etica
Annamaria Spina

I fenomeni di violenza sulle donne, che purtroppo vediamo costantemente al centro della cronaca, sono la punta di un iceberg che, sotto la linea di galleggiamento, contiene una quotidianità fatta di soprusi di ogni genere basati spesso su differenze socio economiche, radicate in secoli di storia, che costringono le donne a dover “subire” e che hanno tutte un unico comune denominatore: la mancanza del rispetto e della libertà.
“Per riuscire a superare la violenza occorre andare alla radice delle cause”. Questo è il pensiero di Annamaria Spina, una donna che da giovane inizia un percorso artistico come attrice e che, all’età di 19 anni, incontra un ragazzo che manifesta quasi da subito una forte gelosia per il suo lavoro chiedendole di abbandonarlo. Volendo fortemente continuare nella sua carriera, sceglie di lasciarlo ma questa decisione scatena in lui una rabbia che lo ha condotto a tentare di ucciderla. Dopo un mese di coma ed un percorso fatto di denunce e processi, con grande determinazione, continua con la sua attività di attrice e decide di mettere la sua esperienza a disposizione di tutti impegnandosi a sostegno della lotta contro la violenza sulle donne.
Sulla base della sua esperienza ritiene necessario far comprende l’importanza del rispetto dei propri valori. Nel 2019 presenta per la prima volta al Film Festival di Taormina un cortometraggio dal titolo “Sei Mia” con cui racconta la sua storia con l’obiettivo di trasmettere un messaggio chiaro, forte e sintetico : “nessuno deve essere considerato di proprietà di nessuno e che la libertà ed il rispetto di se stessi e degli altri devono essere al centro di qualsiasi rapporto”.
La forza data dalla sintesi del messaggio “Sei Mia” trova grandi apprezzamenti, anche da parte dello stesso Papa Francesco, che la portano anche sulla copertina della rivista vaticana “Credere”.
Nel 2021, grazie anche ad una giornalista dalla rivista “Città Nuova”, si sviluppa una campagna internazionale di sensibilizzazione alla lotta contro la violenza con cui si invitano donne e uomini di tutto il mondo a farsi fotografare con un cartello con la scritta “MAI DIRE SEI MIA” e pubblicarlo sui social con l’obiettivo di far riflettere tutti, in modo chiaro, forte e sintetico, sul tema del possesso.
Queste iniziative consentono ad Annamaria di conoscere tante e nuove realtà che la inducono ad allargare il tema dell’antiviolenza ad altri ambiti come, ad esempio, il bullismo e l’ambiente spingendola a consolidare la riflessione di base, ovvero che, al centro di tutto, debba sempre esserci il “RISPETTO”.
Certamente occorre sottolineare che non può esserci un modo semplice per affrontare un tema complesso e questo principio vale nei confronti di tutte le crisi e violenze che viviamo quotidianamente nel mondo. Esistono visioni diverse, spesso legate a logiche personali di vantaggio o di profitto, che ci hanno condotto ai disastri sociali e ambientali che stiamo vivendo. Nonostante questa premessa, il pensiero di Annamaria è che devono esserci dei valori, universalmente riconosciuti, che devono essere messi a fondamento di un reale cambiamento e questi devono essere legati al concetto del rispetto per l’uomo, per l’ambiente e per il profitto. In sintesi, ritiene che occorre ricercare valori etici condivisi che siano trasversali su questi tre ambiti mettendo al centro un’economia etica attenta ai valori dell’uomo e dell’ambiente.
Il tema di una “economia etica” diventa quindi l’elemento centrale della ricerca delle radici del fenomeno della violenza.
La riflessione di base è che per risolvere i problemi che affliggono l’umanità, tra cui anche quello della violenza sulle donne, non bastano le attività di sensibilizzazione, per quanto ben organizzate e strutturate. Le tantissime iniziative, messe in campo da persone, imprese, enti o associazioni in tutto il mondo, a contenuto benefico o umanitario, hanno sicuramente una grande importanza ed hanno aiutato e spesso risolto grandi problemi sociali ed economici ma il vero cambiamento deve avvenire nella quotidianità del nostro operato. Dobbiamo adoperarci per tirare fuori dalle persone e dalle aziende i loro valori, facendoli emergere dal loro interno in una sorta di “chiamata all’etica”.
Lavorando quotidianamente in modo “etico” nel rispetto delle persone e dell’ambiente possiamo creare una vera rivoluzione. Da queste considerazioni nasce il progetto ETHI-Call (letteralmente “chiamata all’etica) un brand con cui Annamaria porta avanti l’obiettivo di spingere le aziende a definire i “valori etici” cui si ispirano nel loro impegno lavorativo chiedendo loro di raccontarsi in una logica che chiama di “contaminazione del bene”. E’ evidente che l’obiettivo principale delle imprese è quello di creare “profitto” e che spesso il loro “aspetto etico” è finalizzato solo ad ottenere consensi ma proprio per questo il passaggio successivo fondamentale è quello di definire con le imprese i processi che servono a mitigare le logiche della “massimizzazione dei profitti” mettendo al centro in modo organico i “valori dell’uomo” attraverso processi interni codificati. Al centro di questo progetto, è importante che le aziende definiscano un proprio codice etico che sia espressione di valori concreti condivisi con tutti gli stakeholders grazie anche a percorsi formativi che devono vedere coinvolta tutta la struttura societaria e che debbano prevedere anche sanzioni per coloro che a vario livello non rispettano i principi aziendali.