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Mobilità sostenibile, Giovannini: centreremo gli obiettivi del Pnrr

Al convegno di Economy Sviluppo sostenibile & circular economy. La Mobilità di domani, le opportunità di oggi, all’Auditorium Ferrovie dello Stato Italiane, moderato e introdotto dal direttore di Economy Sergio Luciano, il ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili spiega perché questa volta i tempi saranno rispettati

24 Novembre 2021

Riccardo Venturi
Sostenibilità, parola ignota in Italia. Ma si può cambiare

Il ministro per le Infrastrutture e la mobilità sostenibili Enrico Giovannini

Questa volta si rispetteranno i tempi: gli interventi previsti nel Pnrr sulle infrastrutture e trasporti saranno completati entro i termini. Lo ha affermato Enrico Giovannini, ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili, aprendo oggi il convegno di Economy Sviluppo sostenibile & circular economy. La Mobilità di domani, le opportunità di oggi, all’Auditorium Ferrovie dello Stato Italiane, moderato e introdotto dal direttore di Economy Sergio Luciano. «La ragione è riferita a 3 interventi. Primo, la scelta dei progetti: conoscendo la tempistica stretta abbiamo scelto progetti realizzabili entro il 2026. Secondo, il cambio delle regole, con la velocizzazione e soprattutto la gradazione dei processi: i piccoli progetti prevedono interventi di un certo tipo, i medi hanno una semplificazione, i grandi una procedura rapida e completamente nuova. Terzo, i soggetti attuatori sanno già adesso cosa devono fare, perché abbiamo finanziato progetti già definiti: senza progetti non ci sono finanziamenti». Per quanto riguarda le ferrovie, Giovannini ha sottolineato l’importanza dell’estensione dell’alta velocità al Sud, oltre a quella di nuove linee quali la Bari-Napoli, e degli investimenti sulle linee regionali, sia a livello infrastrutturale che di nuovi treni per sostituire quelli spesso obsoleti. Il ministro ha difeso i risultati ottenuti dalla Cop26: «ha definito una serie di azioni di pubblico e privato non risolutive, ma nettamente più incidenti rispetto al passato. Ha introdotto un processo di validazione annuale e non quinquennale dei progressi fatti. Ha raggiunto degli importanti accordi sui temi forestali e di fuoriuscita dal carbone, un segnale alla politica e al settore privato che quella è la strada». Giovannini ha anche fatto riferimento al tema fin qui poco trattato del necessario adattamento del sistema di trasporto ai cambiamenti climatici.

La parola è poi passata al padrone di casa Fabrizio Favara, Chief strategy officer del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane. «Si parla tanto di transizione energetica, ma è in corso anche una transizione della mobilità. Per realizzarlo si deve abilitare un sistema che lo gestisce» ha affermato Favara. «La sola linea di finanziamento sull’infrastruttura ferroviaria è di 24 miliardi di euro; si innesta su un pacchetto dell’Rfi che è più ampio. Come usarli al meglio? Non esiste miglior uso di un’ottica sistemica, di coordinamento di tutti gli elementi che possono contribuire. Tutto questo deve essere implementato da una tecnologia. Nell’ottica sistemica ci vuole una tecnologia digitale in grado di abilitare quel dialogo fra tutte le filiere del trasporto. È una sfida di portata storica che si può affrontare solo in un’ottica sistemica». Giuseppe Benincasa, direttore generale ANIASA, ha messo l’accento anche sulle potenziali criticità dell’avvento della mobilità elettrica. «Guardo con grande favore all’obiettivo di tutelare l’ambiente, e di arrivare a un’economia carbon free. Bisogna arrivare su un obiettivo condiviso ma con tempi ragionevoli, così che un obiettivo giusto non si traduca in una macelleria sociale. (Sergio Luciano ha ricordato in apertura che secondo il Corriere della Sera, sono a rischio 60milam posti di lavoro: ndr). È arrogante dire che tutto debba essere elettrico, anche perché l’industria automobilistica corre molto più delle infrastrutture. Gli aiuti strutturali alla rottamazione dei veicoli da Euro zero a Euro 4 sono centrali: così si risparmia CO2 e si dà più sicurezza sulle strade».  Andrea Cardinali, direttore generale UNRAE, è tornato sul tema dei contributi alla rottamazione. «Si tratta di un tema cruciale. C’è un focus esasperato sulle vetture nuove e un’amnesia sul parco circolante, che invece è la madre di tutti i problemi» ha scandito Cardinali. «Ricordo che c’è una procedura di violazione pluridecennale sulla qualità dell’aria aperta da Bruxelles. Abbiamo 39 milioni di autovetture di cui 10,5 milioni sono ante Euro 4 con tanti inquinanti, agenti patogeni e cancerogeni. Dal 2008 a oggi abbiamo un trend di invecchiamento delle auto arrivato a 11,8 anni di età media, più alto degli altri Paesi europei. Ci vogliono 26 anni per rimpiazzarle tutte. Quanto alle vendite, dopo il calo di mezzo milione nel 2020, nel 2021 siamo a oltre 400mila in meno, l’anno prossimo ne prevediamo 370mila in meno. Si era parlato al Mise di 3 miliardi, ma nella bozza della legge di bilancio non c’è neanche un euro». Roberto Sgalla della commissione mobilità sostenibile Cnel ha fatto un riferimento alla situazione della sicurezza. «Il veicolo è oggi il miglior amico della sicurezza. Il peggior nemico è l’uomo. Purtroppo anche i dati Istat di qualche giorno fa dimostrano che i comportamenti non sono migliorati, l’uso dei device provoca molti incidenti; anzi per alcuni aspetti dopo la pandemia ci sono comportamenti regressivi. A volte c’è molta attenzione per l’ambiente e poca per gli utenti deboli: tra pedoni e ciclisti arriviamo al 30% dei morti l’anno».

Massimiliano Balbo di Vinadio, VP Sales L.A. Targa Telematics, ha parlato della crescita di soluzioni alternative alla proprietà dell’auto: «Il nostro core business è lo sviluppo di sistemi di mobilità. Aiutiamo le piattaforme di mobilità con i nostri dati. Sarebbe interessante utilizzare il Pay per use per proporre sistemi innovativi per proporre a chi ha auto di più di 10 anni di passare da una logica di proprietà dell’auto a una di servizio. Questo ci permetterebbe di aggredire un parco di 10 milioni di veicoli obsoleto attraverso operatori di mobilità, per farli passare per esempio al noleggio, sicuro, condiviso, così da svecchiare il parco circolante. Nel Nord Europa le soluzioni di noleggio raggiungono l’80% degli utenti». Paolo Ghinolfi, amministratore delegato SIFA’, ha spiegato come si muove la sua azienda. «SIFA’ sta per Società italiana flotte aziendali. Abbiamo immesso sul mercato 25mila veicoli in 5 anni, come previsto. Il noleggio a lungo termine ha un’enorme prospettiva di sviluppo. Stiamo chiamando tutti gli stakeholder attorno a un tavolo dedicato alla circular mobility, vogliamo capire se la mobilità elettrica è il futuro, oppure se lo è l’idrogeno, così da portare ai tavoli istituzionali la visione non solo nostra interna, ma anche di tutti gli stakeholder tecnici che possono contribuire».

Giacomo Lovati, responsabile Beyond Insurance Office UnipolSai, ha spiegato come si va oltre l’assicurazione: «Assicuriamo il 26% del mercato dell’auto. Negli ultimi anni abbiamo cercato di allargare il nostro campo d’azione. Siamo stati i primi a utilizzare la black box, oggi milioni di nostri assicurati ce l’hanno, e così abbiamo una gran mole di dati sui comportamenti dei guidatori. Siamo entrati nel noleggio a lungo termine, nella transazione delle auto usate che vale più del 60% del totale, e anche nell’elettrico. Scordiamoci che lo sharing risolva i problemi, vista la configurazione geografica che abbiamo in Italia, in certe zone per altri 30 anni ci sarà la proprietà dell’auto. Nelle grandi città è diverso. Oggi le auto italiane stanno ferme il 93% della loro vita. Il sistema è dunque imperfetto. Nel noleggio a lungo termine cresce il mercato retail e ancora di più quello del professionista. Le flotte virtuali stile Uber hanno un tasso di crescita importante. Forniremo polizze alle flotte, sempre più prodotti collettivi e meno individuali». Matteo Tanzilli, responsabile delle Public Affair Helbiz, ha raccontato le dinamiche dello sharing di monopattini: «In Italia da 3 anni abbiamo lanciato il primo servizio di sharing di monopattini a Milano, siamo il primo operatore con 25% di market share; in tutto ci sono in Italia 42mila monopattini in sharing. Lunedì scorso la nostra prima trimestrale post quotazione ha visto un più 236% dei ricavi nell’ultimo anno, il fenomeno è in grande crescita. Sono presidente di Assosharing, in sede parlamentare abbiamo portato le nostre istanze, ora è stato normato in maniera definitiva il settore della micromobilità. A livello di sicurezza abbiamo investito tantissimo, stiamo lavorando al primo monopattino sharing in condivisione prodotto in Italia, progettato da Pininfarina, con standard di sicurezza tra i migliori al mondo».

Federico Caleno, responsabile e-Mobility Enel X Italia, ha fatto una fotografia dello stato dell’arte sulla mobilità elettrica. «Siamo partiti un po’ in anticipo, nel 2008, per arrivare a questo punto in cui le cose si fanno in maniera seria. C’è la necessità d creare una rete in grado da supportare le necessità dei clienti. Abbiamo 14mila punti di ricarica, con una copertura geografica abbastanza omogenea. Installiamo 3mila punti di ricarica l’anno, potremmo essere più veloci se riuscissimo a entrare nei processi autorizzativi. Nell’area pubblica ci vogliono in genere dalle 4 alle 12 settimane, per posare una colonnina. Ma abbiamo 1200 colonnine installate e non ancora attivate». Giorgio Moroni, amministratore delegato Free To X, ha spiegato come opera la sua giovane azienda. «Siamo nati a marzo. Abbiamo oggi due stazioni di ricarica ad alta potenza, metteremo colonnine da 300 kw in su. Faremo 100 stazioni entro il 2023, l’obiettivo per l’estate del 2023 è avere una stazione di ricarica ad alta potenza ogni 50 km. Apriamo 6 colonnine al mese, oggi apriamo la terza stazione ad alta potenza, l’obiettivo è aprirne una ogni settimana nei prossimi 18-24 mesi. Il nostro piano è totalmente auto finanziato, non abbiamo aspettato il Pnrr, pensiamo di dare un contributo. Con le nuove batterie, le colonnine da 300 kw fanno assomigliare la ricarica a un normale rifornimento: si impiegano 10-15 minuti». Benvenuto Pogliani, responsabile Greentech ed e-Mobility di Eni gas e luce, ha parlato delle strategie in materia dell’azienda del gruppo Eni, che dal 2022 si chiamerà Plenitude. «Abbiamo 6500 punti di ricarica in Italia, arriveremo a 31mila nel 2030, di cui la maggior parte, circa 27mila, già operativi da 2025, totalmente autofinanziati. Il problema è che il cliente ha ancora la percezione che potrebbe rimanere in strada con la batteria scarica, prima o poi. Dobbiamo andare a togliere queste barriere psicologiche: mettere colonnine in alberghi, supermercati, cinema, strade, autostrade, stazioni di servizio, e soluzioni di ricarica a casa del cliente che siano adeguate. Un altro dubbio frequente: posso ricaricare su qualunque tipo di colonnina? Una volta rimossi questi dubbi, non ci saranno più ostacoli all’acquisto di auto elettriche». Marco Pietrucci, head of innovation Terna SpA, ha messo in evidenza il ruolo dell’azienda nella gestione della nuova domanda di elettricità legata alla e-mobility: «Controlliamo la rete di alta tensione e la sicurezza dell’alimentazione. In tema di adeguatezza rispetto all’elettrificazione, la mobilità elettrica è un trend destinato a occupare qualche terawatt ora, dai 6 ai 9. Non è dunque il fattore principale che potrebbe impattare sulla rete: a livello di trasmissione nazionale non vediamo criticità alcuna. In termini di potenza di prelievo è diverso: sento parlare di potenza minima da 300 kw, e le abitudini del consumatore a fare la ricarica nel tardo pomeriggio o nelle ore serali, proprio quando il fotovoltaico cala, potrebbero creare problemi. Ma siamo ottimisti. La mobilità elettrica rappresenta un’opportunità in termini di supporto al sistema. Le auto elettriche possono essere idonee a dare un supporto al raggiungimento della transizione ecologica: in fondo sono batterie su ruote».

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