energie rinnovabili

Nel giorno in cui gli studenti scendono in piazza per manifestare contro il climate change, la conferma che si è ancora troppo indietro riguardo alle energie rinnovabili arriva proprio da Eni (contro la quale non manca qualche cartello). Proprio nella 22° edizione della World Energy Review, la rassegna statistica mondiale, si legge come “le installazioni di rinnovabili sono in crescita esponenziale negli ultimi anni. Tuttavia, la quota di solare ed eolico copre poco più del 10% nel mix di generazione elettrica, a fronte dell’oltre 60% generato da fonti fossili.

Eni elenca, infatti, quali siano i nodi energetici da sciogliere nel futuro prossimo.

LEGGI ANCHE: Eni, Plenitude: Descalzi, partner strategico in vista

2022, cresce il consumo energetico, ma i fossili la fanno da padrone

Il documento di Eni non si occupa soltanto di energie rinnovabili, ma offre una panoramica completa delle questioni energetiche. “Nel 2022, – continua ancora il report della società energetica – il consumo primario mondiale di energia cresce ad un tasso prossimo al 1% rispetto al 2021, confermando il trend delle ultime decadi, con le fonti fossili che continuano a coprire circa l’80% della quota del mix energetico. I prezzi delle principali commodities energetiche hanno risentito degli effetti della guerra in Ucraina su tutti i mercati con impatti diversificati a seconda delle caratteristiche di ciascuno e del grado di dipendenza dalle forniture russe”.

Quali sono le principali questioni energetiche

Il documento si conclude poi con una serie di questioni aperte in tema di energia, che vanno dai minori investimenti nel comparto oil, che hanno portato alla crescita del prezzo del petrolio del 43%, arrivando a 101,2 dollari al barile, fino ai prezzi del gas, che raggiungono livelli significativamente elevati. L’altro tema da affrontare è quello dei minerali critici, che giocano un ruolo fondamentale in alcune tecnologie chiave legate alla
transizione. La maggior parte registra una significativa crescita in termini di produzione,
riflettendo anche l’aumento della domanda. Il nichel e il litio segnano l’incremento maggiore (superiore al 20%).

LEGGI ANCHE: Eni fa il pieno: interamente collocato il bond retail