Simona Mesciulam e Chiara Coricelli

di Paola Belli

L’incontro è stato un momento di confronto tra le due industrie per inquadrare il mercato attuale e lo scenario che vede da una parte il comparto delle conserve ittiche in difficoltà a causa degli aumenti dei costi di produzione e materie prima tra cui l’olio di oliva. Dall’altra parte, il settore oleario che deve fare i conti con un calo delle produzioni e di conseguenza minore disponibilità e aumento del prezzo.

Tonno e olio, due materie prime preziose legate a doppio filo: «Parliamo di un ingrediente per il tonno in scatola fondamentale, l’olio è una materia prima di grande valore che noi industria ittica paghiamo a peso d’oro e che poi viene buttato via dal consumatore con un enorme spreco e smaltito in modo scorretto, creando anche un danno  a livello ambientale. Il consumatore, infatti, non riconosce a questo ingrediente il valore che ha e dobbiamo essere tutti noi a creare maggiore consapevolezza», spiega Simona Mesciulam, Direttore Marketing Generale Conserve As Do Mar. «Ci stiamo interrogando proprio con l’industria olearia su questo tema perché serve un cambiamento a livello culturale oltre che all’impegno di ogni singola azienda per affrontare questa problematica».

«L’olio fino ad oggi è stato considerato una commodity pur non avendone le caratteristiche, i prezzi importanti che troviamo adesso nei supermercati risentono sicuramente anche della spirale inflazionistica e speculativa ma sono stati viziati in passato e bisogna trovare un nuovo equilibrio», aggiunge Chiara Coricelli, Presidente e Ceo di Pietro Coricelli. «La produzione mondiale dell’olio si è ridotta drasticamente negli ultimi anni a causa dei cambiamenti climatici, l’agricoltura si deve riadattare a tutto ciò e deve fare i conti con il ciclo produttivo per verificare l’andamento delle produzioni. I prezzi pertanto sono lievitati e di conseguenza abbiamo il dovere di interrogarci su questo tema soprattutto dove l’olio è un ingrediente di una ricetta. Ad esempio per quando riguarda la fornitura per  l’industria ittica noi abbiamo numerose restrizioni sulla tipologia di olio da utilizzare,  bisogna rispettare numerosi parametri sia organolettici e chimico fisici. C’è tanto lavoro dietro ma questo non viene percepito quando poi l’olio non viene utilizzato dal consumatore e addirittura crea un danno ambientale.

Come avviare questo cambiamento? «I consumatori devo essere informati che l’olio utilizzato è un prodotto di grande qualità ed ha caratteristiche nutrizionali molto positive perché raccoglie gli omega3 del pesce», risponde Simona Mesciulam. «Noi abbiamo investito in innovazione per mantenere la quantità di tonno nella scatolette e diminuire invece il suo liquido di governo, l’olio. È fondamentale far passare il messaggio della qualità per arrivare al riutilizzo. Anziché buttarlo via che può essere utilizzato in cucina per condire la nostra insalata al tonno o la pasta al tonno senza aggiungere altri condimenti».

È necessario un lavoro di sinergia tra i due settori per formare il consumatore e risparmiare una risorsa limitata in natura che in questo caso viene sprecata e smaltita in modo scorretto. «Dobbiamo educare il consumatore innanzitutto a non buttarlo via in maniera impropria e riutilizzarlo perché il prezzo del tonno è fatto anche dall’ingrediente olio. Inoltre, va sensibilizzata la Gdo sulla corretta comunicazione delle destinazioni che i prodotti in vendita possono avere. Questa  potrebbe essere un’operazione win-win che arriverebbe fino al consumatore finale», conclude Chiara Coricelli.