equo compenso
Gaetano Stella, è presidente di Conprofessioni

La notizia positiva è che finalmente una legge per l’equo compenso per i professionisti c’è. Quella negativa è che ci sono ancora parecchie zone d’ombra, che andranno risolto. La norma, approvata con un plebiscito dal Parlamento, lascia qualche perplessità soprattutto tra chi tutti i giorni si occupa di professioni. Come ad esempio Gaetano Stella presidente di Confprofessioni.

Al momento non esistono ancora dei tariffari e il compito di realizzarli è stato demandato agli ordini professionali o ai ministeri. Questo allungherà i tempi?

Al momento è difficile stabilire quali saranno i tempi per riuscire ad avere l’equo compenso in tutte le professioni. L’obiettivo di questa legge era innanzitutto quello di creare un diritto e per il momento esisterà nel settore pubblico, dove i bandi e gli affidamenti delle amministrazioni ancora non lo prevedevano. La determinazione dei parametri sarà il prossimo passo.

Al momento solo l’ordine degli avvocati è dotato di un tariffario. Questo potrebbe essere un ostacolo? 

Possiamo dire di sì. Senza dubbio gli avvocati partono avvantaggiati. Ma l’importante ora è aver fatto una legge che prima non c’era, anche perché per il recepimento, non del tutto esatto di una normativa europea, erano state abolite le tariffe professionali. Per molto tempo si è giocato su un equivoco. Certo la legge poteva essere scritta meglio e noi abbiamo fatto in varie sedi delle segnalazioni di cui non si è tenuto conto.

Come si farà per le professioni senza ordine?

Si è creato questo un problema di non di poco conto. Per le professioni senza ordine saranno i ministeri a stabilire i compensi. Le associazioni per le professioni non ordinistiche devono già iscriversi ai ministeri. Questo problema è stato sollevato fin dalla sua origine e non c’è stato verso di evitarlo. A noi sembra ingiusto.  Contiamo sul fatto che le parti dovranno incontrarsi a breve e c’è anche un osservatorio che dovrà occuparsi di queste realtà. In certi casi è discutibile l’equo compenso, perché anche gli ordini possono stipulare convenzioni. Non è molto corretto nemmeno lasciare agli ordini il compito di sanzionare chi applica compensi troppo bassi e fuori mercato. In questo caso si rischia di creare una disparità tra chi ha un ordine e chi no.