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Eni e la mappa delle esportazioni di idrocarburi a Cipro

I conti erano sbagliati. Diciamo così. Il gruppo Eni ha rifatto i calcoli sugli extraprofitti per finanziare le misure antirincari stanziate dal governo Draghi attraverso il decreto Energia e il decreto Aiuti. Quindi, a conti rifatti, il gruppo dell’ad Claudio Descalzi verserà 1,4 miliardi complessivi anziché 550 milioni di euro. Di tre volte di più erano sbagliati i conti.

Intanto, il titolo Eni accusa il colpo e a Piazza Affari va in negativo: -0,15%. Nonostante i profitti e i nuovi giacimenti di gas naturale scoperti al largo di Cipro (Qui la notizia della scoperta Eni del gas a Cipro).

Comunque, nonostante i solleciti e le circolari di Agenzia delle Entrate, lo Stato ha incassato meno di 1 miliardo dei 4,2 in totale previsti a giugno da tutte le aziende e i gruppi con extraprofitti.

 

Cosa sono gli extraprofitti

In economia, e nel linguaggio finanziario, un extraprofitto è l’eccedenza sul profitto normale del profitto effettivamente conseguito dalle imprese non marginali. Detto in soldoni sono i guadagni record (o extraguadagni) che, in questo caso, hanno conseguito le aziende energetiche “grazie”, ma non solo, all’aumento del prezzo dell’elettricità e del gas.

A cosa servono gli extraprofitti

Il governo Draghi ha deciso di aumentare la tassazione su questi guadagni extra, portando l’aliquota dal 10 al 25%. L’esecutivo prevede di riuscire, così, a incassare 10 miliardi di euro complessivi. In realtà ne è entrato meno di 1 miliardo, al momento.

Queste tasse andranno versate in due rate: il 40% a giugno (già versato) e il restante 60% a novembre. Dunque, nel caso di Eni, i calcoli erano sbagliati.

Queste entrare in più serviranno a contrastare il caro bollette e l’aumento dei prezzi a carico di imprese e famiglie. Sostegni che sono stati spalmati sul Decreto Aiuti bis che dovrà passare l’esame del Senato il prossimo 6 settembre.

 

Un buco fiscale che si allarga

Il Ministero dell’Economia si dice fiduciosa, lasciando intendere che i 10 miliardi saranno incassati entro fine 2022. In realtà, la situazione è più complessa di quanto la si voglia raccontare. Proviamo a sintetizzarla.

Il Mise ha precisato che “i contribuenti hanno ancora la possibilità di pagare quanto dovuto, ancorché in ritardo, secondo le regole del ravvedimento operoso”. Ma nelle stime iniziali si parlava di più di 40 miliardi di euro di extraprofitti tassati al 25%.

Invece, alcune aziende energetiche, in particolare quelle del petrolio, hanno scelto di non pagare poiché ritengono “incostituzionale” la decisione del governo. Inoltre, sostengono che i loro extraprofitti aziendali non siano legati al rialzo del prezzo dell’energia. Quindi non si sentono in dovere di pagare ulteriori tasse in più di quelle già versate.

Mario Draghi e il premier algerino Aymen Benabderrahmane

Un conflitto di interessi tra Eni e Stato italiano

Eni non ha solo scoperto giacimenti a Cipro. Eni fa anche accordi e firma contratti in Algeria, dopo i summit rilanciati in pompa magna dal premier Draghi ad Algeri (qui l’approfondimento sul gas e l’accordo Italia e Algeria). Un Paese, tra l’altro, dove la democrazia è a forte rischio, col pericolo di passare dalla padella di Putin alla brace del Sahara.

Ma, in tutto questo caos, ci siamo forse dimenticati che lo Stato è azionista del gruppo Eni. E mica poco: le azioni di Eni sono per il 30,1% di proprietà statale (circa 4,3% di proprietà del Ministero dell’Economia e Finanze e per circa il 25,7% di Cassa Depositi e Prestiti).

E siccome lo Stato è composto dai suoi cittadini, si prefigura un conflitto di interessi che danneggia gli italiani stessi, devastati dagli aumenti in bolletta. Mentre Eni (che è anche lo Stato) fa extraprofitti, lo Stato decide quanto e come deve tassarsi. Ma lo Stato non è fatto solo di cittadini. Ci sono i vertici di chi stabilisce le regole del gioco con queste aziende miste statali.

Il sospetto di una possibile speculazione sugli aumenti dei prezzi di luce e gas prende piede. Il metano ha raggiunto la cifra record di 292 euro al megawattora. E pensare che appena un anno fa era di 27 euro. Tra l’altro, l’Autorità dell’energia Arera aggiornerà i prezzi per le bollette di ottobre, cioè subito dopo le elezioni 2022. E si prevede un autunno caldo, sì, ma solo in bolletta, certamente non in casa, dove converrà spegnere i caloriferi: ci penseranno gli aumenti a far passare i brividi di freddo!

Paolo Agnelli, presidente di Confimi Industria (Confederazione dell’Industria Manifatturiera Italiana e dell’Impresa), e imprenditore del settore dell’alluminio, sostiene che “Lo Stato non può essere azionista di aziende che vendono energia (Eni ed Enel, ad esempio) e fare utili smisurati ai danni di cittadini e imprese per poi piangere lacrime di coccodrillo”.

Agnelli è critico anche sull’immobilismo di Confindustria: “Il presidente di Confindustria Carlo Bonomi dovrebbe lanciare l’allarme: sono associate le acciaierie, le ceramiche, ma non esce a gridare sul più grave problema delle industrie manifatturiere del secolo. Quello tra Stato e Confindustria è un grande conflitto di interessi”.

 

Come andrà a finire?

L’auspicio è che si fermi questo pasticcio prima dei nuovi aumenti, a causa dei quali sono a rischio migliaia di medio-piccole aziende (90mila per la precisione). Si parla già di un nuovo emendamento da inserire nel decreto Aiuti bis e di stime errate, il che sarebbe come aver tirato la coperta, già troppo corta, dal lato sbagliato. La discussione a Palazzo Madama del 6 settembre e tutt’altro che scontata.

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