Autoconvocando un consiglio d’amministrazione illegittimo, Antonello Marzolla ha deciso stamattina che il periodo ferrogostano fosse idoneo ad un nuovo blitz in Enasarco, e quindi pur ritrovandosi in otto consiglieri su 15, pur mancando la convocazione legittima da parte del presidente uscente o del presidente del Collegio Sindacale – Giovanna Ceribelli, che invece non si è nemmeno collegata per aver chiesto senza averle istruzioni al ministero vigilante – si è autorinnovato presidente dell’ente, dopo che la prima tornata di nomine era caduta sotto i colpi dei provvedimenti d’urgenza dell’autorità giudiziaria.
La vicenda dell’ente previdenziale degli agenti di commercio sta diventando una sintesi di tutte le violazioni possibili di ogni genere di trasparenza procedurale. E dunque continua ad accumularsi la pila delle scorrettezze che presto o tardi arriveranno al pettine.
Manca evidentemente da parte delle liste che hanno perso le elezioni eppure hanno trovato il modo di ribaltare la sostanza dei fatti insediandosi al potere con una prima forzatura e che sono appunto guidate da Marzolla, qualsiasi volontà di mediazione. Il 6 agosto, non a caso, gli esponenti della lista “FarePresto!”, che ha vinto sia pure di misura le elezioni, avevano contestato formalmente la nomina da parte della Commissione Elettorale dei 3 seggi rimasti vacanti all’esito delle elezioni del cda tenutesi il 23 dicembre 2020. “Basti al riguardo considerare che gli stessi Ministeri Vigilanti, con la nota trasmessa in data 27 luglio 2021, avevano auspicato l’individuazione di una soluzione condivisa e, soprattutto, si erano riservati – all’uopo invitando espressamente la Commissione Elettorale a sottoporgli le sue determinazioni – di verificare la legittimità delle intese raggiunte”, scrive “FarePresto!” in un comunicato. E poi aggiunge: “Ebbene, la Commissione Elettorale, non solo non ha adottato un criterio condiviso tra tutte le parti procedendo tra l’altro alla proclamazione dei 3 seggi vacanti ad adunanza già chiusa e senza previa condivisione dei Ministeri Vigilanti, ma ha altresì fatto ciò adottando a maggioranza (5 a 4) un criterio che si pone in evidente contrasto con le regole statutarie e regolamentari le quali, invero, ai fini dell’assegnazione dei n. 3 seggi vacanti, imponevano di considerare esclusivamente le preferenze espresse per l’elezione dei delegati espressione delle imprese preponenti/case mandanti”.
Di fronte a questa situazione, i consiglieri “di minoranza” si sono defilati dal consiglio, illecitamente ricomposto dalla Commissione. E spiegano: “Pertanto, anche in considerazione delle gravi responsabilità sia civili che penali che deriveranno in capo a ciascuno di noi ove questa adunanza fosse tenuta nell’odierna illegittima composizione, chiediamo, che i consiglieri nominati all’esito della delibera adottata dalla Commissione Elettorale il 3/4 agosto u.s. non siano ammessi a partecipare al CdA che dovrà dunque tenersi nella composizione a 12 membri risultante dalla proclamazione effettuata dalla Commissione Elettorale in data 6 luglio 2021 che teneva conto del provvedimento del Tribunale di Roma reso in sede di reclamo con ordinanza cautelare del 24 giugno 2021 (confermativo del provvedimento ex art. 700 reso dalla dott.ssa Ciocca in data 22 aprile 2021). Si chiede quindi che al Cda e alle deliberazione non partecipino i consiglieri presenti – proclamati con delibera della Commissione Elettorale del 3/4 agosto u.s. – che si trovano in una evidente e conclamata posizione di conflitto di interessi (Orsini Confindustria e Panigo Confcommercio). In considerazione della totale illegittimità dell’adunanza consiliare cui sono stati invitati a partecipare consiglieri non legittimamente nominati, anche a nome di Fare Presto, chiediamo che sia interamente trascritta a verbale la diffida inviata dai nostri legali, prof. ri Guido Alpa e Andrea Zoppini in data 6 agosto u.s., riservandoci di denunciare i gravi fatti oggi occorsi alle competenti Autorità, sia civili che penali. Non essendovi, quindi, ragione per cui tale adunanza debba continuarsi ad essere celebrata, anche a nome dei predetti consiglieri, vi comunico che provvederemo immediatamente ad abbandonare la seduta consiliare”.
Tutto è stato inutile di fronte alla protervia. Quello che questa storia mette in risalto, più del merito della stessa vicenda, è che il diritto e i diritti dei cittadini possono essere tranquillamente e impunemente calpestati in Italia a dispetto del governo e dei regolamenti, approfittando di un nebbioso intreccio tra certa politica, finanza, clero e rappresentanze. Arroganza, soprusi, illegalità diffusa ed una sistematica spoliazione  dei lavoratori e delle imprese attraverso i più svariati ed “invisibili” sistemi, inventati dalle “rappresentanze” e dalla politica,  nutrono una “cricca” costosissima che lavora incessantemente a favore di se stessa.

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