L’emissione di “Catastrophe bond” ha raggiunto un livello record negli ultimi cinque mesi, mentre gli assicuratori si preparano ad affrontare una dura stagione di uragani.

I catastrophe bond (o “cat bond”) consentono alle compagnie assicurative di proteggersi in caso di gravi catastrofi naturali – come uragani o terremoti – trasferendo parte o tutto il rischio agli investitori. Quindi, acquistandoli, gli investitori in cat bond scommettono essenzialmente che un disastro naturale non si verificherà. Se il disastro si verifica, gli investitori potrebbero perdere una parte o tutto il loro denaro, che verrebbe utilizzato per coprire i costi dei danni. In caso contrario, gli investitori guadagnano un tasso di interesse solitamente più alto rispetto alla maggior parte degli altri tipi di obbligazioni. E ora che i meteorologi si aspettano una stagione particolarmente dura per gli uragani, gli assicuratori stanno correndo verso i cat bond per proteggersi. Un esempio: nei primi cinque mesi del 2024 sono stati emessi il 38% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, raggiungendo la cifra record di 11,7 miliardi di dollari.

Nonostante le preoccupanti previsioni meteorologiche, gli investitori si sono accaparrati la nuova offerta, e si capisce perché. I cat bond sono cresciuti del 20% l’anno scorso, superando il 6% di rendimento di un benchmark obbligazionario standard composto da debito pubblico e societario. Inoltre, i cat bond offrono vantaggi di diversificazione, poiché la loro performance non va di pari passo con quella degli asset tradizionali. Dopo tutto, sono guidati da uragani e terremoti piuttosto che da rally e crolli del mercato.

Tuttavia, gli investitori potrebbero perdere molto se si verificasse un evento catastrofico, cosa che sembra essere sempre più probabile di questi tempi. I cambiamenti climatici fanno sì che i disastri meteorologici diventino sempre più frequenti e le perdite assicurative sono aumentate, soprattutto in seguito alla serie di eventi che hanno colpito le aree edificate. A ciò non ha contribuito nemmeno l’inflazione, che ha aumentato il costo dei danni da riparare.