Il futuro dell’ex Ilva torna al centro del confronto istituzionale dopo il provvedimento della Corte d’Appello di Milano e il tavolo tecnico convocato dal Governo con le organizzazioni sindacali. In questo contesto, Federmanager invita a leggere la situazione di Acciaierie d’Italia alla luce delle trasformazioni avvenute negli ultimi anni, sostenendo che le valutazioni sul sito produttivo debbano poggiare su dati aggiornati, verifiche tecniche e sul rispetto delle prescrizioni ambientali oggi in vigore, evitando di sovrapporre il passato alla realtà industriale attuale.
“L’Ilva di oggi è diversa da quella di ieri”
Secondo il presidente di Federmanager, Valter Quercioli, il percorso compiuto dall’azienda impone una riflessione che tenga conto dell’evoluzione degli impianti e delle misure adottate. “L’Ilva di oggi non è l’Ilva di ieri. Gli interventi realizzati, le prescrizioni applicate e il lavoro svolto negli stabilimenti hanno profondamente modificato la realtà aziendale. Non riconoscere questo cambiamento significa formulare valutazioni che non corrispondono più alle condizioni attuali”. La Federazione ricorda inoltre di aver partecipato ai lavori promossi dal Governo attraverso il vicepresidente nazionale Gherardo Zei e il coordinatore della Commissione nazionale Siderurgia Paolo Bonci, portando il contributo tecnico e professionale dei dirigenti del comparto.
Salute e ambiente restano centrali, ma servono interventi sostenibili
Per Federmanager la tutela della salute e dell’ambiente rappresenta una priorità assoluta, ma ogni scelta dovrebbe essere sostenuta da elementi oggettivi e da valutazioni indipendenti. “La tutela della salute e dell’ambiente non è negoziabile. Proprio per la delicatezza della situazione, però, ogni decisione deve basarsi su dati aggiornati, condizioni di sicurezza effettive degli impianti e valutazioni tecniche indipendenti. Acciaierie d’Italia opera nel rispetto delle prescrizioni stabilite dall’Autorizzazione integrata ambientale (AIA). È un dato oggettivo dal quale non si può prescindere. Il sistema di vigilanza e controlli è tra i più serrati in Europa e a oggi non risulta che abbiano mai rilevato una situazione fuori controllo rispetto all’AIA”, afferma Quercioli. Un richiamo che, secondo la Federazione, dovrebbe orientare ogni futura decisione sul destino dello stabilimento.
Il ruolo del management e il tema delle prescrizioni
Nel documento viene riconosciuto il lavoro svolto da dirigenti e quadri aziendali, chiamati negli ultimi anni a garantire la continuità produttiva, la sicurezza degli impianti e l’applicazione delle prescrizioni ambientali in una fase particolarmente complessa. Per questo Federmanager ritiene necessario distinguere le criticità del passato dall’attuale gestione industriale. “Ad impossibilia nemo tenetur: nessuno può essere obbligato a realizzare ciò che è oggettivamente impossibile. Il provvedimento della Corte richiama, tra le ragioni della sospensione dell’area a caldo, la necessità di ulteriori interventi per la riduzione delle emissioni e la presenza di materiali contenenti amianto non tenendo conto che si tratta di amianto confinato. Quest’ultimo se fosse considerato un rischio sarebbe un problema non solo circoscritto al sito tarantino ma riguarderebbe una buona parte dell’industria italiana e degli edifici civili. Le valutazioni tecniche evidenziano, tuttavia, che gli interventi necessari richiedono tempi ben superiori ai novanta giorni previsti. Le prescrizioni devono essere rigorose e pienamente rispettate e devono anche tenere conto della concreta possibilità tecnica di attuarle e dei tempi necessari. Imporre prescrizioni irrealizzabili non rafforza la tutela della salute e dell’ambiente: rischia soltanto di determinare la paralisi degli impianti e una grave crisi sociale dagli esiti imprevedibili”.
Una scelta che riguarda l’intero sistema industriale
Per la Federazione la partita dell’ex Ilva non interessa soltanto Taranto, ma coinvolge migliaia di lavoratori, l’indotto e l’intera filiera manifatturiera italiana. Da qui la richiesta di una strategia capace di garantire la produzione nazionale di acciaio senza rinunciare agli obiettivi ambientali. “Non dobbiamo cadere nella trappola della scelta tra salute e lavoro o tra ambiente e industria. Si tratta di governare una trasformazione complessa con rigore, responsabilità e realismo. Il futuro della siderurgia italiana non può essere affidato a soluzioni astratte o impraticabili, ma richiede decisioni fondate sulla realtà industriale di oggi”. Secondo Federmanager, il rilancio del sito passa da un piano industriale credibile, misure di sostegno all’occupazione, una transizione sostenibile e prescrizioni che siano rigorose ma anche concretamente attuabili.
















