L’euro digitale non è più soltanto un dossier tecnico confinato nei laboratori delle banche centrali. La Bce ha fissato l’orizzonte: 2029, a condizione che l’Unione europea chiuda prima la partita politica sul regolamento. A ribadirlo è stato il vicepresidente Luis de Guindos, intervenendo davanti alla commissione Econ del Parlamento europeo: il progetto entra ora in una fase più concreta, fatta di preparazione tecnica, confronto con il mercato e negoziato legislativo.
Il nodo politico prima della moneta digitale
La condizione decisiva resta il via libera dei co-legislatori europei. La Bce precisa che l’emissione potenziale nel 2029 dipende dall’adozione della normativa nel corso del 2026; solo dopo il quadro giuridico il Consiglio direttivo potrà assumere la decisione finale. Il Parlamento europeo ha già compiuto un passaggio importante il 10 febbraio 2026, sostenendo l’impostazione del progetto, ma il dossier resta delicato perché tocca banche, pagamenti e sovranità monetaria.
Non sarà una criptovaluta, ma contante digitale
L’euro digitale nascerebbe come una nuova forma di moneta pubblica, emessa dalla banca centrale e affiancata a banconote e monete, non come sostituto del contante. Secondo la Bce, potrebbe essere usato online e offline, tramite smartphone o carta, per pagamenti nei negozi, sul web o tra privati. La promessa è offrire ai cittadini un mezzo di pagamento semplice, paneuropeo e garantito dall’Eurosistema, in un mercato oggi dominato da circuiti privati e spesso extraeuropei.
Sovranità europea e costi per le banche
Dietro il progetto c’è anche una partita strategica: ridurre la dipendenza dell’Europa da infrastrutture di pagamento non europee e rafforzare l’autonomia finanziaria dell’area euro. Ma il conto non è irrilevante. Secondo Reuters, la Bce ha stimato per le banche costi tra 4 e 6 miliardi di euro in quattro anni, mentre l’investimento diretto della banca centrale sarebbe di circa 1,3 miliardi per l’avvio del sistema, con costi operativi annui stimati attorno ai 300 milioni.
La prova generale dal 2027
Prima del lancio, la Bce prevede una fase di sperimentazione: un pilota e le prime transazioni potrebbero partire già da metà 2027, se il calendario legislativo resterà in linea. È qui che si misurerà la tenuta del progetto: sicurezza, privacy, limiti di detenzione, ruolo degli intermediari e impatto sui depositi bancari saranno i veri banchi di prova. Il 2029, dunque, non è ancora una data scolpita nella pietra, ma il punto d’arrivo di una trasformazione che può ridisegnare il modo in cui l’Europa paga, risparmia e difende la propria sovranità monetaria.
















