Il Sud riuscirà davvero a utilizzare le risorse del Pnrr? «Bisognerebbe verificare da regione a regione e da città a città, soprattutto fra le più grandi, le capacità realizzative e gli apparati amministrativi esistenti in grado di manifestarle». Federico Pirro, docente di Storia dell’Industria e di Storia dell’Industria editoriale contemporanea nell’Università di Bari, è un osservatore attento delle dinamiche industriali del Meridione. «Grandi città metropolitane, come ad esempio quella di Bari, sono attrezzate per vincere la sfida, anche se – ma questo vale anche per il Centro-Nord, è bene saperlo – bisognerà poi verificare strada facendo come procederà la spesa effettiva dei fondi localmente acquisiti attraverso i bandi».
Quindi come andrà?
Permessi, autorizzazioni, verifiche su varianti proposte in corso d’opera, collaudi e rendicontazioni di spesa di più soggetti competenti a rilasciarli e a compierli – per quanto si siano snellite le procedure – possono sempre ritardare, anche al di là delle responsabilità dei Sindaci o dei Presidenti di Regione, gli iter realizzativi di determinanti interventi, i loro collaudi e le rendicontazioni di spesa, senza le quali la UE non riconosce l’impiego effettivo dei fondi.
Come risolvere le criticità?
In primo luogo è necessario una verifica minuziosa delle capacità di uffici tecnici comunali e regionali impegnati nella redazione delle domande di partecipazione ai bandi nazionali. E poi, una volta acquisiti i fondi, bisogna capire se gli uffici comunali e regionali degli assessorati contratti e appalti, competenti per la stesura dei bandi di gara delle istituzioni territoriali, siano attrezzati per procedere rapidamente nel pubblicare quei bandi, nel selezionare i partecipanti agli stessi, nel chiudere le gare in tempi rapidi, ovviamente in assoluta trasparenza, e nel consegnare i lavori. È una bella sfida che meriterebbe di essere affrontata con coraggio, senza inutili lamentazioni, con personale più giovane, tecnicamente preparato e disponibile a mettersi in gioco in una competizione di alto profilo civile.
Ritiene che la logica di affiancamento da parte dell’amministrazione centrale di Capacity Italy sia giusta e possa essere efficace?
Assolutamente sì, focalizzando bene però chi abbia realmente bisogno di aiuto e a quali livelli. Infatti non sono solo Comuni e Regioni e i loro uffici tecnici a dover essere aiutati, se necessario, ma, a mio avviso, anche tutti i soggetti detentori di poteri autorizzativi il cui mancato o rallentato esercizio potrebbe provocare danni incalcolabili, dalle Asl alle Soprintendenze, dai Provveditorati alle Opere pubbliche ai Vigili del Fuoco. La sfida riguarda tutti, è inutile nasconderselo. Sindaci e presidenti di Regioni sono esposti in prima linea, ma ci sono retrovie amministrative che devono funzionare sincronicamente, altrimenti la sfida rischia di essere persa. Poi vi sono gli altri enti e società abilitati a partecipare alle gare per specifici fondi del Pnrr, da quelli che gestiscono servizi idrici integrati a quelli gestori del ciclo dei rifiuti. E poi le università e le autorità di sistemi portuali. La sfida però riguarda, dobbiamo saperlo, anche le grandi società pubbliche.
Per esempio?
Ferrovie dello Stato, Anas, Terna hanno già da tempo risorse ingenti da mettere a cantiere. Ma sono attrezzate sino in fondo per farlo in tempi rapidi e compatibili con le scadenze del Pnrr, almeno per le opere finanziate dallo stesso? Le loro tecnostrutture sono indubbiamente dotate di personale altamente qualificato, con grandi esperienze progettuali e nell’indizione delle gare anche a livello europeo. La domanda precedente nasce allora da una valutazione delle tempistiche del loro lavoro che a molti osservatori autorevoli appaiono in molti casi sicuramente riducibili. E non di poco.
















