L’Eu Inc. è la nuova forma societaria che la Commissione europea ha messo sul tavolo per semplificare la vita alle imprese che vogliono crescere oltre confine. Pensata in origine per startup e scaleup innovative, in realtà sarà accessibile a tutte le società dell’Unione e quindi particolarmente interessante anche per Pmi che oggi pagano in burocrazia e costi la frammentazione dei diritti nazionali.
La proposta di regolamento, presentata il 18 marzo, disegna un vero e proprio “ventottesimo regime” societario europeo. L’Eu Inc. potrà essere costituita con procedure completamente digitali, in 48 ore e con un costo inferiore a 100 euro. Le informazioni verranno fornite una sola volta a un’interfaccia unica Ue, che le smisterà alle varie amministrazioni. Anche la registrazione di filiali in altri Stati e la liquidazione seguiranno percorsi online, con una procedura fast track per le chiusure. Governance e struttura del capitale sono concepite in modo flessibile e, per le imprese innovative, è prevista una procedura d’insolvenza semplificata. Particolarmente favorevole la disciplina dei piani di stock option, molto diffusi nelle tech company: l’imposizione fiscale scatterà per i beneficiari solo al momento del realizzo.
Per Alberto Saravalle, socio di BonelliErede e professore di diritto dell’Unione Europea all’Università di Padova, si tratta di un cambio di passo rispetto alle tradizionali direttive settoriali: «È un grande passo avanti: dall’armonizzazione settoriale a una disciplina uniforme e onnicomprensiva. Può agevolare la crescita delle imprese e l’operatività transfrontaliera». Allo stesso tempo, avverte che il nuovo quadro non cancella del tutto le differenze tra ordinamenti: «Molto spesso la proposta rinvia al diritto nazionale per quanto non previsto, rischiando di far rientrare dalla finestra ciò che è uscito dalla porta».
Il nodo è politico oltre che giuridico. «Alcuni settori critici, come la partecipazione dei lavoratori e il fisco, sono stati per ora sapientemente tenuti fuori per evitare ostacoli politici», osserva Saravalle. Ma proprio queste diversità possono continuare a influenzare la scelta del Paese di costituzione e diventare un freno alla crescita. Per questo invita a leggere la proposta in prospettiva: «Pensiamo all’Eu Inc. come a una prima tappa di un lungo processo verso la creazione di un modello di impresa veramente europeo».
Accanto alle opportunità restano le ombre. L’avvocato Nicola Cassinelli sottolinea che «il rischio è che l’Eu Inc. resti uno strumento utile nella fase iniziale, senza incidere davvero su costi e complessità della gestione transfrontaliera», perché le imprese continueranno a misurarsi con regimi nazionali diversi su fisco, lavoro e previdenza. La criticità emerge in particolare nei piani di incentivazione: «In assenza di coordinamento europeo, strumenti come stock option e warrant diventano più complessi da gestire e meno attrattivi».
Dal punto di vista degli investitori il giudizio resta comunque positivo. Antonella Massari, segretario generale di Aipb, ricorda che l’Eu Inc. nasce «con l’ambizione di superare la frammentazione dei sistemi giuridici nazionali e offrire alle imprese un quadro unico di regole per operare nel mercato europeo». La standardizzazione delle regole societarie può facilitare la canalizzazione del risparmio verso l’economia reale, ampliando la platea di aziende in grado di accedere al mercato dei capitali e rendendo le opportunità d’investimento più comparabili su scala Ue.
Gli studi per Aipb mostrano che le imprese più aperte al capitale e con fonti di finanziamento diversificate presentano performance migliori e maggiore resilienza, mentre la frammentazione dimensionale resta uno dei punti deboli del sistema produttivo italiano. In questo senso l’Eu Inc. può diventare un tassello di una strategia più ampia, a condizione che l’Unione non si fermi alla forma societaria. Come riassume Saravalle, «molte più luci che ombre, ma non finisce qui»: il vero test sarà la capacità di proseguire su lavoro, fisco e insolvenze, trasformando il “ventottesimo regime” in un vero mercato unico delle imprese, non solo sulla carta.













