economia circolare
Itali, l'eolico fra le energie alternative in attesa dei decreti attuativi

L’attuale crisi climatica necessita di politiche decise per lo sviluppo delle energie rinnovabili e per consentire la decarbonizzazione del sistema elettrico nazionale. È quanto si legge in una nota di Anev, associazione nazionale energia del vento che riunisce i produttori di energia eolica.

Il piano della transizione ecologica che i nostri Governi si sono impegnati ad attuare con gli obiettivi al 2030 e al 2050 rischia seriamente di essere messo in discussione a causa della carenza di politiche incisive. L’Italia poi, nonostante le dichiarazioni a tutti i livelli, dal Presidente Draghi al Ministro Cingolani, mirate ad un supposto sviluppo delle energie rinnovabili, non sta compiendo neppure il minimo sindacale previsto dalle normative già approvate.

In attesa di decreti attuativi

Il nostro Paese ancora aspetta i Decreti attuativi per realizzare i meccanismi delle aste che ci porteranno al 2030 e l’individuazione delle aree idonee, che per l’eolico non possono essere fatte sulla base della ventosità dei siti. Tutto questo sta comportando un ritardo assoluto nello sviluppo di nuove iniziative e di conseguenza non viene consentito agli operatori di realizzare impianti che invece garantirebbero grandi quantità di energia elettrica a basso costo e a zero emissioni.

Il danno dell’inefficienza, la beffa di provvedimenti punitivi

Oltre al danno di non avere politiche efficienti di sviluppo delle nuove energie e di nuovi impianti rinnovabili, abbiamo pure subito la beffa di aver avuto due provvedimenti fortemente punitivi per i produttori di energie rinnovabili, ovvero il cap introdotto per i soli impianti rinnovabili in borsa, che prenderanno un prezzo massimo di € 58,00, e l’introduzione di un meccanismo di extraprofitti che non tiene neanche conto del fatto che il 2021 sia stato l’anno peggiore della storia per quanto riguarda i prezzi dell’energia elettrica.

Mancanza di attenzione per gli operatori eolici

La Conferenza stampa del Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani e del Ministro dell’Economia e delle Finanze Daniele Franco di ieri, nel quale il Ministro Cingolani dichiara che i provvedimenti verranno allungati al 2023, denota oltre a una mancanza di attenzione per gli operatori eolici che più volte avevano chiesto un incontro mai accordato, la assoluta mancanza di interesse per un settore strategico come quello delle rinnovabili. Oggi tutto questo si sostanzia con l’allungamento di una misura punitiva e che comporterà un ulteriore rallentamento delle iniziative e una fuga degli investitori del settore rinnovabile. Chiediamo quindi al Governo di ritirare questa misura illiberale e di rivedere le politiche di sviluppo del settore, tra l’altro l’unico in grado di abbassare i prezzi dell’energia.