Il private capital spinge sulla digitalizzazione e sulla transizione ecologica. Il Pnrr insieme ai capitali privati può accompagnare l’Italia a fare un reale cambio di passo proiettandola verso una crescita costante dell’economia e rendendo ancor di più attrattivo il nostro Paese ai capitali internazionali. Proprio in questo contesto problematico, la finanza alternativa aiuta le imprese a crescere e a dotarsi di una struttura che possa permettere loro di internazionalizzarsi e di essere competitive anche nei momenti di grande discontinuità e criticità. Molto importante anche la modernizzazione del sistema infrastrutturale, soprattutto guardando alla transizione energetica. In questi comparti la collaborazione attraverso schemi di public private partnership è fondamentale. Abbiamo importanti risorse. Il comparto degli investimenti in infrastrutture nel 2021 ha fatto un grande salto, con volumi pari a 7,7 miliardi di euro (una crescita significativa rispetto agli 1,3 miliardi dell’anno precedente), raggiungendo i valori che ha registrato il mercato francese, da anni molto sviluppato in questo comparto. Sono 6 i large e mega deal che abbiamo visto in Italia e quasi 7 miliardi sono stati investiti nei comparti dell’Ict e dell’energia e ambiente. Molto si può fare grazie alla combinazione con i capitali pubblici, anche se è necessario fare un salto di visione progettuale da parte della Pubblica Amministrazione e la presa d’atto che la finanza privata deve avere tempistiche certe e ben definite. Siamo in un momento storico che affianca enormi crisi ad altrettante opportunità: la transizione ecologica e digitale porta per forza a un cambio di paradigma nel modo di pensare e agire di imprenditori e manager che stanno investendo non solo capitali ma anche capitale umano. Uno sforzo allineato e congiunto è fondamentale. Il ruolo delle imprese è centrale, ma hanno bisogno di capitali pazienti e interlocutori attivi. Una risposta importante viene data dai fondi di private equity e venture capital. I numeri presentati al convegno annuale Aifi mostrano come al solo segmento del private equity e venture capital, l’Italia a livello è cresciuta con 4,4 miliardi di euro raccolti dagli operatori domestici, superando la Spagna che si ferma a 2,6 miliardi di euro, ma restando inferiore ai livelli raggiunti da Germania (4,8 miliardi) e soprattutto Francia (24,5 miliardi). Ma a questo si affianca una importante cattura di capitali internazionali che nel complesso, sui vari comparti del private capital, hanno raggiunto oltre 13 miliardi di volumi. Infatti, se gli investitori domestici sono cresciuti: 123, cresce il peso di quelli internazionali, 48 nel 2021, un numero maggiore di quelli presenti sul mercato tedesco (43) o spagnolo (35). Attivi invece a livello di numero di deal sono come sempre gli operatori nostrani, che quest’anno hanno superato le 600 operazioni. Guardando la distribuzione territoriale, anche quest’anno abbiamo la leadership della Lombardia: in Europa è tra le prime aree, dopo Ile de France, Berlino, Londra e Madrid, per investimenti in crescita e valorizzazione aziendale: 3 miliardi di euro investiti nel 2021, 8,8 miliardi se si includono le infrastrutture. Un tessuto industriale di solida tradizione, dotato di un elevato tasso di ricerca e sviluppo, ma anche incubatori, modelli innovativi di fintech e di accelerazione tecnologica presenti in questa Regione, portano tale sistema a essere modello per il resto d’Italia e d’Europa. Tornando alle statistiche, si può notare come private equity e venture capital hanno dato entrambe un contributo molto importante alla transizione ecologica e digitale, investendo in 75 operazioni di venture capital e in 63 operazioni di private equity mirate a questi due settori. Ben più ampio però l’impatto avuto investendo in settori tradizionali che hanno avviato una riconversione di processi e prodotti profonda verso nuovi modelli di impresa che includono tecnologia digital e attenzione all’ambiente. Una trasformazione capillare che farà emergere i campioni di questo secolo.