Non si può dire se vi sia una correlazione diretta tra quanto successo negli ultimi tre, quattro anni – nell’ordine, Covid, guerra in Ucraina, speculazione e ancora guerra, questa volta nella striscia di Gaza – ad aver determinato il vasto successo del factoring. Fatto sta che i numeri dicono come negli ultimi anni il ricorso a questo strumento di equalizzazione della liquidità aziendale sia aumentato considerevolmente. Del resto, come recita il vecchio adagio, “si muore di cassa”.

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In particolare, con la crescita registrata negli ultimi dieci anni, il factoring ha dimostrato di essere uno strumento significativamente rilevante per il capitale circolante delle imprese anche nel nostro Paese, in cui il settore ha raggiunto complessivamente un volume pari al 15 per cento del Prodotto interno lordo. In Italia, infatti, nel 2023 il turnover complessivo degli operatori aderenti all’Associazione italiana per il factoring (Assifact) ha superato i 290 miliardi di euro, con una crescita di poco meno dell’1% rispetto all’anno precedente. «Il trend è costante dal 2008, quando i miliardi erano quasi 122. I numeri», ha commentato con Economy Alberto Romani, responsabile di MCC Factor, «ci mostrano come la nostra posizione abbia continuato a migliorare nel corso degli ultimi anni: oggi il mercato italiano del factoring rappresenta circa l’8 per cento di quello mondiale e il 12 per cento di quello del Vecchio continente».

Tra le linee di credito offerte dalle banche, il trasferimento dei crediti commerciali è quella che cresce di più: nel 2022 il 39 per cento del totale dei finanziamenti a breve termine è stato rappresentato dagli anticipi e dai corrispettivi erogati dalle società di factoring. Un volume, questo, che nel 2013 si attestava solamente al 14 per cento. In base ai dati disponibili relativi all’anno appena trascorso, il factoring ha incrementato leggermente gli anticipi sui crediti ceduti, in controtendenza rispetto ai finanziamenti bancari. Secondo Bankitalia, questi ultimi hanno registrato a fine novembre un calo del 4,8% sui 12 mesi, con una riduzione più pesante che ha riguardato le imprese con meno di 20 addetti.

Tra i driver di questa crescita, ci sono proprio le operazioni per la copertura dai rischi di insolvenza dei debitori ceduti (il cosiddetto factoring pro soluto), il cui numero si è consolidato nel 2023 raggiungendo una quota pari all’80 per cento del turnover totale.

«Un altro importante fattore di questo successo, inoltre, è il cosiddetto “Reverse Factoring”, uno strumento fondamentale per le filiere produttive che permette ai fornitori di ottenere un accesso facilitato al sistema bancario richiedendo anticipazioni dei propri crediti», ha spiegato Romani. «Si tratta di un sistema che allo stesso tempo consente ai Capi filiera (detti Debitori) di ottenere un’assistenza completa nella gestione e un’eventuale dilazione dei propri debiti di fornitura».

Qual è il segreto del successo di questo strumento? Tra i principali strumenti scelti dalle aziende per far fronte alle proprie esigenze finanziarie e per stabilizzare la liquidità a breve termine, il factoring ha il grande vantaggio di integrarsi perfettamente con i prodotti ordinari, consentendo una strategia complessiva di gestione della liquidità sia sul lungo che sul breve periodo. Una caratteristica, questa, che permette alle imprese di ottenere un continuo supporto grazie a un’offerta completa di servizi. Inoltre, il factoring rappresenta uno degli strumenti più evoluti e completi a sostegno delle imprese per la gestione del capitale circolante, in quanto consente di abbinare all’attività di finanziamento tutta una serie di servizi che vanno dall’amministrazione e gestione degli incassi, fino alla copertura dei rischi.

Nello specifico, il factoring permette di intervenire sia sul ciclo attivo che su quello passivo delle società. Attraverso la cessione del credito, infatti, consente alle imprese di diminuire notevolmente i costi amministrativi esternalizzando la gestione interna dei crediti commerciali con una riduzione significativa degli insoluti.

«A differenza di altre forme di finanziamento a breve termine, il Factor fornisce al cedente valutazioni del proprio portafoglio clienti, gestendo il credito e la relazione con il debitore ceduto. In questo modo si ha una visione dell’evoluzione della relazione commerciale tra fornitore e cliente che abitualmente si deteriora prima del default del soggetto finanziato. Volendo usare una metafora», sottolinea Romani, «il factoring può essere considerato un abito sartoriale vestito a misura del cliente».

Nel caso di operazioni pro-soluto con acquisto a titolo definitivo per cui il rischio viene trasferito dal creditore al debitore ceduto, il Cedente migliorerà anche i propri ratios di bilancio in conformità e nel rispetto dei principi internazionali. Senza dimenticare che il miglioramento degli indicatori innesta un circolo virtuoso perché consente alle aziende ulteriore accesso al credito.

Mediocredito centrale ha sviluppato l’offerta del factoring accanto alla tradizionale attività di finanziamento a medio lungo termine delle imprese con il quale ha supportato la clientela negli investimenti. Dalla sua partenza la divisione è cresciuta costantemente. Nell’ultimo anno in particolare, il turnover complessivo è cresciuto del 21% rispetto al 2022, a fronte di un mercato nazionale stabile, raggiungendo un volume di circa 900 milioni di euro.

«Lo scorso 31 gennaio abbiamo annunciato il cambio di denominazione e la nuova veste dell’Unità Operativa Factoring di Mediocredito Centrale, che si è ampliata», ha aggiunto Romani. «Siamo cresciuti e oggi siamo diventati ‘MCC Factor’, con l’obiettivo di rafforzare e sviluppare le sinergie con le banche del Gruppo, BdM Banca e Cassa di Risparmio di Orvieto, attraverso operazioni anche di pool factoring». Un’operazione coerente con la missione di “banca di sistema” a supporto degli investimenti e delle piccole e medie imprese (soprattutto) italiane.

L’offerta di Mediocredito Centrale, infatti, è finalizzata a sostenere le imprese nell’ottimizzazione della liquidità, nella limitazione dei rischi, nel supporto alla crescita aziendale e nella gestione operativa dei crediti attraverso il factoring pro solvendo, il factoring pro soluto, il reverse factoring e acquisto crediti. «Lo faremo avvalendoci anche di una piattaforma digitale innovativa “Digital Factor”, che ci permetterà di snellire e migliorare il processo di gestione delle operazioni con un monitoraggio costante e puntuale», ha continuato ancora il resposnabile di MCC Factor. La digitalizzazione, infatti, gioca un ruolo cruciale anche sotto questo profilo, soprattutto in termini di riduzione dei tempi di erogazione del credito. L’impatto tecnologico nel factoring ha permesso una continua evoluzione del prodotto e sarà fondamentale sviluppare nuove tecnologie che favoriscano uno “snellimento” dei processi.

Visto il trend di crescita degli ultimi anni, è verosimile aspettarsi gli stessi ritmi per il futuro a livello nazionale. Quanto a MCC nello specifico, «per il 2024 le aspettative sono positive», ha concluso Alberto Romani. «L’obiettivo, consolidati i risultati raggiunti, sarà sviluppare l’operatività con particolare attenzione alle piccole e medie imprese del Sud».

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Marco Onnembo
Nato a Eboli nel 1976, è un dirigente d’azienda e giornalista. Laureato in Scienze della Comunicazione si è specializzato in Marketing presso la Wharton School di Filadelfia e la Graduated School of Business di Chicago. Ha collaborato con numerose testate giornalistiche, quali Affari & Finanza, la Repubblica, Panorama, Economy, Radiocor - Il Sole 24 Ore. Negli anni, ha ricoperto ruoli di crescente responsabilità in importanti gruppi quali Finmeccanica, Guru, Ferrari, Telecom Italia. Ora è autore della rubrica “La Prima Volta” nel programma “Terza Pagina” in onda su Rai 5 e Rai 3 collabora con Il Sole24Ore, con Economy e cura la rubrica “Movies&Dreams” per il programma Settima Arte in onda su RTL 102.5 news. Ha esordito nella narrativa con il romanzo La prigione di carta (Sperling & Kupfer, 2020).