Italiani ignoranti in materia finanziaria e potenziali vittime di truffatori e ciarlatani. Quello che viene fuori dal rapporto Consob 2021 sulle scelte di investimento delle famiglie italiane non è un quadro rassicurante. Se è vero infatti che lo studio ha certificato un netto aumento dell’interesse verso i temi finanziari (in particolare su argomenti come il trading online e le criptovalute che in termini di masse negoziate, sono passate da 132 a 141 miliardi di euro), il rovescio della medaglia è che solamente il 50% degli italiani è in grado di rispondere a 5 domande di base relative a concetti quali la relazione tra rischio e rendimento, il tasso di interesse composto, l’inflazione, il mutuo e la diversificazione. E la percentuale scende al 40% se si considera coloro che potenzialmente potrebbero aver dato risposte casuali.

Alfabetizzazione finanziaria, mancano le basi più elementari 

«Agli italiani mancano le basi più elementari delle conoscenze finanziarie. E non parlo di concetti sofisticati come il rapporto tra rischio e rendimento o quali prodotti scegliere, ai nostri connazionali mancano proprio le conoscenze più elementari dell’alfabetizzazione finanziaria»: Luca Lixi, co-fondatore di Aegis Scf e ceo di Lixi Invest, commenta così le risultanze del Rapporto Consob. «Purtroppo – aggiunge Lixi – la Rete è piena di personaggi ambigui che spacciano per educazione finanziaria corsi sul forex, sulle criptovalute e sul trading. Ciò genera un’enorme confusione su cosa significhi davvero investire e occuparsi delle proprie finanze personali. Il mio consiglio è quello di avvicinarsi ai vari materiali oggi disponibili con uno sano scetticismo, oltre che informarsi sulle competenze, la credibilità e l’esperienza reale di chi propone questi contenuti».

Fino al 2007 bastava (sapere) poco per guadagnare 

Secondo l’esperto le cose sono cambiate molto rispetto al passato: «Fino al 2007 – spiega Lixi – non c’era bisogno di avere una grande preparazione. O meglio, ci si poteva arrabattare anche senza. Negli anni d’oro della crescita italiana non c’era infatti bisogno di essere investitori sofisticati e non era necessario capire il funzionamento dei mercati azionari. Era sufficiente comprarsi i titoli di Stato (Bot o Bpt, soprattutto) qualche immobile da affittare o da rivendere a un prezzo più alto di quello di acquisto. Senza voler entrare in una discussione sui rendimenti reali (al netto dell’inflazione) di questi investimenti, che risultano essere molto meno entusiasmanti di quanto potessero sembrare, questi rendimenti erano in realtà sufficienti per tanti italiani. Anche perché i redditi erano comunque tendenzialmente in crescita, quindi anche la decisione di investire poco (o di non investire affatto) veniva comunque assorbita dall’aumento delle entrate. Nel 2007 questo meccanismo comincia a incepparsi e da allora tutti i trend hanno iniziato a virare in senso opposto: i redditi sono diventati stagnanti; gli immobili faticano a rivalutarsi o addirittura a essere venduti; i rendimenti di alcuni titoli di Stato sono addirittura negativi».

Oggi scegliere dove investire è più difficile, bisogna prepararsi

In questa situazione, quindi, dove portare a casa qualsiasi rendimento è molto più difficile, il passaggio necessario da fare è quello di interessarsi di più al mondo della finanza. E capire quali altri strumenti, alternativi a quelli visti sopra, si possono usare per portare a casa un rendimento con un rischio accettabile.