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FINANZIARE L'IMPRESA

Matteo Tarroni: dal factoring ai crediti fiscali, il fintech aiuta banche e imprese

Parla Matteo Tarroni, ceo di Workinvoice, il marketplace leader dello sconto fatture ed ora anche, con Crif e Pwc, nei bonus: «E' l’embedded finance, un modo nuovo di rilanciare brand nel credito e nelle corporation»

Sergio Luciano
Dal factoring ai crediti fiscali il fintech aiuta banche e imprese

Matteo Tarroni

Sono stati pionieri in Italia nell’”invoice trading” digitale, cioè lo sconto fatture via web, finanziato da investitori istituzionali che anticipano il pagamento delle fatture dei clienti su un marketplace on-line, considerandolo una buona asset class; ed oggi diventano pionieri anche nella negoziazione, ovviamente anch’essa digitale, dei crediti d’imposta. I maturi ragazzi di Workinvoice – la startup fintech fondata nel 2013 (e operativa dal 2015) da Matteo Tarroni, Fabio Bolognini ed Ettore Decio – non finiscono di innovare. Ed hanno archiviato un 2020 che se ha messo a dura prova il factoring tradizionale, caduto dell’11,8% secondo gli ultimi dati ufficiali di Assifact, non ha depresso il giro d’affari di questa fintech, chiuso alla pari con il 2019. E soprattutto il team di piazza San Camillo – sede milanese dalla società – ha capito, ed è pronto a spiegare, quale direzione sta prendendo il fintech anche nel mondo dei servizi finanziari o, come si diceva una volta, “parabancari”. Pronto a spiegarlo, intanto che l’azienda ha intrapreso con successo anche questa nuova direzione.

Le banche si sono aperte alle fintech per svolgere attività fino a ieri tenute all’interno del proprio ambito operativo

Dunque, dottor Tarroni. Da ceo di Workinvoice, può dirsi soddisfatto del business. Ma avete in serbo nuovi passi. 

Il 2020 è stato un anno di svolta, a causa dello shock tecnologico indotto dalla pandemia. Un anno che mi ricorda il terribile 2008: quando dalla crisi, dal lancio dell’iPhone 1 e dei primi servizi cloud nacque in America il fintech. Quest’anno la pandemia ha messo tutto il mondo on line e la direttiva Psd2, in Europa, ha restituito alle persone e alle aziende la proprietà dei loro dati. Intanto, la digitalizzazione dei servizi amministrativi ha fatto passi rapidissimi, basti pensare alla fatturazione elettronica italiana. E poi c’è stato il boom dell’open banking, quell’apertura della mentalità di molte banche – per scelta o per necessità – all’idea di erogare ai propri clienti servizi prodotti da altri. Ecco, queste innovazioni nei comportamenti sono cose che resteranno anche dopo il Covid-19.

Ok: e voi avete per esempio lanciato il marketplace dove si possono scontare subito i crediti d’imposta, in team con Crif e Price Waterhouse…

E sta partendo molto bene, ma volevo arrivarci per gradi, alla fine di un ragionamento su quello che si chiama embedded finance, che è la vera rivoluzione concettuale.

Scusi: la rivoluzione che si vede a occhio nudo, in materia, è quella dei pagamenti digitali che ormai fanno tutti…

Sì, è il fenomeno più evidente. Ma la novità concettuale è che le banche si sono aperte alle fintech, utilizzandole per svolgere al meglio in modalità innovativa varie attività un tempo gelosamente tenute all’interno del proprio ambito operativo. Alcune fintech sono entrate nelle banche addirittura per aiutarle a erogare i prestiti garantiti dal Fondo centrale o dalla Sace; hanno sollevato le banche da incombenze che in modalità tradizionali sarebbero state schiaccianti. Del resto: le banche hanno estremo bisogno di recuperare margini; e di erogare servizi digitali. Ma anche molte grandi aziende non bancarie hanno bisogno delle fintech: avendo una grandissima base clienti e un forte brand trovano conveniente offrire ai loro clienti servizi finanziari paralleli, che un soggetto terzo produce per loro, e che loro si limitano ad erogare.

Ci faccia un esempio che vi riguarda.

Svolgiamo questo tipo di attività per EnelX, la divisione che quel gruppo ha incaricato di molte innovazioni, che a fine 2019 ha deciso di sfruttare l’enorme base clienti di Enel per vendere non solo elettricità e gas ma anche dell’altro. Ed ha deciso di arricchire la sua offerta digitale con servizi estranei al suo core business come l’invoice trading, che ha affidato a noi, mentre a October ha affidato i prestiti a meglio-lungo termine. Dunque, oggi i clienti e partner di EnelX possono entrare in un hub e fruire di questi servizi: da noi scontare fatture, da October prendere finanziamenti.

Il 2020 è stato un anno di svolta: ha messo tutto il mondo online e la digitalizzazione ha fatto passi rapidissimi

E le banche tradizionali? Vengono da voi per “embeddarvi”, scusi il neologismo?

Direi che difficilmente possono essere autonome nell’ambito in cui siamo specializzati noi… Quindi sì, stanno iniziando a collaborare, hanno visto all’opera il nostro prodotto, il nostro marketplace e lo stanno adottando. In questo momento abbiamo due progetti con due banche diverse che hanno deciso di aggiungere al loro portafoglio di servizi l’invoice trading fornito da noi. 

Sinceramente, lei pensa che il fintech fagociterà le banche?

Assolutamente no: la banca esisterà sempre e non credo a chi dice che il fintech l’eliminerà, così come non credo che le criptovalute elimineranno le valute istituzionali. Perché? Perché dietro il dollaro ci sono i cannoni, dietro il bictoin cosa c’è? Dietro le banche c’è un sistema interconnesso di protezione e regulation, che genera quel trust di cui il mercato ha estremo  bisogno.

Però nel 2020 le banche hanno stretto drammaticamente i rubinetti del credito!

Sì, il mercato del credito è stato forse quello più colpito dalla pandemia, e poi drogato dalla copertura delle garanzie degli Stati. Ecco: in un simile contesto, il successo più grande, per noi, è stato non solo di aver retto sui volumi, ma anche e soprattutto di non aver perso neanche un investitore. Avevamo e abbiamo ancora tra i 15 e i 20 fondi che operano sulla nostra piattaforma. Fonti internazionali che raccolgono risorse anche da investitori istituzionali italiani.

Dunque cresce l’asset class rappresentata dall’invoice trading?

Sicuramente: la nostra piattaforma ed alcuna altre hanno inventato delle nuove asset class. Se oggi un investitore può collocare i suoi soldi direttamente nel credito commerciale, è possibile nella misura in cui esistono piattaforme come la nostra in tutto i principali paesi del mondo. E non a caso, noi lavoriamo con investitori che investono, oltre da noi, anche in altre 30-40 piattaforme in giro per il mondo. E proprio sulla scorta di questo successo abbiamo creato la nuova asset class dei crediti d’imposta con Crif e Pwc. Anche in questo caso, il bene su cui investire esisteva ma la piattaforma no, e dunque non c’era l’asset class. Si chiama “Taxcreditplace”, Tcp. Sta andando molto bene perché è lo strumento giusto per far incontrare controparti che hanno esigenze diverse. Noi facciamo il mercato secondario del superbonus: se un artigiano sì è fatto pagare un lavoro con credito d’imposta e vuole realizzarlo subito, se una banca ha finanziato dei lavori incassando in cambio il credito d’imposta e vuole liquidarlo, ci siamo noi. Tra i clienti stanno affluendo anche molti compratori di crediti d’imposta, di medie e grandi dimensioni, che si comprano i crediti per avere uno sconto fiscale… Tra i primi aderenti al marketplace anche due banche che sono venute per fruire del servizio in sé e per sé.

Tra i clienti di Workinvoice stanno affluendo molti compratori di crediti d’imposta per incassare uno sconto fiscale

Allora prevede un futuro di grandi partnership tra voi, come protagonisti della embedded finance e altri grandi gruppi come Enel, Pwc o la stessa Crif, che è anche vostro azionista col 10%?

Svilupparci nell’embedded finance ci interessa sicuramente. Ha buoni margini, e molto senso, e può svilupparsi in molte direzioni diverse. Del resto, sulle collaborazioni con soggetti terzi abbiamo costruito il nostro modello di business, che passa attraverso la tecnologia per potersi integrare ovunque velocemente. Vado dal partner e provo a dargli ciò che gli serve senza interferire con quel che ha già. Tutti i grandi fatturatori sono partner perfetti, come appunto le utilities. Ma anche le società di software: hanno miriadi di clienti ai quali, da un certo momento in poi, faticano a fare nuove proposte di vendita. E con noi possono dunque diversificare l’offerta di servizi. Anche il mondo dell’ecommerce è molto interessante…

E il nuovo marketplace sui crediti fiscali come sta andando?

Prevediamo di arrivare a transare 1 miliardo di euro, anche perché al Superbonus si stanno aggiungendo tutti gli altri crediti fiscali trasferibili. Mentre sull’invoice trading prevediamo una crescita del 20-30%, da fintech…

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