La partita dell’ex Ilva torna al centro dell’agenda industriale italiana e si avvicina a uno dei passaggi più delicati degli ultimi anni. Da una parte prende forma una cordata italiana guidata da Federacciai e interessata principalmente agli impianti a freddo; dall’altra resta in campo Jindal Steel, che ha ribadito la disponibilità a rilevare l’intero perimetro. Sullo sfondo incombe lo stop dell’area a caldo disposto dalla Corte d’Appello di Milano entro 90 giorni dal provvedimento di fine luglio, mentre a Taranto cresce la pressione sociale e i sindacati chiedono l’intervento del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Federacciai mette in campo quattordici aziende
Il 18 agosto 2026 Federacciai ha formalizzato una manifestazione di interesse sottoscritta da quattordici imprese associate, tra cui Acciaieria Arvedi, Feralpi, Marcegaglia Carbon Steel, Duferco Travi e Profilati, Lucchini e Acciaierie Venete. L’operazione punta soprattutto agli asset non coinvolti dal blocco dell’area a caldo e configura l’ipotesi di una soluzione industriale italiana, ancora però preliminare e subordinata alle verifiche sui conti, sugli impianti e sulle condizioni economiche dell’operazione. La manifestazione di interesse, infatti, non equivale ancora a un’offerta vincolante.
Il nodo dell’area a caldo cambia il valore della partita
A rendere più complessa qualsiasi acquisizione è la decisione della Corte d’Appello di Milano, che ha disposto la sospensione delle attività a caldo entro 90 giorni se non saranno completamente rimossi i rischi legati all’amianto e se le emissioni di polveri sottili non rientreranno nei parametri stabiliti. È il cuore produttivo dello stabilimento di Taranto e la sua eventuale fermata modifica radicalmente costi, investimenti e prospettive della produzione siderurgica. Il governo ha già autorizzato altri 100,5 milioni di euro di prestito per sostenere la continuità operativa in questa fase di transizione.
Jindal resta in corsa per l’intero gruppo
Lo scenario italiano si confronta con la proposta di Jindal Steel International, che ha confermato l’interesse sia per l’area a freddo sia per quella a caldo, prevedendo anche un nuovo forno carbon free. Il gruppo indiano ha aggiornato la propria proposta dopo la decisione dei giudici e, secondo il Mimit, resta all’interno della procedura di gara per il perimetro complessivo. Il bivio industriale è quindi sempre più netto: una soluzione che separi gli asset a freddo dal futuro di Taranto oppure un compratore disposto ad assumersi anche il rischio e gli investimenti necessari per mantenere una produzione primaria di acciaio.
I sindacati scrivono a Mattarella: in gioco migliaia di posti
Alla dimensione industriale si aggiunge quella occupazionale. Le organizzazioni sindacali territoriali Cgil, Cisl, Uil e Usbhanno scritto a Sergio Mattarella, atteso a Taranto il 21 agosto per l’apertura dei Giochi del Mediterraneo, chiedendo che la voce dei lavoratori arrivi ai massimi livelli istituzionali. Secondo i sindacati, la crisi coinvolge circa 8 mila dipendenti di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, 1.500 lavoratori di Ilva in As e oltre 2.500 addetti dell’indotto e degli appalti: numeri che trasformano il dossier da operazione societaria a questione economica e sociale nazionale.
















