Electrolux licenziamenti

La geografia industriale di Electrolux in Italia è destinata a cambiare ancora. Nel piano di riorganizzazione della multinazionale svedese non ci sono soltanto 1.450 esuberi, la riduzione degli organici e la prospettiva di chiusura di Cerreto d’Esi: a modificarsi è anche la distribuzione internazionale delle produzioni. Dopo il trasferimento delle lavasciuga da Porcia alla Thailandia, anche una parte dei frigoriferi oggi legati allo stabilimento veneto di Susegana sarebbe destinata a lasciare l’Italia. I modelli di fascia più bassa verrebbero affidati in conto terzi a produttori in Cina e successivamente commercializzati anche sul mercato italiano con i marchi del gruppo.

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Susegana si concentra sull’alto di gamma

La trasformazione pesa soprattutto sul sito di Susegana, uno dei poli storici dell’elettrodomestico italiano. Il piano prevede 240 esuberi tra gli operai e altri 180 tra gli impiegati, per un totale potenziale di 420 posizioni considerate eccedenti: i numeri sono stati riportati dall’Ansa dopo il confronto al ministero delle Imprese. La fabbrica dovrebbe progressivamente concentrarsi sui frigoriferi da incasso di fascia alta, mentre, secondo la ricostruzione del Fatto, la produzione delle gamme inferiori sarebbe destinata alla Cina. Per il sito veneto viene indicato a regime un volume nell’ordine delle 515 mila unità annue.

Da Porcia alla Thailandia: cambia la mappa produttiva

Il caso dei frigoriferi si inserisce in una strategia che ha già un precedente concreto. A Porcia, in Friuli-Venezia Giulia, Electrolux ha ufficializzato il trasferimento in Thailandia della produzione delle lavasciuga, una scelta che secondo l’Ansa comporterebbe la perdita di circa un terzo dei volumi attuali dello stabilimento. La fabbrica dovrebbe così concentrarsi sulle lavatrici, con un aumento previsto della produzione di queste ultime, ma dentro una riorganizzazione che continua a preoccupare i sindacati per le ricadute sull’occupazione e sulle competenze industriali. Le delocalizzazioni verso Cina e Thailandia erano già state indicate dalle organizzazioni dei lavoratori nei mesi scorsi come uno dei nodi centrali della vertenza.

Il conto italiano: 1.450 esuberi e Cerreto verso la chiusura

Sul piano nazionale Electrolux ha ridotto gli esuberi dichiarati dai precedenti 1.719 a 1.450 addetti, ma per Fim, Fiom e Uilm il ridimensionamento resta molto pesante. Ai posti considerati eccedenti si aggiungono infatti 135 contratti a termine che, secondo il comunicato unitario del 4 settembre, non saranno rinnovati; tra aprile e agosto l’organico a tempo indeterminato sarebbe inoltre già sceso da 4.279 a 4.200 persone. Resta sul tavolo anche la chiusura di Cerreto d’Esi, mentre il gruppo punta a intervenire sull’organizzazione del lavoro e sulla produttività degli altri stabilimenti italiani. I sindacati hanno risposto proclamando otto ore di sciopero.

Governo e Regioni chiedono un piano di rilancio

La partita è ora anche politica. L’8 settembre il ministro delle Imprese Adolfo Urso, dopo il confronto con le Regioni interessate, ha ribadito l’obiettivo di preservare stabilimenti e occupazione, chiedendo alla multinazionale un piano di rilancio fondato su investimenti e produzioni sostenibili nel tempo. Il tavolo nazionale sarà riconvocato dopo il Consiglio Competitività europeo del 24 settembre, mentre Roma punta anche a intervenire sulle condizioni di competitività dell’industria europea dell’elettrodomestico. La questione, dunque, va oltre il semplice conteggio degli esuberi: riguarda quale quota della manifattura italiana Electrolux considererà ancora strategica e quale, invece, potrà essere acquistata all’estero mantenendo invariata la presenza commerciale dei suoi marchi.