energia rinnovabili

Produrre energie rinnovabili in Italia ancora oggi è difficile e questo allontana gli investitori. A dirlo è un report dell’Ocse, a confermarlo l’amministratore delegato di Octopus Energy Giorgio Tommassetti. L’organizzazione parigina non le manda a dire e bacchetta il Belpaese, ricordando che se vuole raggiungere gli obiettivi fissati a livello mondiale deve darsi una mossa. «Il ritmo della riduzione delle emissioni – si legge – ha registrato un calo nell’ultimo decennio con la ripresa della crescita e l’allentamento delle misure a sostegno della carbonizzazione. Per conseguire l’obiettivo intermedio del taglio delle emissioni del 55% entro il 2030 (rispetto ai livelli del 1990) sarà necessario aumentare il ritmo a cui vengono ridotte le emissioni. La fissazione, per legge, dell’obiettivo di azzeramento delle emissioni nette entro il 2050 e l’istituzione di un comitato indipendente per il clima incaricato di valutare le politiche e fornire assistenza potrebbero contribuire a rafforzare la responsabilità del Governo».  

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Qualche passo avanti è stato fatto, ma non basta

Nel corso degli ultimi anni dei progressi ci sono stati, ma la strada è ancora lunga. «Malgrado la recente semplificazione delle procedure, – scrive l’Ocse – l’incremento della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili continua a essere ostacolata dalla complessità degli iter normativi. Per sbloccare pienamente il potenziale delle energie rinnovabili, occorrerà definire i criteri per l’individuazione di aree idonee ad accogliere gli impianti di generazione di energia da fonti rinnovabili, aumentare il limite delle capacità per le procedure di autorizzazione semplificate e attuare rapidamente gli investimenti chiave per migliorare la rete di trasmissione  sarebbe interessante capire dal punto di vista di un operatore del sistema come si potrebbe procedere». 

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L’Italia è peggio degli altri paesi nelle energie rinnovabili

Sebbene anche all’estero le energie rinnovabili non siano ancora le più utilizzate, l’Italia mostra ancora diversi problemi. Non solo a livello burocratico. «In Italia l’iter burocratico è lungo e incerto – dice Giorgio Tomassetti – e questo ci mette nella parte bassa della classifica. Quando non si conosce il tempo massimo di realizzazione di un’opera, ci sono delle difficoltà con gli investitori, che vogliono sapere i tempi di ritorno. Aggiungo un altro tema. Se noi andiamo sul sito di Terna abbiamo 328 giga di richieste di connessione. Ci sono 5mila pratiche bloccate. Se qualcuno potesse cambiare le norme che regolano la produzione di energia saremmo in grado di gestire queste richieste». Ci sono anche delle difficoltà a livello tecnico. «Uno dei motivi per cui questi operatori vanno così lenti – continua – è che gli operatori hanno paura di connettere gli impianti. Oggi l’energia solare è ancora intermittente. C’è il rischio ad esempio che con un eccesso di produzione di energia solare la rete si possa bloccare. Oppure c’è il rischio di un eccesso di domanda». 

 

Un problema che si deve risolvere 

La questione così posta sembra essere più grave del previsto, ma una soluzione va trovata. «Il problema – continua – si risolve con la tecnologia. L’energia rinnovabile è il futuro e bisogna usare gli elettroni verdi. Il nostro gestore della rete, però, è cresciuto in un mondo non rinnovabile in cui se dovevi produrre più energia chiamavi il produttore di fondi fossili e gliene chiedevi di più. L’arrivo delle rinnovabili è imprevedibile, ma è tutto gestibile, ma se hai la tecnologia sulla rete. L’italia è indietro sullo storage. L’app di Terna dice che le rinnovabili in Italia sono al 34% e noi dobbiamo impegnarci di più dotandoci della necessaria tecnologia, per poter stoccare l’energia.  A oggi però l’indipendenza energetica è ancora lontana».