Finanza, segnali positivitra pubblico e privato

Il piano Next Generation Eu prevede 750 miliardi di euro di stanziamento per lavorare a una “Europa più sostenibile, resiliente e giusta per la prossima generazione”. Come intende muoversi l’Italia per realizzare questo obiettivo?

Può essere una grande opportunità per il nostro Paese per avere risorse da investire nella crescita occupazionale, soprattutto giovanile e femminile. In questi giorni sono uscite le stime sui giovani e il lavoro e a settembre cinque su sei non riusciranno a trovare un posto stabile. Il capitale umano non utilizzato e che stiamo perdendo è enorme, va recuperato con misure che dal concetto del sussidio passino a quello dello stimolo: alle assunzioni, alla formazione, all’inclusione. Il contraltare deve essere una maggiore flessibilità. Le imprese possono assumere se vengono incentivate e se sono meno vincolate nello strutturare i rapporti di lavoro.

Del resto, le recenti prime e forzate esperienze di smart working ci insegnano che la flessibilità del luogo e degli orari di lavoro per alcune funzioni e mansioni può generare valore e può aiutare a rendere meglio compatibili le esigenze di lavoro e di vita. Per far questo dobbiamo abbandonare i vecchi rigidi schemi giuslavoristici. Una vera e propria rivoluzione, che va accompagnata da incentivi mirati a chi assume i nostri migliori giovani. Le imprese dal canto loro, per ripartire e crescere devono essere alleggerite da oneri e burocrazia e devono investire; per essere più sostenibili devono investire.

Dopo le corrette misure varate dal governo per aiutare finanziariamente le imprese con strumenti di debito e garanzie il tema centrale è quello della capitalizzazione. Per questo ci vogliono capitali pubblici, già previsti nel decreto rilancio e capitali privati, come può fornire il mercato del private capital. Servono entrambi e serve un equilibrio che permetta loro di lavorare e farlo bene nell’interesse della nostra economia reale.

Il fatto che il pubblico entri direttamente a finanziare a titolo di capitale di rischio le imprese risponde a una corretta logica di aiutare il sistema in un momento di emergenza, ma è importante che questi strumenti siano temporanei e non duplichino quelli privati, spiazzandoli; utile sarebbe una loro integrazione o addirittura una loro attività sinergica.

Mettere insieme obiettivi di politica industriale con logiche competitive non è facile, ma si possono pensare regole di intervento che indirizzino verso gli stessi obiettivi i consistenti capitali pubblici messi a disposizione, con le energie gestionali e le competenze professionali dei privati. Così come i mercati mobiliari, nella loro articolazione, sono un tassello fondamentale per consentire ad una economia progredita l’attrazione di capitali domestici e internazionali. Per attrarre capitali e utilizzare bene quelli che sono stanziati a livello comunitario ci vogliono progetti: costruire una nuova Europa vuol dire avere il coraggio di cambiare e spendere bene, in ottica di sistema.

Questo, ancora una volta, vale per il settore pubblico come per quello privato. Competenze scientifiche, manageriali, imprenditoriali vanno unite ad una finanza consapevole, che sappia indirizzare verso obiettivi di sostenibilità oltre che di redditività. Al centro del ragionamento abbiamo l’economia reale del nostro paese, con le sue grandi eccellenze e potenzialità. Ma ci vuole un cambio di passo culturale da parte del mondo imprenditoriale.

Un nuovo sviluppo passa attraverso una diversa governance e una visione aziendale in cui l’apertura del capitale può essere una opportunità. Il ricambio generazionale e l’immissione, a tutti i livelli, di giovani può dare sicuramente un grande contributo in questa direzione.

*Professore Ordinario di Economia e Gestione delle Imprese alla Liuc di Castellanza. è anche direttore generale dell’Aifi (Associazione italiana del private  equity, venture capital e private debt)