Ex ilva

L’Ex Ilva potrebbe tornare pubblica. Dopo tanti giri la proposta del governo nell’incontro di oggi con Arcelor Mittal è quella di un incremento di capitale da 320 milioni euro. L’idea è però stata respinta dall’azienda che non è intenzionata a spendere altri soldi. Con l’operazione che ha in mente il governo la quota di Invitalia arriverebbe al 66%. «Il Governo ha preso atto della indisponibilità di ArcelorMittal – comunica Palazzo Chigi – ad assumere impegni finanziari e di investimento, anche come socio di minoranza, e ha incaricato Invitalia di assumere le decisioni conseguenti, attraverso il proprio team legale. Le organizzazioni sindacali saranno convocate dall’esecutivo per il pomeriggio di giovedì 11 gennaio».

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Quali sono le quote di Arcelor Mittal nell’ex Ilva

Di fatto l’operazione che ha intenzione di effettuare il governo ribalterebbe l’attuale situazione dell’ex Acciaierie d’Italia, perché al momento la partecipazione statale è al 32% mentre quella di Arcelor Mittal è al 62. Intanto si è già scatenata la bagarre politica, tra chi accusa il governo di «brancolare nel buio» come Raffaella Paita di Italia Viva, o l’ex ministro del lavoro Andrea Orlando che ha accusato l’esecutivo di aver perso tempo. A questo punto ritorna tutto in gioco e la parola passa ai sindacati, che giovedì incontreranno l’esecutivo.

 

I sindacati vanno all’attacco

Intanto è arrivata la reazione da parte dei sindacati. «L’esito dell’incontro di oggi a Palazzo Chigi, – dichiarano con una nota congiunta i segretari dei tre principali sindacati – tra la delegazione del Governo e i vertici di Invitalia e ArcelorMittal, conferma quello che Fim Fiom Uilm hanno denunciato e per cui hanno mobilitato le lavoratrici e i lavoratori: la necessità di un controllo pubblico e la mancanza di volontà del socio privato di voler investire risorse sul futuro dell’ex Ilva. L’indisponibilità di Mittal, manifestata oggi nell’incontro con il Governo, è gravissima, soprattutto di fronte alla urgente situazione in cui versano oramai i lavoratori e gli stabilimenti, e conferma la volontà di chiudere la storia della siderurgia nel nostro Paese. Nell’incontro di giovedì ci aspettiamo dal Governo una soluzione che metta in sicurezza tutti i lavoratori, compreso quelli dell’indotto, e garantisca il controllo pubblico, la salvaguardia occupazionale, la salute e la sicurezza, il risanamento ambientale e il rilancio industriale».