Energia nucleare futuro Italia

La campagna elettorale in corso in Italia per le elezioni politiche del prossimo 25 settembre riaccende il dibattito sul tema dell’energia nucleare che per alcuni partiti politici andrebbe rimessa al centro del sistema energetico nazionale. Qual’è dunque il futuro per l’atomo nel nostro Paese? Per rispondere a questa domanda è utile guardare a quanto avviene in Europa, nei Paesi che hanno attivi gli impianti, come la Francia, e in quelli che invece hanno provveduto allo smantellamento delle centrali.

Energia nucleare, quale futuro per l’Italia?

Partiamo dalla Germania, dove lo smantellamento delle centrali nucleari è sempre stato al primo posto per il partito dei Verdi. Lo scotto da pagare, come sostenuto da Linkiesta, sarebbe molto alto. L’obiettivo di chiusura delle centrali, imposto da Angela Merkel entro il 2022 dopo il dramma di Fukushima del 2011, avrebbe mostrato, sin dall’inizio, i suoi limiti. Anzitutto la transizione energetica nazionale avrebbe spinto la Germania verso una carenza di energia e il conseguente aumento dei costi.

“L’aumento dei prezzi dell’energia e la diminuzione della sicurezza dell’approvvigionamento mettono in pericolo la competitività e il benessere tedesco”, questo l’avvertimento degli scienziati, i quali criticano la transizione energetica tedesca e non solo. “Con un’attenzione unilaterale al sole, al vento e al gas naturale, la Germania è stata portata a una carenza di energia”. Infatti, l’energia intermittente originata dal vento e dal sole richiederebbe una vasta rete di centrali elettriche, linee elettriche e strutture di stoccaggio, che in parte “sta nascendo solo ora” e in parte non è ancora stata progettata. Al momento, dunque, mancherebbe la tecnologia necessaria per porre in essere tale transizione energetica.

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Il futuro dell’Italia con l’energia nucleare

Ci sono poi Paesi nei quali l’energia nucleare costituisce il pilastro della produzione energetica nazionale. Ne è un esempio concreto la Francia, dove tuttavia di recente non sono mancati problemi per le centrali che, a causa della siccità, hanno avuto seri problemi a rimanere accese. Anche in Italia c’è chi guarda al modello francese con interesse e tra questi c’è la Lega di Matteo Salvini che da qualche mese ha iniziato ad accendere i riflettori sul tema dell’energia atomica definita come pulita.

L’Istituto Liberale, inoltre, ha pubblicato dei dati che mettono a confronto l’Italia e la Francia evidenziando come, con l’adozione del nucleare, ci sarebbero dei vantaggi importanti sia in termini di costi che ambientali. In Francia l’energia elettrica costa 0,21euro al kWh, in Italia 0,42 euro al kWh. In tema ambientale, inoltre, l’intensità di carbonio dell’elettricità per kwh è pari a 341 gCO2 in Italia, mentre scende a 68 gCO2 in Francia.

Chi sostiene la tesi del ritorno al Sì al nucleare in Italia lo fa evidenziando il ruolo che tale mossa potrebbe avere nel processo di decarbonizzazione della produzione energetica. Come riferito da Il Sussidiario.net, infatti, quasi metà dell’elettricità carbon-free europea viene prodotta col nucleare, con il conseguente indotto economico che ne deriva e la sempre maggiore autonomia che gli Stati potrebbero raggiungere. L’invito della fonte prima citata è dunque quello di cominciare a considerare l’energia nucleare alla stregua di tutte le altre fonti energetiche che non emettono gas a effetto serra.