Export Italia

La Mappa dell’Export 2026 offre una fotografia utile per leggere un contesto internazionale che resta complesso ma ancora ricco di spazi di crescita. Il quadro presentato analizza circa 200 mercati esteri attraverso indicatori che combinano opportunità e criticità, con l’obiettivo di aiutare le imprese italiane a orientare meglio le scelte di export e investimento. L’elemento più interessante è proprio questo approccio integrato: non una semplice classifica dei mercati più attrattivi, ma una lettura più completa delle condizioni in cui le aziende si trovano a operare, in una fase segnata da shock geopolitici ricorrenti, frammentazione commerciale e crescente competizione economica.

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Commercio mondiale, una tenuta migliore delle attese

Tra i dati principali emerge la buona tenuta del commercio mondiale, migliore delle attese nonostante le tensioni in corso. Nel 2025 il volume degli scambi internazionali di beni è cresciuto a un ritmo vicino al 5%, sostenuto dall’anticipo delle importazioni, dal ciclo tecnologico legato agli investimenti in intelligenza artificiale e dalla capacità delle imprese di riorganizzare le filiere. Per il triennio 2026-2028 la previsione resta positiva, con una crescita media del +2,3%, in linea con il periodo 2022-2024. Allo stesso tempo, il report invita alla cautela: la fine dell’effetto scorte, i nuovi dazi americani, l’aumento delle barriere non tariffarie e un possibile rallentamento degli investimenti in AI sono fattori che possono incidere sulle prospettive dei prossimi anni.

Rischi sotto controllo, ma con forti differenze tra mercati

La Mappa segnala inoltre una stabilità solo apparente dei livelli medi di rischio, perché le differenze tra aree e Paesi restano marcate. Sul fronte del rischio di credito, i punteggi restano invariati in 93 mercati (24% dell’export italiano), migliorano in 63 (35% dell’export) e peggiorano in 38 mercati che però pesano per il 41% dell’export italiano. Anche il rischio politico continua a incidere non solo nei Paesi coinvolti in conflitti, ma anche in contesti con governance complesse, alto indebitamento o fragilità socio-economiche. A questa lettura si aggiungono, anche per il 2026, gli indicatori legati a cambiamento climatico, transizione energetica e benessere sociale, che possono avere effetti concreti sul business in diverse aree dell’America Latina, dell’Asia e dell’Africa Subsahariana.

Le aree geografiche: opportunità diffuse, ma sempre più selettive

Dal punto di vista geografico, il report conferma che le opportunità sono diffuse ma sempre più selettive. Il Nord America resta un’area di riferimento per l’export italiano grazie alla solidità della domanda e alla leadership tecnologica, mentre in America Latina Brasile e Messico si confermano mercati chiave in un quadro più eterogeneo. Balcani e Turchia mantengono un ruolo importante come mercati di prossimità, con prospettive legate a infrastrutture e industria, mentre il Medio Oriente continua a distinguersi per dinamismo, soprattutto nei Paesi del Golfo trainati da programmi di diversificazione economica. In Africa il report evidenzia segnali di rafforzamento in diversi Paesi, pur con fragilità ancora presenti, e in Asia sottolinea la resilienza manifatturiera e il peso del ciclo tecnologico, con opportunità in Cina, India e ASEAN. La conclusione è chiara: in un mondo meno uniforme, la capacità di leggere bene i mercati e diversificare diventa sempre più decisiva per la competitività delle imprese italiane.