Riparare una lavatrice, un aspirapolvere o un altro elettrodomestico spesso costa quasi quanto comprarne uno nuovo. È questo il nodo che l’Unione europea prova ad affrontare con le nuove norme sul diritto alla riparazione, pensate per rendere più accessibili pezzi di ricambio, strumenti e assistenza indipendente. Il problema riguarda milioni di famiglie: secondo i dati riportati da Euronews, in Europa ogni anno si registrano circa 28 milioni di guasti domestici, ma soltanto 5 milioni finiscono con l’intervento di un tecnico e la riparazione dell’apparecchio.

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Riparare piace, ma spesso non conviene

La disponibilità dei consumatori c’è: circa il 77% dei cittadini preferirebbe aggiustare un prodotto invece di sostituirlo. Il costo, però, cambia la scelta. Solo il 5% delle lavatrici e il 33% degli aspirapolvere avrebbe un prezzo tale da rendere economicamente conveniente una riparazione professionale; negli altri casi, il confronto con il costo di un apparecchio nuovo spinge spesso verso la sostituzione. Per Alex Bunodiere, ricercatore della KU Leuven, il vero ostacolo non è tanto trovare chi ripara, quanto il prezzo dell’intervento.

Il conto da 12 miliardi

La Commissione europea stima che questa situazione costi ai cittadini circa 12 miliardi di euro all’anno. Un guasto relativamente piccolo può rendere antieconomico intervenire: nel caso di una lavatrice, una riparazione da 280 euro può trovarsi a competere con un apparecchio nuovo venduto praticamente allo stesso prezzo. Pesano anche i tempi e le garanzie: un prodotto nuovo può arrivare in un giorno ed è coperto per due anni, mentre una riparazione può richiedere settimane e spesso tutela soltanto il componente sostituito.

Cosa cambia con il diritto alla riparazione

Le nuove regole europee puntano a intervenire soprattutto sui vincoli che rendono difficile il lavoro dei riparatori indipendenti. I produttori devono mettere a disposizione pezzi di ricambio, strumenti e informazioni, mentre blocchi software o restrizioni hardware non possono essere utilizzati per impedire interventi esterni. Sono previsti anche prezzi indicativi online per le riparazioni più comuni e la possibilità di utilizzare componenti originali, usati, compatibili o stampati in 3D, purché sicuri e conformi. L’obiettivo è creare maggiore concorrenza e permettere al consumatore di capire in anticipo se riparare conviene davvero.

Meno rifiuti e una vita più lunga per i prodotti

La questione è anche ambientale. Secondo i dati riportati nell’articolo, ogni anno in Europa vengono prodotti circa 35 milioni di tonnellate di rifiuti legati agli apparecchi rotti, mentre gli apparecchi dismessi sono associati a 261 milioni di tonnellate di emissioni di gas serra. Le nuove norme si inseriscono quindi anche negli obiettivi del Green Deal e dell’economia circolare, cercando di allungare la vita dei prodotti e ridurre la quantità di risorse necessarie per sostituirli. Resta però il nodo dell’applicazione: secondo Euronews, alla scadenza prevista soltanto 10 Stati membri avevano completato gli adempimenti richiesti.