Festività soppresse giugno

A giugno ci sono due festività soppresse, ovvero ex giorni di festa riconosciuti dal nostro ordinamento prima dell’approvazione della legge n. 54 del 1977. Nello specifico si tratta delle giornate del 16 giugno, Corpus Domini, ovvero un festa mobile che si celebra il giovedì successivo alla solennità della Santissima Trinità, ma che da quando non è più riconosciuta come festività viene celebrata la prima domenica dopo il giovedì precedentemente indicato (quest’anno il 19 giugno). C’è poi la festa di San Pietro e Paolo del 29 giugno che viene considerata come festiva soltanto a Roma, con tutte le tutele del caso, mentre è soppressa nel resto d’Italia. Ma cosa succede alle buste paga dei lavoratori con le feste soppresse? Quali sono i vantaggi che ne derivano?

Festività soppresse a giugno, cosa succede in busta paga

Malgrado si tratti di festività soppresse, i lavoratori potranno avere dei vantaggi in busta paga a giugno, ma non di natura economica. Stando a quanto stabilito dalla legge, infatti, vanno aggiunte le norme introdotte dalla contrattazione collettiva, visto che nella maggior parte dei settori ai dipendenti viene comunque riconosciuto un permesso extra per ogni ex festività che coincide con un giorno lavorativo.

I lavoratori dalle festività soppresse, ove espressamente previsto dal proprio contratto collettivo, ricevono dunque dei vantaggi relativi al monte dei permessi retribuiti per ogni festività soppressa lavorata. Gli stessi potranno essere goduti anche in giornate successive e si potranno monetizzare solo nel caso in cui non dovessero essere goduti entro l’anno lavorativo.

In base a quanto detto finora, i lavoratori dipendenti avranno diritto nella busta paga di giugno a due permessi extra – uno per il 16 giugno ed un per il 29 giugno (solo a Roma è considerato festivo) – che andranno ad aggiungersi a quelli già maturati nelle altre festività soppresse dell’anno.