relazione Banca d'Italia
Fabio Panetta, membro del comitato esecutivo della Bce

Ha il sapore del ritorno a casa la nomina di Fabio Panetta a governatore della Banca d’Italia. L’ex componente del board della Bce prenderà possesso della sua nuova carica tra 4 mesi, sostituendo l’uscente Ignazio Visco. Panetta era già tra i papabili al ministero dell’economia e delle finanze al momento della formazione del governo. Giorgia Meloni l’aveva proposto in qualità di tecnico, ma la risposta era stata negativa. La scelta sarebbe stata nel segno della continuità con il governo di Mario Draghi. Qualcuno lesse la proposta di Meloni come una scelta europeista, che tracciava un solco divisorio con il sovranismo. Oggi potrebbe essere vista in questo senso, ancora, perché Panetta non di certo euroscettico, anzi, ma nelle ultime settimane sembrerebbe condividere sempre meno le posizioni rialziste di Christine Lagarde

Al fianco di Ciampi e di Draghi

Di sicuro c’è che potrà fare da cerniera tra Palazzo Koch e Francoforte, in virtù del suo curriculum. Classe 1959, Panetta si laurea alla Luiss ed entra in Banca d’Italia nel 1985.  Lavora al fianco di Carlo Azeglio Ciampi. Proprio l’incontro con il futuro presidente della Repubblica è quello che fa svoltare la carriera del dirigente, che fin da giovane è noto per il proprio impegno e per le molte ore lavorate. Si dice dorma pochissimo e, a volte, questo può essere un bene. Per lui lo è stato perché in Banca d’Italia negli anni ’80 ci andava quando non c’era nessuno. O quasi.  Ad esempio una mattina c’era l’allora governatore Ciampi che cercava qualcuno nei servizi per risolvere un dubbio, i due parlano e Panetta risolve la questione. Il nome rimane in testa a Ciampi e qualche anno dopo ritroviamo l’economista al fianco di Mario Draghi, che lavora per i vertici a Francoforte nel pieno della crisi dell’euro: è in Banca d’Italia che si forma l’embrione di idea che poi avrebbe preso forma con il celebre «whatever it takes» del 2012, con Draghi alla testa della Bce. Il resto è storia, la carriera di Panetta prende quota. Lui è misurato e autorevole, si fa tutta la trafila in Bankitalia, fino a quando nel 2020 viene chiamato alla Bce, in uno dei momenti storici più delicati. C’è la pandemia, poi arriva la guerra in Ucraina e alla finestra sta bussando una crisi, che qualcuno paragona a quella del 2008. L’inflazione è il problema reale oggi. La soluzione si cerca nel rialzo dei tassi. Lagarde non pone un freno (e sembra intesa a non fermarsi). Panetta rimane nel board, non ascolta le sirene italiane del nuovo governo, ma tiene aperta una porta. I colloqui con Roma sono continui. Fino a quando Bankitalia non riapre le porte all’economista con il placet della politica italiana. Tutta.

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