Enasarco, altro ricorso urgentecontro la resistenza passiva

C’è l’urgenza di tutti noi, del signor Rossi, che significa dover risolvere un problema appena possibile, in qualche minuto, qualche ora o qualche giorno.
E poi c’è l’urgenza dell’ordinamento giuridico italiano, per cui quando qualcuno subisce un sopruso e fa un ricorso d’urgenza – appunto – al Tribunale per ottenere un provvedimento appunto d’urgenza che lo protegga, può esserci un sì dei giudici e può poi non succedere niente nella realtà.
E’ la situazione creatasi all’Enasarco, il grande ente previdenziale privato che ha 230 mila iscritti e deve assicurare le pensioni agli agenti e rappresentanti italiani. Dopo che le elezioni dell’autunno scorso hanno portato a un risultato di stretta misura però chiaro, dando la vittoria alla coalizione “FarePresto!”, formata da Federagenti, Anasf, Fiarc, Confesercenti, Assopam e Anpit. Ma successivamente, nelle procedure statutarie per la nomina del consiglio, in base alle regole in vigore si è creato il varco per un’opaca impasse: al voto decisivo, un delegato della lista vincente, con un blitz subito contestato, non è stato ammesso, e la vittoria è andata all’altro raggruppamento, che ha eletto in consiglio di 8 consiglieri su 15 assumendo di fatto la gestione e nominando presidente Antonello Marzolla, paradossalmente all’insegna di una discontinuità del tutto inverosimile per un uomo che è consigliere di Enasarco, da sempre sostenitore delle gestioni passate, da oltre 15 anni.
Contro questo blitz FarePresto! ha chiesto una sospensiva appellandosi al Tribunale ai sensi dell’articolo 700 del codice. Il Tribunale ha concesso il 22 aprile l’immediata sospensiva della vigenza del consiglio fissando l’udienza di merito per giugno; ma il consiglio Enasarco autoinsediatosi non se n’è dato per inteso, ed ha continuato a riunirsi e a deliberare. A nulla è valsa una lettera con cui la direzione generale del ministero del Lavoro ha richiamato all’ordine i resistenti. E a questo punto FarePresto ha sporto al Tribunale una nuova istanza, questa volta ai sensi dell’articolo 669-duodecies del Codice di Procedura Civile, una norma inequivocabile che ribadisce l’ovvio, e cioè che: “L’attuazione delle misure cautelari aventi ad oggetto obblighi di consegna, rilascio, fare o non fare avviene sotto il controllo del giudice che ha emanato il provvedimento cautelare il quale ne determina anche le modalità di attuazione e, ove sorgano difficoltà o contestazioni, dà con ordinanza i provvedimenti opportuni, sentite le parti. Ogni altra questione va proposta nel giudizio di merito”. Insomma: il consiglio Enasarco deve autosospendersi subito, e poi il Tribunale deciderà nel merito.
Per inciso: la sospensione degli effetti delle elezioni forzati dalla coalizione di Marzolla è stata deliberata dal Tribunale il 22 aprile scorso ai sensi dell’articolo 700; l’istanza per ottenere l’esecuzione dell’ordine del Tribunale in base all’articolo 669 è stata depositata il 4 maggio. E’ passato più di un mese dal primo provvedimento e 21 giorni da secondo, senza esito. Un vero, sostanziale vilipendio delle istituzioni da parte dei resistenti, per quanti cavilli legali possano essere accampati.