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Italian sounding, difendere
dai falsari il cibo made in Italy

Un webinar il 26 novembre, dalle 10,30 alle 12,30, organizzato dalla Promos con la media partnership di Economy per illustrare i rimedi che le imprese possono adottare contro gli imitatori internazionali della qualità italiana.

24 Novembre 2021

Redazione Web
Italian sounding, difenderedai falsari il cibo made in Italy

Cento miliardi all’anno: uno sproposito, eppure è l’ammontare del cosiddetto fenomeno dell’”italian sounding”, cioè la vendita nei paesi stranieri di prodotti alimentari dal nome italiano, o assonante all’italiano, ma dall’origine straniera e dunque contraffatta. E’ una piaga commerciale che colpisce quasi esclusivamente la nostra industria agroalimentare, espropriandola di opportunità di esportazioni di quell’importo, cento miliardi.
Ma difendersi si può, per chi produce alimenti o bevande italiani – dai formaggi al vino, dai salumi alle conserve alle paste – e voglia affermarsi all’estero senza subire la concorrenza sleale dei falsari. Si può, ma non è facile, occorre muoversi con attenzione e professionalità: come, lo diranno il 26 novembre gli esperti riuniti attorno a un tavolo (virtuale, com’è opportuno di questi tempi) dalla Promos, la società del sistema delle Camere di commercio italiane che si occupa proprio di sostenere le imprese esportatrici nella loro sfida ai mercati mondiali.
Ad aprire il webinar – che avrà Economy come mediapartner e si svolgerà tra le 10,30 e le 12,30 - saranno Alessandro Gelli, Direttore Generale di Promos Italia, e Domenico Mauriello, Segretario Generale di Assocamerestero, l’associazione tra le quasi 100 camere di commercio italiane nel mondo. Seguirà una tavola rotonda con Claudio Leporati, Direttore marketing del Consorzio del  Prosciutto di Parma, Giovanni Pellerito, CEO della società americana Gp Communications North America Inc. di New York, Rita Santaniello, Avvocato e partner di Rödl & Partner (una grande società di consulenza legale internazionale) e Alessandro Terzulli, Chief Economist della Sace.
 
Per iscriversi all’evento digitale (partecipazione gratuita) basta compilare il form on-line raggiungibile a questo link
 
A far esplodere il falso è stata paradossalmente – in particolare negli ultimi dieci anni - la “fame” di Italia all’estero, con la proliferazione di imitazioni low cost, ma anche le guerre commerciali scaturite dalle tensioni politiche, con un vero boom nella produzione locale del cibo Made in Italy taroccato, dal salame Italia alla mozzarella “Casa Italia”, dall’insalata “Buona Italia” alla Robiola, ma anche la mortadella Milano, Parmesan o burrata.  Un’industria del falso sempre più fiorente che ha i suoi centri principali nei paesi avanzati, a partire dall’Australia al Sud america, dal Canada agli Stati Uniti dove una spinta importante è venuta dai dazi punitivi nei confronti dei formaggi e dei salumi italiani che hanno favorito le “brutte copie” locali.
Mai così tanto cibo e vino italiano sono stati consumati sulle tavole mondiali. Ma non tutto realmente italiano, anzi.
Qualcosa è però cambiato – e se ne parlerà, tra l’altro, all’evento con il Decreto legge n.34 a tutela del Made in Italy. In particolare, il decreto all’art. 32 prevede per i consorzi nazionali un’agevolazione pari al 50% delle spese sostenute per la tutela legale dei prodotti colpiti dall’Italian Sounding. Con il Decreto Crescita viene introdotta una forma di tutela ad hoc, che va non solo a rafforzare la protezione fornita a livello europeo, ma che assicura anche ai prodotti agroalimentari italiani un posto d’onore nel mercato internazionale.

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