energia nucleare

Il futuro dell’Italia potrebbe passare attraverso il nucleare. Anche se non è detto che si tratti delle forme tradizionali, sono diversi gli indicatori che parlano di un ritorno all’utilizzo dei reattori. A partire dalla posizione dell’amministratore dell’Eni Claudio Descalzi, che è stato tra i primi a parlare di energia nucleare, passando per la Bei, ia Banca europea degli investimenti, che non ha escluso il nucleare tra gli investimenti. Anche Rafael Grossi, numero 1 dell’Alea, grazie anche alla visibilità acquisita in Ucraina, torna spesso sul tema (da non dimenticare che il numero due, Massimo Aparo, è italiano, un super esperto di crisi che ha gestito anche il dossier Iran).

Partire dalle università

Per tornare all’utilizzo dell’energia nucleare, come prima cosa, è necessario che ci siano i tecnici in grado di realizzarla. L’ingegnere nucleare è una figura ormai scomparsa, a seguito del referendum del 1987 che mandò a zero le iscrizioni alla facoltà che per antonomasia ospitava i super cervelli. Con la bocciatura alle urne dell’energia nucleare sparì anche l’interesse a diventare ingegneri nucleare. Eppure le radiazioni sono molo usate e molto utili (sembra un paradosso) in campo medico. Marie Curie ad esempio costruì fin dall’inizio una macchina per lo studio di radiazioni artificiali. Comunque, altri campi parte, non sono stati in molti a puntare su questi studi. Una bella contraddizione se si pensa che l’atomo è stato rotto da Enrico Fermi (anche se, all’inizio, pensava di aver trovato nuovi elementi più che aver spezzato l’uranio).

Cos’ha intenzione di fare il governo con l’energia nucleare

Proprio dalla formazione negli ultimi tempi vuole partire il governo e su questo tema insiste il ministro Gilberto Pichetto Fratin. «Anche per la premier Giorgia Meloni sia un obiettivo a lungo termine, uno del cambi epocali che vorrebbe portare a casa, almeno da contrapporre al ponte sullo stretto di Messina, cavallo di battaglia di Salvini» scrive il Corriere della Sera.  Snodo fondamentale di questo percorso sarà Enea, ente che proprio negli anni ’80 nacque per l’energia nucleare. Un forte investimento è stato fatto sul fisico Stefano Buono di Newcleo, già collaboratore del premio Nobel Carlo Rubbia. «La tecnologia di Newcleo – spiega il Corriere della Sera – per la quale Buono ha già parlato con il presidente francese Emmanuel Macron ha bisogno di una validazione scientifica per dimostrare che tutto funzioni nell’idrodinamica dei piombo (i suoi reattori dovrebbero funzionare con il metallo liquido al posto dell’acqua). Più incerto appare invece il quadro per il progetto con l’Ansaldo Nucleare, tra la Romania e il Belgio. În questo caso Fidea ha sviluppato la tecnologia sempre al piombo, ma all’estero, così da avere un’altra scappatoia».