Nel linguaggio della finanza la sostenibilità non è più un “di più” reputazionale: è una variabile che impatta rischio, accesso al capitale e tenuta delle filiere. In questa chiave va letta l’inclusione, per la prima volta, di Salvatore Ferragamo SpA nello S&P Global Sustainability Yearbook 2026, riconoscimento costruito sulla performance registrata nel Corporate Sustainability Assessment (CSA) di S&P Global.

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Il punteggio CSA e la logica del benchmark

Il dato centrale è il punteggio CSA 2025 pari a 69/100, aggiornato al 5 febbraio 2026 e consultabile sui canali S&P. La valutazione, condotta secondo processo di selezione e metodologia dedicati, analizza criteri di gestione, performance, rischi e opportunità specifici di settore, focalizzandosi sulle dimensioni economiche, ambientali e sociali e sulla qualità della rendicontazione. Nell’Yearbook 2026 sono state valutate oltre 8.551 aziende a livello globale, con una selezione dei “best in class” per industry.

La visione del gruppo e la governance della sostenibilità

A dare peso politico-industriale al traguardo è il Presidente Leonardo Ferragamo: “Esprimo il mio sincero apprezzamento per questo importante riconoscimento, che testimonia come la sostenibilità sia un valore fondante per la nostra azienda. Questo traguardo ci stimola a rafforzare ulteriormente il nostro percorso, fatto di visione, concretezza e trasparenza, affinché Ferragamo possa ispirare positivamente il modo in cui la società pensa ed agisce”. Il gruppo dichiara di adottare un Piano di Sostenibilità approvato annualmente dal Consiglio di Amministrazione, articolato su cinque direttrici strategiche integrate nel business: Net Zero Emissions, Materials Innovation, Responsible Value Chain, People Empowerment, Global Communities.

I risultati 2024: numeri, filiera e persone

I risultati richiamati nell’Annual Report 2024 fotografano un percorso misurabile: nel 2024 le emissioni totali e l’intensità carbonica risultano ridotte rispettivamente del 16,4% e del 6,6% rispetto al 2023; il gruppo segnala lo score “A” nel questionario CDP Climate Change (tra il 4% top performer) e l’approvazione SBTi del target Net Zero al 2050. Sul fronte filiera, oltre il 99% del fatturato dei fornitori di pellami proviene da concerie certificate Leather Working Group (con il 79% in rating Gold e Silver) e oltre il 90% degli imballaggi B2B e B2C è in carta o cotone. Sul capitale umano, vengono indicati 48,8% di donne nel top management e 60% nelle posizioni manageriali, insieme alla Certificazione UNI/PdR 125:2022 in Italia e alla Fair Pay Analyst Certification globale, con l’obiettivo dichiarato di azzerare entro il 2030 l’Adjusted Gender Pay Gap oggi al 2,9%.