In California ha preso il via una delle cause più importanti mai intentate negli Stati Uniti contro Meta, il colosso dei social – con 3,6 miliardi di utenti attivi nel mondo tra Facebook, Instagram e Whatsapp – potrebbe dover pagare 1400 miliardi di multa perché lo Stato delle California, insieme a 29 avvocati generali, hanno finalmente avuto il coraggio di accusarla di aver deliberatamente cosrruito meccanismi digitali per trattenere il più a lungo possibile dentro i loro social gli utenti minorenni inducendo comportamenti compulsivi. Errore: anche gli utenti maggiorenni sono raggirati, il modello di business di tutti i soci si basa sull’instupidimento del pubblico, lo sappiamo tutti anche noi che osiamo dirlo ne siamo in parte vittime.
Ma attenzione: una batostella Meta la prenderà ma… di compromesso. Questi farabutti dei tech-oligarchi come Zuckerberg condizionano la politica di Trump come burattinai. E la politica di Trump, che pure all’inizio sembrava voler prendere le distanze da essi, non solo nei fatti gli ha detto sì su tutto, ma è pronta ad alzare qualsiasi barricata contro qualsiasi azione antitrust o antitruffa in nome della inscalfibile supremazia tecnologica Usa rispetto a quella cinese.
Detto questo, la grana c’è. Non porterà all’unica logica conseguenza cui dovrebbe portare, ossia l’esproprio della gestione (se non della proprietà) di Meta e degli altri social dalle mani private avide e dissennate che li gestiscono oggi e il trasferimento in un trust di pubblica vocazione che ristabilisca i diritti della privacy e i vincoli della responsabilità contro l’inquinamento sistematico dei contenuti delle piattaforme. Porterà a una multa, ma il veleno della disinformazione della banalizzazione e della polarizzazione da odio sociale che i social hanno inoculato nelle vene del sistema continuerà a circolare. Fin quando i danni politici diventeranno talmente gravi da generare gli anticorpi a questa infamia planetaria e suscitare un riflusso devastante e rigenerante. Ma ci vule ancora tempo.
Per la cronaca: California, Colorado, Kentucky e New Jersey puntano a ottenere da Meta risarcimenti e sanzioni che potrebbero arrivare complessivamente appunto a 1.400 miliardi di dollari. Ma le richieste riguardano anche l’architettura stessa delle piattaforme: sistemi più rigorosi per accertare l’età degli iscritti, abolizione dei filtri capaci di alterare l’aspetto fisico delle persone e stop alla partenza automatica dei video.
Secondo l’accusa, Meta avrebbe inoltre infranto il Children’s Online Privacy Protection Act, acquisendo informazioni riguardanti milioni di minori e sfruttandole per perfezionare sistemi algoritmici concepiti per aumentare il coinvolgimento e la permanenza degli utenti sulle piattaforme.
Per Meta non si tratta del primo confronto in tribunale su questi temi. In California una giuria ha già attribuito a Meta e Google una responsabilità nei disturbi di ansia e depressione sofferti da una giovane donna, riconoscendole complessivamente 6 milioni di dollari fra risarcimento dei danni e componente punitiva.
Un altro verdetto sfavorevole è arrivato in New Mexico, dove una giuria ha stabilito che Meta aveva violato le norme statali sulla tutela dei consumatori, sia per non aver protetto adeguatamente i minori sia per aver fornito al pubblico informazioni ingannevoli. In quel procedimento alla società è stata inflitta una sanzione civile di 375 milioni di dollari, alla quale si è aggiunto successivamente un ulteriore provvedimento da 567 milioni destinato a finanziare programmi di assistenza e cura per i giovani.
La causa che ora si apre in California potrebbe però avere conseguenze ancora più ampie. Per dimensioni economiche, peso politico e capacità di orientare la regolamentazione dell’industria tecnologica, lo Stato californiano esercita infatti un’influenza che supera largamente i propri confini e può riflettersi sull’intero mercato americano, se non su quello mondiale.
















