Mentre il commercio globale si riempie di barriere e incertezze, l’Italia trova spazio per correre: secondo le statistiche preliminari Eurostat analizzate in chiave comparata, nel 2025 l’export tricolore ha toccato 643 miliardi di euro, segnando un +3,3% sul 2024. Un ritmo migliore delle altre grandi dell’Eurozona: Francia +2%, Germania +0,9%, Spagna -0,4%. E in attesa della conferma Istat, anche il finale d’anno avrebbe spinto: dicembre stimato a 51,6 miliardi, +4,9% su dicembre 2024.
Surplus in crescita
Il dato che pesa di più, però, è la bilancia: il saldo commerciale 2025 dell’Italia si è attestato a 50,7 miliardi, in aumento di 2,5 miliardi rispetto all’anno precedente. Non è solo un segnale contabile: è la prova che la macchina export continua a generare margine e a compensare le turbolenze esterne, tenendo in equilibrio un pezzo decisivo della crescita italiana.
Europa solida, fuori UE la sfida si fa più dura
Sul mercato comunitario l’Italia si muove con passo sicuro: verso i Paesi UE l’export 2025 avrebbe segnato +4,2%, in linea con la Germania (+4,1%) e meglio di Francia (+1,1%) e Spagna (-0,1%). Diverso il film nei Paesi extra-UE: la Francia avrebbe fatto leggermente meglio (+3,2%) grazie soprattutto agli aeromobili, mentre l’Italia si sarebbe fermata a +2,4%; in calo, nello stesso perimetro, Germania (-2,9%) e Spagna (-1%).
Roma-Tokyo, la corsa al quarto posto mondiale
Il 2025 consolida anche un inseguimento che fino a poco fa sembrava fantascienza: quello al Giappone. Secondo Wto, nei primi undici mesi dell’anno l’export italiano in dollari sarebbe stato più alto di quello nipponico in cinque mesi e a novembre i due Paesi sarebbero stati quasi appaiati (62 miliardi l’Italia, 62,6 il Giappone). Incrociando Eurostat e le prime stime ONU-ITC su dicembre, Tokyo resterebbe avanti di pochissimo, ma con uno scarto annuo ridotto a meno di 20 miliardi di euro: l’Italia è ormai al 97% dell’export giapponese. Il sorpasso potrebbe diventare alla portata se continuerà la corsa di farmaceutica, cosmetica, agroalimentare e cantieristica, mentre l’ago della bilancia giapponese resta l’auto, più esposta al nuovo caos tariffario globale: non a caso, tolti i veicoli, l’Italia è già nettamente davanti dal 2022.
















