Il fenomeno della Great Resignation si sta diffondendo rapidamente anche sul territorio italiano e le aziende si stanno ritrovando ad affrontare un momento complicato dal punto di vista delle risorse, rivalutando profondamente l’importanza delle esigenze e delle richieste dei dipendenti.

È davvero così importante riconoscere il valore dei propri dipendenti e soddisfarne le aspettative? Sì, perché i numeri ci dicono che nel 2021 le dimissioni di massa, verificatesi soprattutto nella fascia d’età compresa tra i 26 e i 35 anni e per lo più nel Nord Italia, sono aumentate dell’85% rispetto al 2020 proprio perché molte aziende non sono state capaci di rispondere tempestivamente ai bisogni della loro forza lavoro.

Qualche giorno fa ricorreva l’Employee Appreciation Day, una giornata ideata dal Dr. Bob Nelson per celebrare la pubblicazione del suo libro 1.001 Ways to Reward Employees, che nasce proprio con questo scopo: ricordare ai datori di lavoro che prendersi il tempo necessario per ringraziare i propri collaboratori è un’occasione da non perdere per rafforzare ulteriormente il legame tra azienda e dipendenti.

Questa giornata, ormai diffusa in tantissimi Paesi, tra cui gli Stati Uniti, rappresenta l’occasione per le aziende di gratificare i propri dipendenti offrendo loro diversi benefit: alcuni riconoscimenti speciali, la possibilità di uscire anticipatamente dall’ufficio o attraverso la realizzazione di grandi eventi. 

Grazie ad uno studio condotto da Alight, già all’inizio della pandemia erano emerse chiaramente quali fossero le nuove richieste da parte dei dipendenti e quali esigenze sarebbero diventate centrali. Per questo motivo, oggi occorre acquisire piena consapevolezza che per conquistare e trattenere i nuovi talenti le aziende devono essere disposte all’ascolto per rispondere proattivamente ai bisogni delle nuove generazioni.

Che cosa chiedono i dipendenti

I benefit più richiesti e i servizi che gratificano maggiormente i dipendenti sono diversi e variano a seconda dell’età anagrafica dei lavoratori. Le aziende dovrebbero diversificare la loro offerta in base alle diverse generazioni e cercare di promuovere un programma di work-life balance, che sembra essere molto apprezzato perché favorisce una migliore conciliazione tra la vita lavorativa e quella personale, specialmente dopo due anni di pandemia. 

Molte persone hanno avuto la possibilità di approcciarsi al lavoro ibrido, apprezzando il risparmio di tempo del tragitto casa-lavoro e riuscendo così ad organizzare in modo più efficace il proprio tempo libero. La flessibilità, infatti, è la richiesta più ricorrente, non solo dai dipendenti ma anche dai candidati che preferiscono poter decidere il luogo di lavoro in base alle loro esigenze (casa, ufficio o alternare casa/ufficio, ma senza l’obbligo di una presenza fissa in ufficio). 

In Nord Europa, per esempio, si parla sempre più spesso di aziende che hanno implementato la compressed working week’: un sistema che permette di contrattualizzare 10 ore di lavoro al giorno per ottenere un giorno libero alla settimana. 

Se da un lato in Italia la “settimana breve” è ancora un tema di discussione, l’importanza della flessibilità è un aspetto interiorizzato dalla maggior parte delle aziende nazionali.

Inoltre, se da un lato negli ultimi due anni è aumentata la richiesta di counseling aziendale  dall’altro alcuni benefit “classici” restano molto apprezzati come un welfare aziendale inteso come assistenza sanitaria, aiuti per l’istruzione, aiuti finanziari e buoni pasto – , anche in smart working.

In questo contesto, i millennials oggi richiedono alle aziende un percorso di crescita ben definito. Due aspetti molto importanti che i talenti valutano durante il processo di selezione per un nuovo posto di lavoro riguardano l’impegno e gli strumenti messi a disposizione dalle aziende per garantire e tutelare il benessere dei dipendenti.

Questo aspetto è sempre stato un fattore rilevante a livello aziendale, ma è diventato ancora più cruciale durante questi due anni di pandemia in cui molti lavoratori hanno riflettuto su quanto sia preziosa la loro salute. 

Garantire il benessere sul posto di lavoro è fondamentale: un clima sereno riduce l’assenteismo, incrementa la motivazione, fa aumentare l’employer branding e conseguentemente le possibilità di talent acquisition e di employee retention. Infine, anche tutelare la salute mentale dei dipendenti è linfa vitale per un’azienda. Il moderno concetto di salute mentale supera la separazione tra individuo, gruppo e organizzazione, evidenziando come tutti siano parte attiva di una realtà. Rischiare di compromettere, o non tutelare, la ‘salute’ di una persona, influenza difatti anche quella dell’intero sistema.

In questo contesto, un’azienda che è in grado di promuovere e mantenere un elevato livello di soddisfazione fisica, psicologica e sociale per tutte le sue persone rappresenta un esempio virtuoso, un ambiente ideale ed estremamente appetibile per nuovi talenti.

A seguito della pandemia e con l’accelerazione dello smart working, la produttività è cresciuta del 30%, contribuendo a rafforzare il rapporto di fiducia tra le aziende e i collaboratori.

In virtù di questa crescita e considerato l’alto rischio di burn out dovuto alla difficoltà di non riuscire a ‘staccare la spina’, le aziende devono premunirsi di policy aziendali che aiutino le persone a preservare la loro salute mentale e il diritto alla disconessione.

L’Employee Appreciation Day rappresenta l’occasione migliore per ringraziare i propri dipendenti, riconoscendo il loro l’impegno quotidiano e gratificadoli con benefit concreti, ma, soprattutto, ci ricorda che i dipendenti sono gli asset più importanti di un’azienda e che investire sul loro benessere rappresenta una mossa vincente anche a livello di business.

 

Elisa Fornero, HR Business Partner Director di Alight Solutions