Fintech, così si evolve Workinvoice, l'unica scaleup italiana
Matteo Tarroni, amministratore delegato dell'azienda

I tempi di pagamento delle fatture in Italia sono nettamente i più lunghi d’Europa. Secondo lo European Payment Report, nel 2016 le fatture B2B sono state pagate mediamente a 80 giorni nel Bel Paese, molto più del doppio della media dell’Unione Europea – i giorni di attesa sono 69 in Spagna, 48 in Francia, 29 nel Regno Unito e 15 in Germania. Per oltre la metà delle nostre imprese, il ritardo nei pagamenti ha un impatto negativo di gravità medio-alta nell’impedire la crescita dell’azienda. Molte portano in banca le fatture per un’anticipazione del credito. Ma si sta affermando anche in Italia, e a ritmo molto sostenuto, l’invoice trading, ovvero la cessione delle fatture commerciali a investitori attraverso un portale dove vengono messe all’asta. Prima società a proporre questo servizio alle Pmi italiane e leader di mercato è Workinvoice che, in meno di due anni di attività, ha superato i 50 milioni di euro di crediti scambiati e punta a transarne 100 nel 2017. Possono utilizzare Workinvoice le imprese che hanno forma giuridica di società di capitali, per fatture da minimo 10mila euro emesse verso clienti del settore privato. Il meccanismo è semplice e ricorda quello di eBay: l’azienda che cede il credito stabilisce una base d’asta; il miglior offerente, o più spesso chi raggiunge il prezzo “preferito” indicato dall’azienda cedente, si aggiudica il credito ed effettua direttamente sul conto corrente dell’impresa un versamento a titolo di acconto pari al 90% della somma dovuta. Quando il cliente dell’azienda cedente paga la fattura, viene accreditata la parte rimanente alla quale va sottratto uno sconto applicato all’investitore a titolo di rendimento per il periodo trascorso tra acconto e incasso, che dipende da quanto è rischioso il credito e da quanto è urgente la necessità di ricevere l’anticipo da parte dell’impresa.

Il meccanismo della piattaforma sta prendendo piede: i tempi di pagamenti diventano brevissimi e i tassi di interesse attraenti per gli investitori

Il vantaggio fondamentale per l’azienda, a fronte di una fee di iscrizione di 450 euro e di una commissione compresa tra lo 0,4 e lo 0,9% calcolata sull’acconto pari al 90% dell’importo della fattura, sono i tempi di incasso: c’è la possibilità di completare l’intero processo, e quindi di ricevere il denaro, in cinque giorni lavorativi, mentre una banca impiega in media tra le 6 e le 12 settimane. «È vero che le banche e le società di factoring anticipano le fatture da secoli, ma quel che facciamo noi è profondamente diverso. Il nostro obiettivo è creare un vero e proprio mercato dei crediti commerciali, che così diventano un asset liquidabile così come tanti altri che sono nel bilancio di un’azienda. Per creare un mercato ci vuole un’adeguata flessibilità: le aziende possono cedere anche una sola fattura, così come si può scambiare una sola azione in borsa. Se non ci fossero le azioni, che sono la dematerializzazione del capitale, le aziende potrebbero essere vendute solo in blocco, invece c’è un mercato liquido. La stessa cosa avviene oggi con le fatture: con Workinvoice puoi cedere anche un solo credito o alcuni crediti esattamente come con qualunque asset liquidabile. Per fare ciò ci vuole un’infrastruttura adeguata, una standardizzazione. Così come le azioni sono tutte in sé uguali, pur con diversi profili di rischio, anche i crediti commerciali sono contratti standardizzati con diversi profili di rischio. Il web è il facilitatore senza il quale non potremmo fare quel che facciamo. L’altra cosa fondamentale è che il mercato deve essere aperto per definizione, si può entrare e uscire quando si vuole, sia dal lato di chi vende sia da quello di chi compra. Non abbiamo fatto accordi specifici con investitori, il mercato è aperto. Se, per esempio, un fondo inglese è interessato viene e compra, se non è più interessato smette quando vuole. I tempi di pagamento delle fatture in Italia dimostrano che c’è una profonda esigenza di rendere liquidi questi asset. Non c’è niente di male nell’avere crediti commerciali, sono crediti performing. Se riesco a monetizzare immediatamente, miglioro il circolante. Le aziende falliscono per mancanza di cassa, non di fatture» spiega Matteo Tarroni, ceo di Workinvoice. Tra gli investitori ci sono anche privati con capacità minima di investimento di 50mila euro. I dati dimostrano l’utilità dello strumento: le aziende che si sono affidate a Workinvoice hanno ricevuto pagamenti delle fatture con 50 giorni di anticipo in media rispetto alle condizioni normali. Non solo: hanno riportato una riduzione del proprio costo del debito fino al 30%, e fatturati in crescita in media del 64%.

IL MERCATO DEL FACTORING “TRADIZIONALE”

Nata nel 2013, Workinvoice ha chiuso tre round di finanziamento per un totale di 1,6 milioni di euro, con la partecipazione di alcuni business angels. L’ultimo aumento di capitale ha segnato l’entrata in società con una quota del 2% di Maurizio Cereda, ex banker di Mediobanca, per anni a capo dei servizi di equity capital market. «Vedere entrare in società personaggi che provengono dal mio stesso settore è senz’altro motivo di soddisfazione personale. Ma è anche il segnale di un profondo interesse che si sta sviluppando intorno all’invoice trading in Italia» dice il Ceo Matteo Tarroni. La crescita degli ultimi mesi ha portato Workinvoice ad avere la più ampia quota di mercato tra tutte le piattaforme europee di P2P business lending, secondo quanto riportato dal Liberum AltFi Volume Index Continental Europe, indice di riferimento per il settore. E già si pensa ai prossimi passi: «Non c’è una sola strada, l’evoluzione in questi casi non segue un’unica direzione. Potremmo focalizzarci su un verticale legato ad altri prodotti di debito sempre con le Pmi. Oppure sviluppare un modello “orizzontale” lavorando solo sul capitale circolante con altri servizi accessori (risk managemnt, gestione amministrativa delle fatture, modello integrato)» dice Tarroni.