Michele Pascali, chirurgo plastico, direttore del Master in Chirurgia Estetica del Volto all'Università di Torino e fondatore della Plastic Surgery Academy di Roma

di Diletta Talenti

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Il face lifting, intervento simbolo della chirurgia estetica del viso, sta attraversando una fase di espansione senza precedenti. Le ragioni vanno cercate in un cambiamento culturale prima ancora che estetico: l’aspettativa di vita si è allungata e con essa la volontà di mantenere un aspetto coerente con uno stile di vita sempre più dinamico. Uomini e donne che si allenano, curano l’alimentazione e mantengono il corpo in forma si trovano spesso davanti a uno specchio che restituisce un viso non più in sintonia con il resto. Da qui la domanda crescente di un intervento capace di ristabilire l’armonia tra corpo e volto. I dati sulle procedure più richieste nel 2026 confermano il trend: rinoplastica, lifting del viso e blefaroplastica dominano la classifica, con una curva di crescita che non accenna a rallentare.

È in questo scenario che si colloca la terza edizione del convegno internazionale “New Frontiers of Face Lifting”, in programma a Roma dal 22 al 24 maggio 2026, con oltre 300 specialisti provenienti da 47 paesi.

L’evento è organizzato dal Dott. Michele Pascali, chirurgo plastico, direttore del Master di secondo livello in Chirurgia Estetica del Volto all’Università di Torino e fondatore della Plastic Surgery Academy di Roma. “Lo scopo è fare il punto sugli aspetti più innovativi e moderni del face lifting, per dare ai colleghi presenti da tutto il mondo le tecniche più avanzate ed efficaci attualmente disponibili. Saranno tre giorni di confronto di idee e di innovazioni, perché questi medici devono tornare a casa con un background molto arricchito da mettere a frutto nella loro quotidianità per dare il massimo ai loro pazienti”, spiega Pascali.

Tra i momenti più attesi del programma, due interventi di live surgery trasmessi in diretta dalla Plastic Surgery Clinic di Roma alla platea del Parco dei Principi, eseguiti dallo stesso Pascali e dal chirurgo spagnolo Francisco Gomez Bravo, tra i nomi di riferimento a livello internazionale. La giornata di domenica sarà interamente dedicata alla pratica, con esercitazioni di dissezione anatomica presso l’Università Campus Bio-Medico di Roma: uno step essenziale per tradurre in competenza operativa quanto appreso nelle sessioni teoriche e nelle live surgery dei giorni precedenti.

Il convegno romano intercetta una tendenza globale che sta ridisegnando la professione: l’ultra-specializzazione dei chirurghi plastici. Se fino a qualche anno fa il chirurgo plastico era percepito come un professionista che operava su tutto il corpo, oggi chi si occupa del volto tende a concentrarsi esclusivamente su quell’area. Una direzione confermata dalle tendenze del 2026, che segnalano una spinta decisa verso procedure mirate, tecnologie all’avanguardia e, soprattutto, risultati naturali. Proprio la naturalezza è la richiesta che i pazienti pongono con maggiore insistenza. “La prima cosa che ci chiedono è che non si percepisca la mano del chirurgo. Vogliono tornare indietro con la lancetta dell’orologio di tanti anni, ma in maniera naturale. Questo presuppone da parte nostra un background e una preparazione molto importanti”, racconta il Dott. Pascali.

Accanto alla naturalezza, un altro elemento attraversa trasversalmente le richieste dei pazienti: la variabile tempo. Un concetto che il convegno romano declina in tutte le sue sfumature. Tempo come età: qual è il momento ideale per sottoporsi a un face lifting. Tempo come guarigione: i pazienti di oggi pretendono di tornare alla vita lavorativa e sociale nel più breve periodo possibile. E tempo come durata del risultato, perché la domanda ricorrente è sempre la stessa: quanto resiste un face lifting negli anni. L’intero programma scientifico del meeting è costruito attorno a queste tre declinazioni: fornire agli iscritti le tecniche più avanzate per garantire risultati naturali, guarigioni rapide ed esiti stabili nel lungo periodo.

A trasformare la platea dei pazienti contribuisce anche un significativo fenomeno demografico. Il rapporto uomini-donne, che fino a pochi anni fa si attestava su un 90 a 10, si è spostato verso un 65-35 nell’arco degli ultimi quattro-cinque anni. Un riequilibrio che testimonia come la richiesta di chirurgia del volto sia ormai trasversale e non più appannaggio di un solo genere. Il convegno arriva inoltre dopo un decennio in cui tecniche presentate come alternative alla chirurgia tradizionale — dal cosiddetto lifting del weekend ai fili di trazione, fino all’utilizzo di vari device tecnologici — hanno deluso le aspettative di migliaia di pazienti. Tra il 2005 e il 2015 molti avevano scelto queste strade meno invasive, salvo poi constatare l’assenza di risultati duraturi. I pazienti hanno compreso che queste tecniche non possono sostituire un intervento chirurgico vero e proprio, e il ritorno al face lifting tradizionale è oggi un dato di fatto consolidato.

La Plastic Surgery Academy fondata dal Dott. Pascali a Roma costituisce un ulteriore tassello di questo ecosistema formativo. La struttura accoglie quotidianamente medici da tutto il mondo per periodi di fellowship che vanno da una settimana a un mese. Nell’ultimo anno sono stati 180 i professionisti di diverse nazionalità ad aver completato un percorso formativo presso l’accademia, a conferma di una domanda di specializzazione che il sistema universitario pubblico, secondo Pascali, non riesce più a soddisfare nel campo dell’estetica.

A sottolineare il legame profondo tra chirurgia del volto e dimensione artistica, l’edizione 2026 del convegno ospita una exhibition dedicata a Igor Mitoraj, tra i più importanti scultori contemporanei, realizzata in collaborazione con la Galleria Contini di Venezia. Due opere monumentali saranno esposte al Parco dei Principi per rappresentare visivamente il concept “Surgery meets Art”, la chirurgia che incontra l’arte. Una scelta tutt’altro che casuale, che sintetizza la filosofia dell’intero evento: in un’epoca in cui intelligenza artificiale e robotica stanno trasformando molte branche della medicina, il face lifting resta una procedura profondamente artigianale. Presuppone un background, una preparazione tecnica e un senso artistico che nessun algoritmo può replicare. È nel face lifting, come nella rinoplastica, che la chirurgia raggiunge l’arte ai suoi livelli più alti, rimanendo appannaggio della sensibilità e della mano del chirurgo.

Roma, con questo convegno, si conferma polo di attrazione per la formazione chirurgica internazionale, in un settore dove la differenza tra un risultato eccellente e uno deludente dipende sempre più dalla qualità della preparazione di chi opera.