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SUSTAINABILITY & CIRCULAR ECONOMY - COMMUNICATION

È difficile farla semplice (la comunicazione)

Comunicare la sostenibilità in modo efficace e accattivante non è poi così facile, eppure può creare grande empatia con gli stakeholder, anche grazie al digitale. Parola di Amapola, società benefit specializzata proprio su questi temi

18 Novembre 2021

Vincenzo Petraglia
È difficile farla semplice (la comunicazione)

La sostenibilità è la parola più utilizzata (e forse abusata) in questo periodo. Molti si improvvisano esperti della materia, per poi prendere scivoloni di fronte a consumatori sempre più informati e analisti capaci di capire la reale portata delle azioni messe in campo dalle aziende. Eppure essere sostenibili pagherà sempre di più e solo le imprese coerenti con i propri obiettivi virtuosi dichiarati riusciranno a rimanere competitive. Per capire meglio come muoversi per tempo e come comunicare nel modo più adeguato – cosa su cui molte aziende lasciano a desiderare, pur facendo talvolta cose molto virtuose – abbiamo intervistato Sergio Vazzoler, esperto del settore e partner di Amapola, agenzia di comunicazione, da poco diventata società benefit, specializzata in strategie e progetti di comunicazione istituzionale, ambientale e Csr.


Partiamo da un assunto: un’azienda che vuole essere competitiva non può prescindere da un impegno serio in sostenibilità.

La sostenibilità è diventata l’ombelico del mondo. Da ambito secondario quando non trascurato, si è trasformata in un driver di crescita strategico, in un non più marginale vantaggio competitivo. Perché è questa la sostenibilità: non un costo, ma un investimento; non un processo di compliance aziendale ma un’incredibile opportunità. Che, però, va colta.

Le aziende impegnate nella sostenibilità, con progetti talvolta anche molto belli che vanno al di là del semplice greenwashing, comunicano mediamente in modo efficace?

Se la sostenibilità è sempre trend topic, si rischia che la forma prenda il sopravvento sulla sostanza, trasformando la sostenibilità in un’etichetta bella ma inutile. È finito il tempo delle scorciatoie: le persone sono ormai allenate a smascherare il greenwashing. Le aziende che comunicano bene sono in grado di instaurare con i loro stakeholder un dialogo aperto e trasparente. Sono sempre di più, ma ancora una minoranza. Le tante Pmi che inciampano nel greenwashing a causa di una scarsa consapevolezza non vanno, però, mortificate ma accompagnate da un punto di vista culturale.

Voi date una mano proprio in questo...

Il motto di Amapola è “far vivere la sostenibilità”. In quanti leggono davvero un report di sostenibilità? A parte le persone direttamente coinvolte nella sua composizione, poche altre e qualche analista finanziario. In quanti approfondiscono il Codice etico di un’azienda? Forse ancora meno. Spesso, i documenti di reportistica si riducono a testimonianze tecniche e complesse e, di conseguenza, illeggibili. Il nostro lavoro è impedire che succeda questo. Poi, comunicare la sostenibilità di un’impresa non può essere un’attività one shot, a cui ci si dedica una volta l’anno, in concomitanza magari della presentazione del bilancio. La sostenibilità va spiegata, raccontata, nutrita, fatta vivere con costanza e intensità. E pure con un po’ di fantasia su contenuti e strumenti di comunicazione!

Avete un preciso approccio al riguardo...

Ruota intorno a questi concetti: semplice, concreto, condiviso, agile. Siamo semplici perché contenuti chiari e messaggi concisi facilitano la comprensione di tematiche complesse, concreti perché ci basiamo solo su azioni tangibili e misurabili, mettendo al bando il greenwashing. Il nostro metodo è condiviso in quanto poggia su ascolto, trasparenza, dialogo, partecipazione, ed è infine agile, per rendere il percorso di sostenibilità di un’organizzazione facilmente realizzabile, grazie anche alle soluzioni digitali.

Uno dei vostri pilastri è la circular sustainability, cioè?

La sostenibilità non è mai solo il risultato di un’azione definita con un inizio e una fine. Abbiamo sviluppato un modello di consulenza per far emergere le singolarità di ogni cliente. Le soluzioni proposte (assessment, formazione, consulenza strategica, comunicazione e valorizzazione della sostenibilità, affiancamento e stakeholder engagement, rendicontazione strutturata) possono essere un punto di partenza, sviluppo, arrivo: dipende dalla maturità dell’impresa in termini di sostenibilità. Abbiamo messo a punto due nuove proposte: il reporting accessibile, un nuovo modo di intendere la rendicontazione, potenziandone fruibilità e inclusività, e l’assessment socio-ambientale, un modello di analisi preliminare per favorire l’avviamento e la realizzazione delle opere. Vogliamo contribuire al cambiamento della società, con progetti di supporto alle comunità a noi vicine e azioni di sensibilizzazione, per questo siamo da poco diventati società benefit.

www.amapola.it

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