La Festa della mamma rilancia il settore florovivaistico, che negli ultimi tempi sta attraversando un momento di difficoltà. Secondo i dati diffusi da Coldiretti si tratta di un settore cardine per l’economia con un valore complessivo di 2,57 miliardi, che coinvolge 27mila azienda florovivaistiche attive in Italia su 30mila ettari coltivati che garantiscono il lavoro di 200mila persone a livello nazionale.

Più di un italiano su due (54%) sceglie un omaggio floreale o una pianta, mentre solo una minoranza si orienta su cioccolatini e dolciumi (6%), su gioielli (4%) o capi di abbigliamento (2%), anche se c’è anche un 34% che non acquisterà nulla.

È quanto emerge da un sondaggio on line effettuato sul sito www.coldiretti.it in occasione della ricorrenza dedicata a tutte le mamme, con iniziative nei mercati di Campagna Amica in tutta Italia. «Tra i regali più gettonati – spiega la Coldiretti – prevalgono quest’anno i lilium, le azalee, le begonie e i gerani, oltre alle immancabili rose. Acquistare fiori italiani salva il lavoro e i vivai nazionali costretti a fare i conti con la crisi provocata dall’invasione Russa in Ucraina sull’economia che colpisce anche la coltivazione di piante e fiori Made in Italy a causa dell’aumento record del 67% dei costi di produzione. Il consiglio è, dunque, di acquistare fiori e piante assicurandosi dell’origine nazionale meglio direttamente dal produttore o nei mercati contadini di Campagna Amica, per essere sicuri di mettere nel vaso un prodotto italiano al 100%, che sostiene i territori e rispetta l’ambiente e l’occupazione, peraltro in una fase difficile per il Paese».

La giornata di acquisti per la Festa della mamma arriva in un momento non semplice per il mercato dei fiori italiani. La crisi di settore rischia infatti di favorire le importazioni da paesi stranieri, che nel 2021 hanno già fatto registrare un aumento del 7% in valore per arrivare a sfiorare i 580 milioni di euro, secondo le proiezioni di Coldiretti su  dati Istat.

In molti casi gli italiani patiscono la concorrenza di prodotti che arrivano da paesi dove non ci sono norme che tutelano i lavoratori dallo sfruttamento come nel caso delle rose dal Kenya, ottenute con lavoro sottopagato e senza diritti,  e dei fiori della Colombia, dove a essere penalizzate sono le donne.