“Signore, non peggio!”: un archetipo italiano, il vinto che si prostra ai piedi del vincitore. E’ singolare eppure tipica l’euforia con cui la signora bionda che incredibilmente ancora guida la commissione europea, che pure italiana non è, ed ovviamente anche l’altra signora bionda di casa nostra, hanno accolto l’accordo siglato ieri con gli Stati Uniti. E’ un modo perfetto per compiacere il Troglodita biondo che a Washington, tra una censura all’informazione libera e l’altra, mena randellate a chiunque gli attraversi la strada e si dedica ad attuare effettivamente quella sua promessa, fare di nuovo l’America grande, a discapito di tutti quelli che glielo lasciano fare. Oppositori politici, giornalisti, Stati.
E viene in mente inevitabilmente anche Fantozzi – per favore, riguardatevelo su Youtube se non lo avete mai visto, voi under-trenta – che viene mandato dal capufficio a lavare i gabinetti e gli risponde: “Grazie, com’è buono, lei!”.
Qualche considerazione tecnica, prima della specificazione delle critiche, purtroppo facili. Che la sparata trumpiana del 30% di dazi fosse appunto una sparata l’avevano pensato, e detto anche, quasi tutti tra gli addetti ai lavori. Ma questo 15% non sarà “solo”, perché forse, se lo fosse, potrebbe essere senza troppi drammi distribuito tra una riduzione dei profitti e un aumento dei prezzi ai consumatori finali. Invece al 15% di dazi va aggiunto quel 12% di svalutazione del dollaro sull’euro e sulle altre valute che Trump, senza averlo scritto nel programma elettorale, ha perseguito in realtà sin dal principio, per rendere più competitivi i prezzi americani, come l’Italia ha fatto mille volte per difendere le proprie esportazioni.
Poi è da chiarire che quest’accordo va dettagliato su tante materie prime e tanti manufatti che richiederanno specificazioni: c’è ancora molto da trattare, e quando si è in ginocchio non si tratta bene. Certo, diffilmente l’Europa – priva com’è di strategia geopolitica – avrebbe potuto ottenere di più: ma appunto, sarebbe stato necessario dotarsene, di una strategia, per trattare meglio; come un anno fa aveva scritto Draghi, e non da indovino né da genio, semplicemente da vecchio signore speranzoso di contare ancora.
La Cina – ovviamente – è stata più efficace nella trattativa; il Giappone ha fatto come l’Europa; il Canada è stato forte…e qualcosa ha ottenuto, come il Messico. Insomma, con i bulli si tratta coraggiosamente, rischiando qualche manrovescio ma tentando di darne.
Invece questa strana euforia delle ultime ore evoca un sinistro presagio, cioè che appunto l’Unione Europea, come il contadino della storiella popolare o come Fantozzi, si accontenti di un guaio inferiore al temuto anziché cercare di riguadagnare posizioni. Se invece l’Europa ritrovasse se stessa, innanzitutto tornando a votare subito per cacciare la Von der Leyen e la sua deprimente pseudo maggioranza, e prendesse tempo grazie all’accordo di ieri (unica potenziale utilità che ha!) per recuperare forze e potere contrattuale e ridiscutere tutto tra un anno, allora avrebbe un senso. Ma non se ne vede la minima premessa. Grazie Donald, com’è buono lei.
















