’acciaio a temperatura controllata, e in parte in barriques e tonneaux di rovere; e circa 70-90.000  bottiglie finite, delle quali circa la metà sono Bolgheri Superiore in corso di affinamento in vetro. Questo inventario  rappresenta circa 3 anni di produzione dell’azienda. Un’azienda agricola seppur piccola necessita di investimenti costanti, di manutenzione, di ampliamento dei terreni e via dicendo. «Al momento – ci spiega il titolare – abbiamo 7,5 ettari di vitato e ne abbiamo comprati due che stiamo già impiantando con il Cabernet Franc. Ci siamo rivolti a Intesa Sanpaolo, quindi, perché volevamo aumentare la superficie coltivata della nostra azienda agricola ma non solo. Con l’esperienza ventennale che abbiamo accumulato ci siamo accorti che non si smette mai di investire. Ad esempio, perché il trattore che ha sei anni sta iniziando a dare qualche problema, o perché l’etichettatrice è di vecchia concezione e rallenta il lavoro. E poi ci sono le botti, le vere protagoniste del nostro lavoro, ma anche una notevole voce di spesa: si possono usare tre o quattro volte perché poi i pori del legno si otturano e non consentono più la cessione di tannini dal legno al vino per impreziosirlo. L’azienda utilizza 120 fra barriques da 225 litri e tonneaux da 500 litri; quindi ogni anno bisogna sostituirne una trentina. Una barrique nuova costa  7-800 euro; un tonneau quasi il doppio. Sono cifre importanti.Per noi avere a disposizione questo attivo di bilancio costituito dal vino in invecchiamento rappresenta un’ottima opportunità perché ci garantisce flessibilità e ci permette di ottenere liquidità a un costo modesto». 

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