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FINANZIARE L'IMPRESA

Il finanziamento è garantito ma bisogna saperselo meritare

Per accedere alle misure previste dai decreti è meglio rivolgersi a professionisti in grado di evadere pratiche a prova di rivalsa. Anche con l’aiuto della tecnologia, come spiega Gaetano Stio, presidente di Nsa

Sergio Luciano
Il finanziamento è garantito ma bisogna saperselo meritare

Il buon credito c’è, ma bisogna prenderlo per il suo verso. Innanzitutto rivolgendosi alle banche con cui esista già un buon rapporto di fiducia. E poi, se non si è in grado di sostenere in proprio l’onere burocratico della pratiche di finanziamento, meglio farsi affiancare da chi sa farlo»: parola di Gaetano Stio, presidente e fondatore di Nsa, cioè della più grande (di gran lunga) società di mediazione finanziaria italiana, che da Brescia opera praticamente su tutto il territorio, con 23 banche partner, e si è specializzata – particolarmente in quest’ultimo difficile anno, com’era ovvio – sui finanziamenti assistiti dalla garanzia dello Stato attraverso il Fondo centrale di Garanzia (Fdg) del Mediocredito Centrale. Già: perché la ripartenza dell’economia italiana, già difficile prima di questa seconda ondata Covid che la complica ancora di più, è comunque legata alla disponibilità di finanziamenti per le imprese. Ma nonostante le garanzie pubbliche, farsi finanziare è rimasto una sfida spesso perdente. «Viviamo una situazione eccezionale – aggiunge Stio, all’inizio di questa conversazione con Economy - Dopo il boom di domande al Fondo di Garanzia tra marzo e luglio, c’è stato poi un rallentamento nella gestione delle stesse da parte di tutto il sistema, da agosto in qua. E i recenti decreti hanno complicato le cose cambiando alcune regole. Paradossalmente però questo problema ha stimolato gli investimenti in nuove tecnologie sia nelle banche che nelle imprese, per gestire al meglio documenti e informazioni ed evitare di essere esclusi dal mercato».

Nsa è la più grande società di mediazione creditizia in Italia, che da Brescia opera su tutto il territorio con 23 banche partner

Quindi, Stio, che consiglio dà alle aziende che hanno bisogno di soldi per riprendersi?

Rivolgersi alle banche che già le conoscono, che già le stimano. Noi stessi abbiamo lavorato principalmente sul consolidamento e la rinegoziazione delle imprese che erano già buone clienti delle banche, mentre prima del Covid eravano molto concentrati sullo sviluppo di nuova clientela. Inoltre, per far fronte al maggior carico di lavoro e corrispondere in modo ottimale alle richieste degli enti governativi per i finanziamenti garantiti abbiamo dovuto investire molto in tecnologia, adattare le nostre piattaforme per adeguarle ai decreti e assumere circa 50 nuovi addetti. 

Insomma: più che mediazione creditizia, consulenza creditizia?

Sì, il nostro lavoro comprende una forte componente consulenziale, perché la burocrazia sulla partita del credito è complessa e richiede specializzazione.

Però supportata da molta tecnologia…

Sì, e le spiego perché. Innanzitutto per reggere il boom dei volumi di lavoro. Consideri solo che nei primi nove mesi del 2020 le operazioni di finanziamento garantito da Fdg sono state 1.138.780 mentre nell’intero decennio dal 2000 al 2019 sono state 2.141.202. Chiaro? Il 53% del totale di quelle pratiche è stato fatto in nove mesi, il 47% in dodici anni. Ovvio che fosse necessario un adeguamento dei sistemi e delle norme. 

Il 53% delle pratiche di finanziamento garantito da FDG dell’ultimo decennio sono state evase nei primi nove mesi del 2020

Dunque: consulenza più tecnologia, pratiche tutte accettate!

Mica vero! Con l’aiuto di una realtà come la nostra il tasso di successo delle pratiche aperte da clienti già attivi con banche già conosciute è stato superiore al 50%. Negli altri casi no, la percentuale di accettazione scendeva al 12,5%.

Ma come? E la garanzia statale per tutti?

È un’agevolazione talmente importante che è necessario selezionare, tra i tanti richiedenti, quelli meritevoli di fiducia. Perché lo Stato, attraverso il Fondo di Garanzia del Mediocredito, presta sì, la sua garanzia, ma spera di non vedersela poi escutere dalle banche! Mi spiego ancora meglio. La tecnologia e la relazione con la banca sono più importanti che mai proprio per poter fruire della garanzia. Le regole di erogazione sono cambiate, e se non le si integra nelle piattaforme digitali continuando a fare le pratiche a mano, oltre al maggior tempo si alza di netto il rischio di errore. E su una pratica sbagliata, non si riesce a escutere alcuna garanzia! Se il cliente è insolvente, la banca si rivolge al Fondo di garanzia per escutere la garanzia; ma per poterla incassare, anche sul tipo di finanziamento più diffuso, ovvero quello fino a 30mila euro, occorre che la pratica sia perfetta. Poi, siccome la responsabilità degli errori è del cliente, può anche darsi che il Fdg paghi la garanzia alla banca, ma poi vada a rivalersi legalmente sul cliente, chiedendo anche dal doppio al quadruplo del debito residuo non rimborsato!

Quindi massima attenzione. Ma non c’è un rischio di esplosione delle insolvenze, in un mercato creditizio già sconvolto dagli Npl?

Le rispondo dicendo che le banche stanno rallentando l’attività di erogazione. Il problema del rischio insolvenze è ormai chiaro a tutti. Lo Stato contesterà alle banche le garanzie prestate per pratiche imperfette. E quindi il rischio di una bolla di Npl legati a questi finanziamenti è un rischio reale, ne abbiamo anche noi discusso con il ministero. Dopo la Lehman Brothers, il tasso di insolvenza salì a circa il 10 per cento. I default del 2008 vennero al pettine tra il 2011 e il 2013. Oggi il rischio-default è molto più generalizzato, e secondo i nostri calcoli il rischio default potrebbe essere nell’ordine del 30 per cento, che coincide con una stima di Pwc. Questo significa che tra i 18 e i 24 mesi prossimi il sistema potrebbe essere colpito da default del valore complessivo oscillante tra i 60 e i 100 miliardi. E, guarda caso, 18 o 24 mesi sono proprio il lasso di tempo nel quale vige il preammortamento, e il cliente paga solo basse rate senza quota capitale. Ma poi il preammortamento finisce!

E cosa si può fare, cosa si può chiedere al governo, per migliorare la situazione?

Be’, io dico innanzitutto che comunque lo strumento della garanzia pubblica attraverso il Fondo centrale funziona e va rifinanziato. Funzionava già da dodici anni: è bastato adeguare le normative e aumentare i massimali, salendo dai vecchi 2,5 milioni a 5 in modo da comprendere anche le MidCap. E per le imprese più grandi è stato deciso di utilizzare, bene, la Sace. Ripeto, l’unico problema del Fondo di garanzia è che ci vuole un rifinanziamento! Tra l’altro la Commissione Europea ha dato il suo assenso per andare avanti con le garanzie al 90 e al 100% fino al 30 giugno del 2021 ma prevedo che si arriverà anche alla fine del 2021. Aggiungo che c’è un’altra richiesta corale, che proviene anche da Abi e Confindustria, che è l’allungamento del periodo di ammortamento. I finanziamenti fino al 90% hanno i 72 mesi, ma c’è chi sta chiedendo addirittura i 15 anni. L’organizzazione Oam degli enti mediatori ha poi chiesto al governo di far ricomprendere tra i beneficiari del Fdg anche i mediatori creditizi, gli agenti in attività finanziarie, i broker e agenti assicurativi. 

Invece, oltre al tema dei default, quali pericoli individua per i prossimi mesi?

Ce n’è uno evidentissimo, dal punto di vista delle banche e delle imprese: come faranno le banche a finanziare imprese con bilanci 2020 in deficit. Anche perché, vista questa seconda ondata Covid, è probabile che anche il 2021, pur essendo migliore del 2020, non sarà ancora l’anno della vera ripresa. Anche per questo dicevo che è essenziale estendere la garanzia statale a tutto il 2021.

Tramite Nsa ci si può avvalere delle soluzioni di ben 23 banche e della consulenza di chi ha interesse nel far crescere l’impresa

Le banche sono anche preoccupate che le regole della European banking autorithy sul Calendary Provisioning, ossia l’obbligo di scontare rapidamente in bilancio le perdite da sofferenze, imponga loro ricapitalizzazioni che non hanno i soldi per fare!

Io penso che sia necessario rinviare le tempistiche attualmente stabilite del Calendary Provisioning, altrimenti le banche smetteranno di far credito. Le autorità devono adoperarsi affinché le imprese vengano finanziate e le banche tutelate! Anche perché tutelare le banche significa tutelare i soldi dei cittadini che hanno affidato i propri soldi a quelle banche. Lo abbiamo visto con le crisi bancarie degli anni scorsi: quando viene meno la fiducia nel credito, crolla tutto.

Focalizziamoci adesso per un attimo su Nsa. Come operate, sia rispetto a questi temi che nell’attività tradizionale?

Tramite noi, i nostri clienti possono avvalersi delle soluzioni di ben 23 banche e di un nostro professionista che ha il suo medesimo interesse: far crescere le loro imprese. Il nostro modello di business è basato sulla trasparenza: l’imprenditore ci paga solo se ottiene il finanziamento richiesto. La rapidità nella concessione del credito è decisiva in questa fase, inoltre dobbiamo garantire alle banche nostre clienti la certezza della corretta gestione delle garanzie pubbliche, altrimenti in caso di default perderebbero soldi: per questo abbiamo adeguato i nostri sistemi informatici alle novità introdotte dai recenti decreti. 

E come può fare per interagire con voi chi opera lontano dalle vostre sedi? C’è una soluzione?

Guardi, abbiamo già pensato di rispondere a questa esigenza mettendo al centro il tema della sicurezza. Le piattaforme digitali sono il presente, non il futuro. Abbiamo aperto i nostri sistemi favorendo la comunicazione a distanza, l’innovativa piattaforma Gesfintec, che aggiorniamo in continuo ai nuovi processi e alle variazioni normative.. E’ la porta d’ingresso nella gestione totalmente digitale dei documenti necessari all’elaborazione della pratica di finanziamento. Il tutto senza contatti, senza rischi di contagio e nel massimo rispetto del distanziamento sociale.

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