Lo yacht dell'oligarca russo Alexey Mordashov, il Lady M, sequestrato a Imperia - Foto Riviera24

Ferragosto senza oligarchi russi. Le sanzioni fanno effetto ma non bastano. Bisogna boicottare i grandi eventi occidentali nei Paesi che non rispettano i diritti umani.

 

Dura la vita da oligarca russo in tempi di guerra tra Russia e Ucraina. Le sanzioni hanno quasi azzerato il tradizionale sfoggio spaccone di yacht e lussi al largo delle nostre coste. Tutti beni simbolo dell’ “odiato” Occidente, ma ai quali i cortigiani del dittatore sanguinario Vladimir Putin (compreso lui) non hanno mai rinunciato.

Detestano i “valori” occidentali, a loro dire fatti solo di agi, libertà sessuali e denaro. Peccato che loro per primi custodiscono soldi sporchi o “lavati” proprio nei conti segreti in Europa e in America, nei paradisi fiscali, guadagni frutto di attività dubbie o illecite. Possiedono ville faraoniche al mare o sulle montagne italiane, che farebbero ribrezzo anche ai Casamonica, proprio come quella del presentatore della televisione russa, Vladimir Solovyev, anchorman al soldo di Putin. Lui, che dal primo canale russo incita a utilizzare persino più ferocia in questa guerra che ha già devastato un Paese e straziato vite umane, il Ferragosto in tempi di “pace” se lo godeva nella dolce vita italiana. Purtroppo, e ci dispiace tanto, mentre mesi fa se la rideva in studio, durante una simulazione degli effetti devastanti che procurerebbe la deflagrazione di una bomba nucleare sganciata su Varsavia, qualcuno gli incendiava la villa di Menaggio, sul lago di Como.

 

Gli effetti delle sanzioni contro la Russia

In fondo, è grazie alla nostra dipendenza dai produttori di energie inquinanti, spesso corrotti e manipolati da questi rari esemplari di “democrazia”, abbiamo alimentato dei mostri. Ma certamente, uno degli effetti più benefici delle sanzioni occidentali imposte a Mosca, è l’aver visto le nostre baie paesaggisticamente più suggestive finalmente ripulite e bonificate da yacht e barconi di tali papponi senza scrupoli.

 

Ferragosto senza yacht in Sardegna

La conferma di questa “bonifica” arriva direttamente da Federalberghi Sardegna. Un ferragosto insolito per Porto Cervo. “I russi sono spariti”, osserva l’associazione di categoria, che ricorda: “Nel 2019 valevano il 2,5% degli arrivi, con la pandemia si è andati al di sotto all’1%, tutto assorbito dai superricchi, mentre nel 2022 il flusso si è praticamente azzerato. Fanno eccezione i cittadini con doppio passaporto, ma loro non passano dal sistema alberghiero: si tratta di oligarchi proprietari di ville di lusso, soprattutto in Costa Smeralda”.

Non si è visto neppure il potentissimo Alisher Usmanov, con il suo barcone Dilbar da 500 milioni di euro, soprannominato il Cremlino acquatico, anche lui al servizio di Putin, uno degli uomini più influenti della Russia con un passato guarda caso in Gazprom, la società controllata dal regime che apre e chiude i rubinetti come fa con il grano rischiando di affamare intere e povere popolazioni. Usmanov ha potere anche sull’editoria totalmente in mano alla propaganda e non libera, ma anche sulla telefonia mobile e sulla rete internet.

Il Giornale d’Italia ricorda che l’esclusivo resort di lusso Forte Village in Sardegna, di proprietà dei fratelli ceceni Musa e Mavlit Bazhaev, una volta era un tempio del potere degli oligarchi. “Ma la Sardegna non vive di sola Russia”, prova a guardare avanti l’amministratore delegato del Forte, Lorenzo Giannuzzi.

 

Le sanzioni stanno facendo effetto

Al momento, l’Ue ha congelato oltre 30 miliardi di beni di proprietà di oligarchi. L’export russo è stato colpito per il 7% su 427 miliardi di dollari, e l’import per il 12% su 247. Gli effetti cominciano a sentirsi sull’economia, checché ne dicano Sergej Lavrov con la sua portavoce (sanzionata pure lei) Maria Zakharova, più volte apparsa ubriaca di vodka in surreali conferenze stampa, quasi a voler addormentare la coscienza con l’alcol. Lei, che per una bizzarra coincidenza, si è sposata con il potente Andrei Mikhailovich Makarov nel cuore dell’Occidente, pensate a New York, è periodicamente protagonista di scatti e video hot sui social al limite della pornografia (ma come, non eravamo noi occidentali a pensare sempre ai soldi e al sesso?).

 

Le sanzioni non bastano

Tuttavia le sanzioni non bastano per la battaglia in favore della democrazia e del libero mercato, che significa anche libertà delle idee e dei diritti. A tal proposito vorrei aprire una riflessione rispetto alle organizzazioni internazionali e ai grandi eventi.

Oltre a esportare, in modo fallimentare, la democrazia, abbiamo esportato appuntamenti mondiali in Paesi che non rispettano i diritti umani.

Prendiamo ad esempio i Mondiali di calcio Qatar 2022. I gay saranno ammessi “con riserva”. Negli impianti sportivi non potranno sventolare bandiere arcobaleno. Le donne iraniane non saranno ammesse allo stadio.

Ci sono altri episodi pregressi nella storia. Per le sfarzose Olimpiadi di Pechino 2008 decine di operai sono morti a causa dei turni massacranti e debilitanti per realizzare le opere sportive. Per di più sottopagati e senza che il Cio (Comitato olimpico internazionale) vigilasse sul rispetto dei diritti dei lavoratori, in quel Paese sconosciuti. In quella edizione olimpica numerosi atleti e maratoneti restarono intossicati a causa dell’inquinamento atmosferico. Era proprio il caso di assegnare le olimpiadi a un gigante sotto la dittatura e il controllo del regime di Xi Jinping?

Ancora. Giochi invernali Sochi 2014 (Russia). Famiglia Cristiana all’epoca titolava: “Olimpiadi medaglia d’oro della corruzione“. Secondo le stime, risulta che tra imprenditori e politici siano stati rubati in tutto circa 22,2 miliardi di euro. Per politici va incluso anche Putin, che li osservava direttamente dalla sua villa di Sochi, frutto di proventi oscuri, dove è stato ospite anche Berlusconi. Ma all’epoca Putin era proprio buono e bravo, un esempio di autorevolezza e protagonista di meme del tipo “Ah, se ci fosse uno come lui in Italia”, come quelli sul duce insomma. Fa niente che aveva già disintegrato un paio di nazioni e fatto uccidere migliaia di civili, giornalisti (come Anna Politkovskaja) e oppositori di ogni partito.

Putin e Berlusconi nella villa di Sochi – Foto Financial Times

E poi, il Gran Premio di Formula 1 in Bahrain, con l’occidentalissima Fia sotto accusa per la repressione e le continue violazioni dei diritti umani in quello Stato, deserto sì, ma di rispetto dell’umanità. Nonostante questo, le prossime gare sono state calendarizzata fino al 2036, con il campione tedesco Sebastian Vettel che è stato l’unico a opporsi.

Ma allora, questo Occidente piace proprio, eh! È giusto che gli organismi internazionali occidentali come Cio, FIFA World Cup (sedi in Svizzera), Fia (sede in Francia), accettino tutto questo, organizzando eventi planetari in Paesi che stracciano i trattati sui diritti internazionali, senza peraltro imporre regole e vigilare sull’organizzazione degli stessi?

Putin alle Olimpiadi 2014 della sua Sochi

Per la cronaca, a Sochi 2014 Putin apponeva la sua firma sulla bandiera a cerchi olimpici, un vessillo di pace riconosciuto a livello internazionale.

Noi occidentali, che non siamo perfetti ma ci autoflagelliamo da secoli, dobbiamo credere nei valori nobili che più ci rappresentano, compresa l’idea che si possa fare economia in modo etico e pulito, anche nel turismo. E per una volta fa niente se ogni tanto anche i ricchi, in Sardegna, piangono.